giovedì 26 luglio 2018
Emily Dickinson (1858-59)
Ogni tanto, aprendo un libro di poesie, trovi una sorpresa gradita…
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“Emily Dickinson (1858-59)”
Le nostre vite sono svizzere –
così immobili – così fredde –
finché un pomeriggio chissà
le Alpi lasciano aperte le tende
e noi vediamo di là!
L'Italia è dall'altra parte!
Mentre come sentinelle in mezzo –
le Alpi solenni –
le Alpi sirene
eterne si frammettono!
[…Our lives are Swiss –
So still – So Cool –
Till some odd afternoon –
The Alps neglect their Curtains
And we look farther on!
Italy stands the other side!
While like a guard between –
The solemn Alps
The siren Alps
Forever intervene!...]
domenica 27 gennaio 2013
La confraternita dell’etilometro
Distillati d’attimi,
oltre non vorremmo osare.
La durata è sgomento,
il non tempo odora di per sempre.
A mezz’aria nella clessidra
il granello di sabbia
so-
spen-
de
lo spirito
in ammirazione frenante.
E’ gravosa
l’impalpabile discesa,
come di masso
al cui silente tonfo mai s’intende prestar fede.
Vestendo la glabra pelliccia
d’animali tracimanti l’incompiuto,
c’avvinazziamo del vero assenzio
sublimato dalle nostre essenze.
Vattene, tempo, fuori dai peli,
ma non diseredarci
del tuo marchio senza veli.
giovedì 30 giugno 2011
L'irrealtà sognata dal vivo

Dormi mentre io veglio...
Lasciami sognare...
Niente in me è allegria.
Ti voglio per sognarti,
non per amarti.
La tua carne calma
è fredda nel voler mio.
I desideri miei sono fatica.
Nè voglio fra le braccia
il mio sogno del tuo essere.
Dormi, dormi, dormi,
vaga nel tuo sorridere...
Ti sogno così tanto
che il sogno è incanto
e sogno senza sentire.
"Dormi"
Fernando Pessoa - (1924)
domenica 2 gennaio 2011
"Il maledetto compito"

[...] E quando successivamente si parlerà di abolire i compiti delle domeniche, stanerò dal suo angolino quel ragazzino con i capelli alla Bebè e gli mostrerò il giornale: lui leggerà sillabando i titoli "Niente compiti alla domenica" e, guardandomi con grandi occhi rotondi: "Anch'io?" mi domanderà con ansia.
"Tu no, povero Giovannino" gli risponderò. "Per te è troppo tardi. Fino al giorno in cui io vivrò e tu dovrai vivere nel mio vecchio cuore, avrai ogni domenica il tuo compito da fare".
(La nostra fanciullezza non muore, vive perennemente in noi e diventa sempre più viva col passare degli anni. Quando il compasso chiuderà il cerchio, l'ultimo punto è più lontano ma è anche il più vicino perchè coincide con esso).
Il ragazzino mi guarderà coi suoi occhi pieni di angoscia. "Giovannino" gli dirò "torna nel tuo angolino in fondo al mio vecchio cuore. Oggi è domenica, la sera sta cadendo e tu devi fare ancora il compito".
"Il maledetto compito" preciserà perchè ci conosciamo a fondo e ha confidenza in me...»
"Chi sogna nuovi gerani?"
Giovannino Guareschi - 1993
domenica 2 maggio 2010
Carezze fuggevoli
giovedì 4 marzo 2010
martedì 3 febbraio 2009
Giusto per rifarsi la bocca
Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, et l'anno,
et la stagione, e 'l tempo, et l'ora, e 'l punto,
e 'l bel paese, e 'l loco ov'io fui giunto
da' duo begli occhi che legato m'ànno;
et benedetto il primo dolce affanno
ch'i ebbi ad esser con Amor congiunto,
et l'arco, et le saette ond'i' fui punto,
et le piaghe che 'nfin al cor mi vanno.
Benedette le voci tante ch'io
chiamando il nome de mia donna ò sparte,
e i sospiri, et le lagrime, e 'l desio;
et benedette sian tutte le carte
ov'io fama l'acquisto, e 'l pensier mio,
ch'è sol di lei, sì ch'altra non v'à parte.
Francesco Petrarca
mercoledì 22 ottobre 2008
Ceci n’est pas une piPPe
A se stesso
Giacomo Leopardi
Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T'acqueta omai. Dispera
l'ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
e l'infinita vanità del tutto.
Bella
Direte che sembra un discorso da ubriachi. Sì, e allora, del cammello in una grondaia o dell’ombrello e la macchina da cucire, ne vogliamo parlare?
Ad ogni modo, “questa non è una pippa”, e così beccatevi la rubiconda rivisitazione dell’immortale componimento giacominico, rivoltato come un pedalino canzonatorio con il lato più puzzolente girato verso il molesto slittamento temporale.
All’ora legale stessa
Gilli Pixel
Or poserai per qualche mese,
stantia ora legal. Perì
ch'eterna tu ti credesti. Perì. Ben sento,
in noi di vuoto Sviluppo,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per l’inverno. Assai
frangesti i corbelli. Non val cosa nessuna
gli sfasamenti tuoi, né di sospiri è degna
la sveglia. Amaro, dessert e caffè
la vita, altro mai nulla; e pausa pranzo è il mondo.
T'acqueta omai. Fai disperare
le ultime volte. Al gener nostro il fato
non donò che il dormire. Omai disprezzo
te, la finanza creativa, il brutto
poter che, utilitario, a comun levatacce impera,
e l'infinita vanità del Prodotto Interno Lordo.
sabato 18 ottobre 2008
Un giorno che ero pigro...
Oggi sono andato per pensieri, ma la pigrizia non me ne ha lasciato cogliere. Volevo però dire qualcosa lo stesso, e così lascio la parola ad un tale che ne sapeva:
John Keats
E' divorato dalla febbre l'uomo che non sa guardare
I suoi giorni mortali con giusta serenità:
Strazia le pagine tutte del libro della vita,
E il suo nome bello deruba della sua verginità.
E' come se la rosa da sola si cogliesse,
O palpasse la prugna matura la sua eterea lanuggine,
Come se una naiade, credendosi un elfo importuno,
La sua grotta oscurasse di nera fanghiglia.
Ma sul rovo lascia se stessa intatta la rosa,
Che la bacino i venti e se ne cibino le api;
E la sua veste bruna indossa ancora la prugna matura,
Come il lago indisturbato ha il suo spazio di cristallo:
Perchè mai dovrebbe allora l'uomo, cercando favori, porre il mondo in croce
E sciupare così la sua salvezza, solo per un'illusione feroce?










