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martedì 2 settembre 2008

Se il barbone sale in cattedra

(Foto di Gillipixel)

Ho assistito a questa scena nel cuore della città dove lavoro. Camminavo per una via centrale, molto centrale, forse la più importante di tutte per quanto riguarda diversi aspetti modaioli e d’immagine. La strada dello “struscio” per intenderci, un posto dove la puzza sotto il naso di certi individui, a certe ore di certi giorni della settimana, è talmente forte che non solo la si potrebbe annusare, ma anche vedere come una cosa viva e personificata che passeggia anch’essa rimirandosi le scarpe firmate attraverso le lenti dei propri occhiali controfirmati.

Proprio a metà della strada, c’è questo ometto in bici. Ha posato per un attimo un piede a terra, vicino ad un alto bidone dell’immondizia, un braccio ben addentro ad una delle due ampie bocche ingurgitanti del barilotto. Il percorso dei materiali attraverso le fauci “rifiutivore”, lui aveva deciso che per questa volta doveva prendere la direzione contraria all’usuale. Il bello è che faceva le cose proprio con calma. Nel suo rovistare, anche se celata là sotto, si intuiva la mano impegnata in una cernita accorta e ponderata, proprio come si fa davanti allo scaffale del supermercato, dove si ha agio di valutare misura, peso, dimensione e consistenza di svariate merci.

Ecco, tutta la sequenza dell’immagine è suonata davanti ai miei occhi come una stonatura sublime. Quel gesto, compiuto con quello “stile”, proprio in quel posto, aveva un qualcosa di terribilmente edificante.

Per contrasto, mi sono ricordato del fastidio provato tante volte l’inverno scorso in quella stessa strada nel vedere certi negozi con le vetrate scorrevoli d’entrata costantemente spalancate, mentre fuori c’erano solo pochi gradi. Un vero e proprio insulso inno allo spreco, celebrato nel nome di chissà quale ultima geniale trovata pubblicitaria. Un’assurda pretesa di invogliare il cliente ad entrare in un posto in cui sa già che compresa nel prezzo dei vestiti acquistati, una quota dei soldi sborsati l’avrà sbattuta al vento per riscaldare l’aria della strada.

giovedì 17 luglio 2008

Pasquale!!!…ovvero: «Chissà questi stupidi dove vogliono arrivare?»


Come si dice, ridiamo per non piangere.

In una bellissima gag presentata da Totò nel 1966 a Studio Uno, il grande poeta della risata racconta alla sua storica spalla Mario Castellani di aver incontrato uno sconosciuto grande e grosso, che apostrofandolo ripetutamente col nome di Pasquale, lo ha rimpinzato a più riprese di mazzate. Piccola digressione, a sottolineare la bravura di attore di Totò. Non ho usato a caso il termine “rimpinzare”: il principe De Curtis racconta infatti l’episodio con un fare ed espressioni tali, che quasi sembra renderci partecipi di una pantagruelica scorpacciata di piatti succulenti, anziché di una sonora spazzolata di botte.

La cosa buffa è che, nel suo resoconto, ad ogni nuova scarica di legnate Totò reagisce con altrettante sonore risate spiattellate in faccia all’ignoto energumeno, sottolineate dal più sincero moto di incredulità: «Chissà questo stupido dove vuole arrivare?»

Al che, alla fine, Mario Castellani non può esimersi dal chiedere, stupito: «Ma come, non hai reagito? Sei stato lì a prenderle?». Con cristallina paradossalità, spiega Totò: «Ecché mmmé frega aaa mmmé? Mica mi chiamo Pasquale, io…».

L’impagabile scenetta, mi torna spesso alla mente in questo periodo, ogni volta che mi fermo al distributore per fare benzina. Sono anni che adotto una strategia di difesa contro il caro carburante che è piuttosto in sintonia con lo spirito della scenetta di Totò. Ad ogni nuovo rifornimento, astuto come un cervo, io metto sempre dentro la stessa cifra di fuel. Trentamila, negli anni di piombo della gloriosa Liretta, e venti carte, in questa epoca verde speranza malpagata in Euro “tromboneschi” (nella duplice accezione di “sopravvalutata sodomia”, derivabile dalla fusione di “trombone” e “trombare”).

La mia ironica misura difensiva ha tuttavia una qualche efficacia finché regge l’illusione. Ma da quando le visite al benzinoforo hanno iniziato ad infittirsi con la frequenza preoccupante alla quale sono aduso ultimamente, allora sì che il mio candido escamotage, anche senza palesarsi in pieno come il “re nudo” degli stratagemmi, tende sempre più a rivelare il proprio culo parecchio scoperto.

Ecco dunque che nell’attimo in cui il benzinaro mi restituisce la chiave e mi ringrazia con fare cortese dopo la chiusura del tappo, quasi mi pare di sentirlo sussurrare: «…Pasquale!!!…», e io ringrazio a mia volta per la gentilezza, e sorrido di gusto, mentre fra me e me risuona familiare l’eco del comico interrogativo partenopeo: «Chissà questi stupidi dove vogliono arrivare?».

Così, cosa dire di più…quasi mi spiego come mai gli italiani ormai non si incazzino più di tanto, di fronte all’aumento vertiginoso del prezzo della benzina, oppure alla notizia di sempre nuove e mirabolanti “sporcherie”, siano esse di origine politica o di altra natura…ecché jjjé frega? Mica si chiamano Pasquale, loro….