mercoledì 28 novembre 2018

martedì 27 novembre 2018

Errare suinum ovest


Cirri su Rocca
Roridi di rosa
In riverberi rari
D’un pre-dicembrino
miraggio
Stratificato a gradi
Con brilli e con trilli
Su lembi di nembi
Rallegranti sino ai lombi
Trasparenze cerulee
Affettate in tinta suina
Solidale di festosa eco
Nello strascico
D’orgoglio paesano
D’un luogo
Agli occhi spesso in salita
Ma a guardarlo
Talvolta
Con cuore e sorpresa
Ti stupisce improvviso
D’una luce in discesa


lunedì 26 novembre 2018

Sì


Masters in the shadow



[Piccolo omaggio al “Gusto Puro della Chiacchiera Inutile Fatta in Piazza”, una dimensione del vivere che dovrebbe essere tutelata dall'UNESCO come valore assoluto del patrimonio culturale immateriale dell'umanità]

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I “maestri nell’ombra” sono fini dicitori, eleganti abitatori della parola, soprattutto quella dialettale.

Con loro puoi trascorrere intere mezze mattinate o pomeriggi in piazza, visitando i territori della libera chiacchiera indirizzata al puro “non so dove” argomentativo, e ritrovarti di colpo calato nel paesaggio della più preziosa inutilità colloquiale.

Sanno ospitarti nei locali confortevoli del loro “dire”, gradevole e ricco di spunti di fantasia, mentre tutt’intorno viene sera (o mezzogiorno), che il tempo sembrava quasi essersi messo in sospeso per propria spontanea volontà.

Lo sconfinamento oltre i confini del regno del surreale è spesso la naturale conseguenza di questo vagabondaggio fra le parole.

Un “maestro nell’ombra” può ad un tratto venirsene fuori con questo improvviso lampo di verità non comprovata, ma empiricamente esperita:

“…Da quànda am sŏŋ vià a mangià màl, li vùlti ch’a mangi ben, a stàgh màl….” (“…Da quando mi sono abituato a mangiar male, le volte che mangio bene, sto male…”).

E a te non resta altro che prendere atto della micro-semi-genialità inversa a cui sei appena stato messo di fronte.

Poi l’occhio cade su un cartello curioso, molto importante nella sua funzione di tutela della sicurezza…ma il “rullo schiaccia-senso” della sfrenata e giocosa idiozia “paroliera” è ormai avviato e non si può fermare.

Allora, nella bacata e demenziale immaginazione “chiacchieratoria” in cui si è pienamente calati fino ai verbi e agli aggettivi, quel cartello si tramuta nell’invito a considerare l'eventualità di recarsi in una non meglio specificata località detta “FUGA”.

Al che domando: “…Maestro…sìt sicür che ind’l’ültma parola, i’àbian mia sbaglià ‘na létra?...” (“…Maestro…sei sicuro che nell'ultima parola, non abbiano sbagliato una lettera?...).

“…Partròp a sŏŋ sicür…” è l’inevitabile risposta “…se no in piàsa agh sarés metà ad la gént…” (“…Purtroppo sono sicuro, se no in piazza ci sarebbe metà della gente…”).

E così alla fine, mentre un paio di mezz’orette sono passate, inghiottite dalla piacevolezza del non tempo assoluto, è giunto il momento di darsi l’arrivederci al prossimo a-risentirci:

“…Maestro, at salöt…” (“…Maestro, ti saluto…”)

“…Ciao, at salöt ànca me…” mi fa a sua volta, “…e ricorda una cosa: sono sempre i peggiori che se ne restano…”.

venerdì 23 novembre 2018

giovedì 22 novembre 2018

mercoledì 21 novembre 2018