giovedì 21 luglio 2016

"Un pensiero al giorno" 116 - "Nutria blues - FF SS - Fucking Fortunate Sixteen Summer"

"Un pensiero al giorno"

116 - "Nutria blues - FF SS - Fucking Fortunate Sixteen Summer"

Estate per caso
estate del caso
Estate refrigerata
a merda condizionata

Estate democratica
estate un po' selvatica
E intanto la Turchia
che ti epura anche la zia

Non si era mai bestemmiato
col nome d'un capo di Stato
Democrazia, democrazia,
per piccina che tu sia...
meglio che aver epurata la zia...

Saremo anche poco astuti
ma almeno facciamo la cacca seduti

- Se in unione volete entrare
fate la cortesia di non fumare
- Da noi cavi soldi come in miniera,
fumiamo e pipiamo a ciminiera
- Ops già, è vero, ma che sbadati
fumatevi pure i diritti calpestati!

E in lontananza fa eco la Turchia
ha fatto il purè epurando la zia

Preparo un bel golpe
e poi spando le colpe
Ben più efficace
di quintali di letame
Mezza nottata
e ti smerdo un reame

Volevo andarci con zia in vacanza
meglio di no
me l'epurano a oltranza

Colpe, colpe sparse
con otto mani imbastisco farse

- Ti diamo tempo fino a domani
per riportare i diritti umani
- Golpo e rigolpo,
sto in casa mia
- Ah...allora va beh, ma almeno
lascia in pace la zia


mercoledì 20 luglio 2016

"Un pensiero al giorno" 115 - "La giustezza"

"Un pensiero al giorno"

115 - "La giustezza"

Perché è importante, irrinunciabile, continuare a far studiare nelle scuole il greco, il latino e tutte le materie che potremmo ricondurre alla categoria della conoscenza "non applicata" (includendo anche la filosofia, la letteratura, la storia dell'arte e la matematica nei suoi aspetti più "puri")?

Prendiamo l'esempio di un ragazzino che debba vedersela con la scomposizione in fattori, con i quadrati dei binomi, coi radicali, le equazioni di primo e secondo grado, e così via. Questo giovane sarà chiamato a confrontarsi con la "giustezza" insita nelle cose della realtà. Nulla importa se poi nella vita mai più gli capiterà di risolvere un'espressione algebrica o un problema di geometria. Conta invece che acquisti la consapevolezza di un certo "senso di verità" scaturito dal secolare confronto intellettuale della mente dell'uomo con gli elementi in cui sta immersa la sua esistenza.

L'uomo da sempre sente il richiamo della "bellezza compositiva". Le cose della realtà si dispongono di fronte allo sguardo conoscitivo umano con una certa eleganza formale, a sua volta frutto di una effettività stringente di regole e meccanismi del pensiero, sposati agli equilibri rinvenuti nel mondo.

Linguaggi veri e propri, come il greco e il latino, o linguaggi in senso lato, come la matematica o la geometria, sono il frutto del meglio del confronto di altissimi ingegni, col "materiale" di cui l'esistenza è formata. Considerarle materie accessorie, o addirittura pretendere di accantonarle, equivale a un vero e proprio suicidio culturale.

Non si dà un "saper fare" che non sia preceduto da un "saper pensare". La cosa è talmente evidente e immediata da sfiorare quasi l'estremo della banalità. Eppure sembra crescere sempre più il numero di chi non lo capisce.

Conoscenza pura dunque, per una umanità migliore. E se vi trovate per caso di fronte (com'è quasi automatico) il classico frescone, già lì pronto con la ritrita domanda di rito: "...Ma a che cosa serve?...", sentitevi pure autorizzati a rispondere: "...Va bene...stai calmo, non è successo niente...fra poco è tutto finito...".



martedì 19 luglio 2016

"Un pensiero al giorno"

114 - "Matrioske a senso alternato"

Ognuno vive dentro il suo sé.
Dentro la pelle, i peli, i capelli.
Dentro i vestiti.
Dentro l'aria di una stanza.
Dentro quella stanza stessa.
Dentro l'edificio in cui la stanza sta.
Dentro un rione di case.
Dentro una cerchia di persone.
Dentro una comunità.
Dentro un paese.
Dentro una città.
Dentro un regione.
Dentro una nazione.
Dentro un continente.
Dentro l'atmosfera terrestre.
Dentro la galassia.
Dentro l'universo.

Ma in certi momenti, la distanza fra il ditone del piede e la punta dei capelli, la sentiamo più estesa di quella fra il sé e l'estremità dell'universo. Allora la matrioska "fa inversione di marcia" e si rivolge nella direzione contraria.

Tuttavia si possono avere due condizioni molto diverse. Opposte direi.

In un caso, il sé coincide con l'universo. Ne consegue uno stato di grazia, di pienezza, di completezza, un senso di "nulla rimasto fuori", di immensità commisurata a se stessi. A questa condizione non è tanto facile approdare, e tantomeno permanervi. Serve sviluppare un senso dell'equilibrio straordinario. Diventare un filtro esistenziale che soppesa con estrema saggezza e sensibilità il dentro e il fuori.

Poi c'è l'altro senso del "immatrioskamento" ribaltato. L'immenso è compresso dentro noi, ma lo subiamo. La sua potenza sfugge a ogni nostro controllo. Ci sopraffà, forza i nostri confini. Ci va stretto, nonostante sia tutto l'universo possibile. Di più non se ne può dare, di più non se ne può ottenere. Eppure non riusciamo a prenderci le misure, è continuamente troppo, o troppo poco. Nell'altalena di eccessi, di colpo l'universo in noi si auto-risucchia in una capocchia di spillo. Il vuoto di senso che così si crea equivale a una terribile depressurizzazione spirituale, uno svuotamento istantaneo, per cui il sé ci appare un luogo talmente smisurato, che l'universo dentro ci si perde.

La prima prerogativa pertiene ai grandi mistici; la seconda, "agli artisti maledetti". Nel mezzo, ci stanno le persone comuni, che si arrabattano come possono a giostrare, soppesare, convogliare, moderare, indirizzare, il senso del proprio ordine "matrioskale".


lunedì 18 luglio 2016

"Un pensiero al giorno" 113 - "Cammello top"

"Un pensiero al giorno"

113 - "Cammello top"

Io e le nutrie (credo si sia ormai capito che siamo diventati un'entità sola) veniamo spesso presi nel gorgo consumistico. Questo, per dirla nei termini apocalittico-scherzanti delle nutrie. Tradotto, significa più semplicemente che volevo prendermi un paio di sandali e mi sono recato nell'apposito magazzinone a tema scarpiero.

Questi luoghi di accumulo mercatale offrono sempre lo spunto per buffe riflessioni. Prima cosa, fa impressione trovarsi in una immenso stanzone (grosso come un mezzo campo da calcio) pieno zeppo di tutto lo scarpame immaginabile. Ma ancor più bello è considerare la gente, immaginare cosa pensa, osservare se stessi, immedesimarsi con gli altri, confrontarsi, e così via. Tutti lì con in mente la propria scarpa ideale, modello, colore, sagoma, misura, finiture.

Tutti lì alla ricerca del sacro "scarpaal" in cui infilare il piede. Tutti a scartabellare scatole di scarpe (o meglio, scarpabellare), a soppesare con l'occhio, a tastare con le dita, a valutare persino dall'odor di cuoio o di plasticone. Poi via, si dia inizio alla gran sagra della misurazione. E tutti giù, seduti sulle apposite panche a sfoderare piedi: piccoli, grandi, delicati, sudati, affusolati, quadrateggianti, asciutti, puzzettosi o asettici...si scatena un putiferio di piedi al vento, pronti a tuffarsi immantinente nella calzatura scelta, confidando con gran fede nel responso positivo della calzabilità perfetta.

In conclusione, se ci si pensa, si finisce per mettere il piede dove lo hanno messo decine di altri clienti, e il risultato è questo generale "darsi il cinque" podale che affratella tutti nel nome della confidenza più preterintenzionale possibile. Tra una suggestione filosofico-socio-fisica e l'altra, mi unisco anch'io al rito dell'orgia di piedi e comincio a valutare alcuni tipi di sandaletti.

Al momento della prova, le nutrie mi hanno preso un bel po' per il culo. I lavori di giardinaggio eseguiti in ciabatte nei giorni scorsi, mi avevano lasciato un bel ditone con tanto di unghia non proprio immacolata. Hai voglia a spiegare loro che l'avevo lasciata così nel nome dell'esaltazione della mia fierezza contadina: niente da fare, le nutrie hanno continuato a ghignare per dieci minuti buoni.

Ma ancor più ci si è divertiti a leggere il nome di un modello di sandali, riportato sulla scatola: "cammello top". Con le nutrie si è aperto subito un dibattito, quasi uno "scarpa-forum". "Cammello top" si sarà riferito alla parte alta del sandalo, intendendo che era color cammello? Oppure, era una specificazione sul tipo di cammello a cui s'ispira la tinta? Un "cammello al top", un cammello d'élite, un signor cammello, la creme della nobiltà cammelliera?

Il mistero poi si infittito, notando la dicitura su una variante dello stesso tipo di sandalo: "grigio top". Anche qui, era riferito a un grigio di qualità superiore, a una gamma di grigi privilegiati, o era da intendersi più semplicemente come "grigio topo"? E se quest'ultima era l'opzione giusta, c'era forse parentela tra il topo e il cammello? Era tutti e due esponenti di un'eccellenza faunistica momentaneamente prestata al mondo calzaturiero?

Insomma, alla fine mi sono preso il sandaletto cammello, ma una cosa è certa: ad andare a far spesa con le nutrie, il divertimento è garantito. Pensate che nel ritorno, guidando la macchina, avevo in mente il motivetto della canzone "Basket case", dei Green Day, e mi sono messo a canticchiarlo, mettendo al posto delle parole, le due frasette "cammello top" e "grigio top". E sghignazzavo da solo, mentre le nutrie, sedute sul lato del passeggero, mi davano pugni nei fianchi, sgridandomi: "...e piantala di fare l'asino, che il fieno costa caro...". 

Il che è tutto dire...


domenica 17 luglio 2016

"Un pensiero al giorno" 112 - "Creparietà"

"Un pensiero al giorno"

112 - "Creparietà"

Mi sono innamorato di una crepa.
Occhieggiava dal muro
della vetusta dimora.
Amor precario
di un ardore crepario.
Del precario d'una crepa
nulla si spreca.
Starà lì da cento anni
ma pare un attimo, e poi si schianti.
Gran pezzo di murale faglia
parietale maglia
trina sibillina
grafica fessa d'edile cortina.
Attrito di mattoni
mattonaio di torrioni.
L'intonaco intona un canto
trame di cotto per controfagotto.
Fuga nera nel profondo
da un filo d'ebano nasce lo sfondo.
Nel pomeriggio caldo di pece
l'incantesimo sciolse l'invece.
D'infatuazione muratoria
caddi preda
Neppure un minimale
attrito lì si spreca.





sabato 16 luglio 2016

"Un pensiero al giorno" 111 - "Buio"

"Un pensiero al giorno"

111 - "Buio"

Mente buia.
Buiamente.
Anima buia.
Bui'all'anima.
Buio al cuore.
Occhio buio.
Mano buia.
Buio dei sensi.
Buio di senso.
Buio mozzo.
Buio mezzo.
Buio intero.
Buio marcio.
Buio merce.
Buio marcia.
Buio sorcio.
Buio lercio.
Buio macero.
Buio suocero.
Buio degradabile.
Buio diesel.
Buio al cartoccio.
Buio da asporto.
Buio fast-food.
Buio alla moda.
Luce buia.
Buio buio.
Ego buio.
Cielo buio.
Buio culo.
Vita buia.
Buio d'umano.
Buio imploso.
Dio buio.
Sole buio.
Buio solo.
Buio tutto.


"Un pensiero al giorno" 110 - "Stan Chezza"

"Un pensiero al giorno"

110 - "Stan Chezza"

A un certo punto, ti scende addosso quella stanchezza che non è cattiva, e neanche tanto tangibile. Non è del corpo, ma nemmeno dell'anima, e tantomeno psico-fisica. La sensazione di essere un individuo quasi è svaporata via. Non esiste più stacco fra l'infinito delle essenze tutto intorno, e se stessi. Si diviene elemento fra gli elementi, sostanza indifferenziata in continuità col tessuto cosmico. È un tipo di stanchezza vasta, atavica, totale. Si sta come la navicella nel porto riparato, pronti a salpare per ogni dove, ma non ci sono forze per issare le vele. È come aver fatto cento chilometri a piedi, poi si guarda in giro, e non si è mosso un passo dal punto di partenza. Ma non c'è delusione. È svanito via anche lo stesso concetto di delusione. Scivolato nell'indistinto anche il medesimo meccanismo del concepire concetti. Si sta lì, nell'essenza del proprio essenziale. Cosa fanno la pioggia, il vento, la luna, il sole, una mela, un orso? La pioggia pioggisce, il vento ventola, la luna lunica, il sole sollazza, la mela melica, l'orso orsica. Lo stesso capita con questo tipo di stanchezza: non lascia altra scelta che continuare a sussistere in sé, pur nella cancellazione di sé. È una stanchezza che spaventa, ma solo quando non si conosce. Quando diviene familiare, si accetta come condizione inaggirabile. Essa è, e noi siamo lei. La non-senzienza, la non-desideranza, la non-volenza. Si può solo dimorarci in consustanziale stato. Prima o poi diventerà qualcos'altro.