lunedì 1 febbraio 2016

Lo scrittore (90)

Lo scrittore si mise veramente a scrivere, quel lontano giorno della propria adolescenza in cui si rese conto che, per essere proprio sincero, in fondo in fondo, nella più intima sostanza della sua persuasione, egli non avrebbe mai voluto esser nato...



domenica 31 gennaio 2016

Lo scrittore (89)

Per lo scrittore e per il lettore, scrittura e lettura non sono altro che un gioco di specchi continuo, nel quale le rispettive intimità si riflettono a vicenda: ciascuno è convinto di aver strappato all'altro qualche velo del suo pudore, portando alla luce un lembo prezioso di nudità dell'anima; e così lieti entrambi se ne stanno, beandosi del valore incommensurabile del segreto rubato. Senza sapere (o forse solo divertendosi a fingere di non sapere) che nessuno ha rubato nulla a nessuno, ma si sono soltanto compenetrati nella perenne fusione di spirito che intercorre fra le mille generazioni degli umani...



sabato 30 gennaio 2016

Lo scrittore (88)

Lo scrittore si sorprende a scrivere frasi la cui complessità più profonda sfugge anche a lui medesimo; allora ama non comprendersi, in modo da poter offrire la propria follia al lettore-psichiatra, o l'infanzia dei suoi concetti a un lettore-mamma, il quale possa cullare le sue frasi nella rarefatta sintonia di una favola cara ad entrambi. Uno di quei casi, l'avete qui sotto agli occhi, adesso...



venerdì 29 gennaio 2016

Lo scrittore (87)

Lo scrittore abita la scrittura perché solo lì può trovare lo stato del perenne innamoramento; nel villaggio delle parole è sempre sabato; la pancia della narrazione frulla ogni minuto di farfalle svolazzanti in gioiose schiere "pluritonali"; il batticuore incalza mozzando il ritmo del fiato, come i martelletti di una macchina per scrivere; e il sangue pulsa senza sosta come un tamburo "olandese" impazzito (interessando anatomicamente giusto le zone del paese dei polder)...



Le muse di Kika van per pensieri: favole e moda - Biancaneve


Le incursione modaiole di Kika nel mondo delle immagini hanno ultimamente imboccato il sentiero delle favole. Anche la presente mia rubrichetta incrociata si accoda dunque al tema, spostando l’attenzione sulla fiabesca dimensione così adorata da grandi e piccini (va beh, si fa per dire…in realtà certe fiabe son molto più tremende dei film di Dario Argento, altro che balle…).

Kika ha scelto stavolta la favola di Biancaneve, nell’interpretazione di una giovane illustratrice: Sophie Lebot. Come di fronte a ogni immagine, possiamo divertirci a fare alcune considerazioni generiche a ruota libera, su questa suggestiva versione della celeberrima “mangiamele”.

A prima vista, il modo in cui il personaggio è rappresentato, più che impressioni varie, mi ha suggerito due nomi, di per stessi già garanzia di piccoli universi di impressioni: Tim Burton e Raymond Peynet. La figura non si preoccupa chiaramente della deformazione anatomica, anzi la sfrutta per caratterizzarsi. Dal mondo di Tim Burton, pesca una certa inquietudine e bizzarria di fondo (gli uccellacci neri lassù in cielo aiutano a completare l’atmosfera, anticipando cosa succederà dopo il morso alla mela). Dalle scene di Peynet (autore dei famosi “innamorati”), prende a prestito un modo dolce di raffigurare, con quella manina tenera, nel reggere una mela evidentemente troppo spropositata per la bocca minima destinata al fatale morso.

D’altra parte, il punto focale di tutta la scena è incentrato sul viso, a sua volta costruito per mettere in evidenza la bocca. Sempre molto “Tim-Burtonianamente”, fra la testa e il resto del corpo non c’è proporzione (ricordate con quale capoccione conciò Helena Bonham Carter per il ruolo della Regina Rossa in “Alice in wonderland”). Tutti gli elementi del volto sembrano fatti per convergere visivamente nella boccuccia così piccola, ma paradossalmente preposta a scatenare così grandi stravolgimenti del destino.

Nell’insieme, il pregio di tutta l’immagine a mio avviso sta nel senso di sospensione trasmesso: la mela è a un soffio dal finire fra le piccole labbra, il braccio sottile sembra spingerla già verso l’alto, mentre lo sguardo, rivolto allo spettatore, contiene un misto di dubbio e fatalità, con un risultato non poco fascinoso. 

L’«artificio scenico» del gesto sospeso è vecchio come il mondo, ma garantisce sempre un effetto emotivo efficace. Al proposito, mi sovvengono tre esempi celebri nella storia dell’arte, ma se ne potrebbero fare a bizzeffe. Uno: la formella per il battistero di Firenze di Lorenzo Ghiberti (1378-1455), recante l’episodio del sacrificio di Isacco, con Abramo colto nell’atto di calare il colpo letale sul figlio, frenato dall’intervento provvidenziale dell’angelo del Signore; due: il maestoso “Martirio di San Pietro” dipinto dal Caravaggio nel 1601; tre: la coeva “Conversione di San Paolo”, sempre del Caravaggio.



Per il gioco delle somiglianze, ho trovato tre possibili volti.

Ecco il primo:


Si tratta dell’attrice americana Lucy Liu.

Il secondo volto invece ci riporta in patria:


Questa, altri non è che l’inconfondibile Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo.

E infine, col terzo volto, rimaniamo sempre in Italia:


Abbiamo ancora una cantante, Anna Hoxha, che conoscerete tutti meglio senza le due “h”, dismesse per motivi artistici, quando iniziò la carriera, facendosi da allora chiamare semplicemente Anna Oxa.

Si conclude qui questa puntata favolistica delle “Muse di Kika viandanti per pensieri”. Se volete vedere adesso con quali strabilianti sorprese si può rimodellare il look della tenebrosa Biancaneve di Sophie Lebot, non vi resta altro da fare che balzare nel blog di Kika e godervi le sempre interessanti invenzioni della nostra maghetta modaiola preferita.

giovedì 28 gennaio 2016

"Ma nudo mondo!!!"




Viva il nudo
Vivo nudo
Vedo nudo
Vado nudo
Vieni nuda?
Nudi al vento 
Nudi in venti 
Nato nudo
Nudo noto
Tutti nudi
Nude tutte
Nudi e sodi
Nudi nuovi
Chiappe, tette
Patate, piselli
Mostrarli si può
i guai non son quelli!
Il re è nudo...
e speriamo pure la regina!

Lo scrittore (86)

Lo scrittore, quando armonizza parole, si immerge in una dimensione sacrale: indossa la solenne tunica dell'ufficialità del dire e proclama stando in cima al podio della significazione; se poi vuole virare verso rotte più romanzesche, basta che sollevi un lembo della sua veste di officiante, mostrando sotto, poco più di un paio di mutande sdrucite, o il calzino dall'elastico allentato, giocosamente molle alla caviglia...