venerdì 11 maggio 2018

Oasi zero


A furia di incappare in sequele di zero, di immergermi in zero, di mescolarmi a zero, di sbattere contro zero, di ingurgitare zero, di sputare zero, di sudare zero, di annusare zero, di puzzare di zero, di profumare allo zero, di toccare zero, di parlare con zero, di ascoltare zero, di subire zero, di battagliare con zero, di bestemmiare lo zero, di vincere su zero, di perdere da zero, di fondermi con zero, di discutere di zero con zero, di scoreggiare nuvolette di zero, di sbaragliare eserciti a zero, di metaforizzare gli zero, di oscillare in equilibrio su zero, di salmodiare lo zero, di preterintenzionare zero, di fraintendere zero, di surrogare con zero…

…Mi sono messo con l’animo dispiegato “a per” (a X), e mi è sembrato di intuire che l’unico modo di avere a che fare con zero, sia porsi in moltiplicazione con lui, per risultare di matematica conseguenza sovrapposti a, intercambiabili con, e circonfusi di lui.

(Me X 0) = 0…

“…io x zero, sono uguale a zero…”: è tutto ciò che occorre sapere.

Lo zero che non è il nulla, ma l'abbacinante orizzonte lungo il quale confinano l'essere e l’esistere, facendosi vicendevole scambio di luce e ombra. Il territorio dove solo possono trovare un senso condiviso, l’anelito a scomparire e la pervicacia nel persistere.

Vi sembra illogico tutto questo? Com'è allora che mettendovi a fianco uno, due, tre, quattro, cinque, sei zeri, da uno che eravate, diventate dieci, cento, mille, diecimila, centomila, un milione?

giovedì 10 maggio 2018

Little Snerd


La faccina che meglio coglie la mia essenza, credo sia quella del mini-occhialuto, dentone, rimbambino svagato. Battezzerei questa piccola icona che sento come mio alter-ego (e a tratti anche Walter), con un nomignolo etimologicamente agganciato alla locuzione americana “nerd”.

Il mio corrispettivo fra le faccine lo chiamerei dunque Snerdolino.

Quando incontri uno Snerdolino, se gli chiedi come va, si mette a parlarti dei libri che sta leggendo. Non ne legge mai uno soltanto, ma più insieme. Lo Snerdolino può venirsene fuori con una citazione di Cartesio, o Pitagora, o Mario Marenco, mentre si parla del tempo. Lo Snerdolino canticchia fra sé tutto il giorno, cosa che non è esente dal ripercuotersi sull’aspetto un po' stordito del suo sorriso.

Il sorriso dello Snerdolino non è tassativamente dotato in senso fisico di quel dentone “rintronatore”, ma il medesimo spicca senza meno sotto le labbra come propensione spirituale naturale del soggetto in questione.

Anche l’occhio semichiuso fa parte irrinunciabile del corredo psicosomatico del nostro: un po' perché lo Snerdolino vive perennemente sperso in un mondo suo, un po' perché a dispetto delle gran letture a raffica, rimane pur sempre lievemente (e fieramente) tontarello.

Lo Snerdolino infatti, invece di capire al volo, tende piuttosto a capire a piedi.

Non a caso prima, per delineare la figura dello Snerdolino, s'è accennato al suo essere anche “rimbambino”. Lui ci prova, ci ha provato e ci proverà a diventare grande. Ma dentro di sé, contro le vili pareti del suo involucro corporale ormai da tempo villico e villoso,  gli rimbalza sempre un’eco imberbe di fanciullaggine intonsa e non uniformabile a qualsivoglia determinazione temporale definita e depilata.

Lo Snerdolino, a volte si fa davvero fatica a capirlo. Egli stesso è assai contento della cosa, perché da primo ignorante di sé, si consola in questo modo con l’essere in buona e ampia compagnia.

mercoledì 9 maggio 2018

A passi neutri


Deludiamo talvolta le persone, e gli altri da parte loro, in altri casi, deludono noi. È forse una delle consapevolezze più dolorose, utili e fondamentali da acquisire nel crescere. Si tratta di infrangere l’illusione giovanile, che tanto ci infervorava, del bianco e nero recisamente distinti, del bene e del male separati per comparti stagni.

La manchevolezza inevitabile che fa capolino prima o poi nel nostro essere e nel nostro agire, e in quelli degli altri, può dunque finire per assumere risvolti di nobiltà d’animo importanti. E la fallacia, la difettosità, considerate in superficie come componenti da allontanare, si rivelano invece fondanti nella faticosa edificazione di un particolarissimo “umanesimo della compassione”.

Come potrò fare bene, se fin dalla partenza non terrò in mente con gran chiarezza di essere soggetto a incappare facilmente nell'errore, nello sbaglio, nel comportamento inadatto?

In questa piccola rivoluzione copernicana dello spirito, la delusione non avrà allora più il sapore greve dell’inevitabile amarezza, ma assumerà i tratti aromatici di un balsamo lenitivo, che meglio ci riconcilia coi misteri ineluttabili della finitezza e della precarietà.

martedì 8 maggio 2018

Se cinque stelle paion troppe


Il pigro puro non gradisce la gravità, intesa come “forza di”. Già portarsi in giro il proprio corpo tutto il giorno, pesa. È faticoso. Figuriamoci poi se ci si aggiungono, come normalmente capita, spostamenti di cose, sollevamenti di oggetti, sforzi per fare questo, movimenti per fare quello.

Siccome ormai anche sperare in uno straccio di governo è come chiedere la luna, utopia per utopia, è proprio questa che il pigro puro si accinge a reclamare: la luna. Più precisamente, la gravità lunare. I pigri puri voteranno la forza politica che sarà capace di cambiare la forza gravitazionale attualmente in vigore, con una equipollente a quella del nostro satellite.

Ma quale legge elettorale! Noi si tifa per la legge gravitazionale. Preparatevi a tirare verso il basso per circa un settimo del vostro peso attuale, perché l’ascesa al governo del movimento “Una Luna” (molto più realistico del pretenzioso Cinque Stelle) comporterà il parallelo “in-smilzimento” di tutti i vostri chilogrammi.

Una passeggiata o una corsetta diventeranno davvero un piacere come si deve, e la locuzione “vado a farmi due passi” assumerà proporzioni degne di nota, dato che un piede messo davanti all’altro frutterà una decina di metri per volta.

Si potrà dormire su materassi di cemento o granito, perché non se ne percepirà la durezza, con accessorio guadagno per l'umanità di veder estinta la perniciosa specie degli artigiani della qualità.

Ne guadagnerà poi notevolmente la pratica erotica, con la ridda di nuove posizioni aggiuntive che la quasi assenza di peso insegnerà (non mi dilungo nemmeno in dettagli che già ciascuno starà già precorrendo con la fantasia: parti pendule che levitano, piroette e avvinghiamenti in aria, contatti rarefatti, potenziali ondeggiamenti innovativi, e così via “seleniticamente kamasutrizzando”).

Posa il peso, dunque, e passa il passo: da ora in poi con il movimento “Una Luna” puoi!

venerdì 4 maggio 2018

Membro gold e i gentil manigold



Giusto or ora per via di mail ho saputo
D’essere un MEMBRO SELEZIONATO

Presto ora urge immantinente informare
La più allargata platea femminile
In modo da potermi così poi ritrovare
Donne all'uscio in fervide file

Che bene si sa, son sdegnose e marpione
Ma poi ti soppesano la proporzione

Ve lo confesso or la cosa m’intrip
Di dare sfoggio al mio membro VIP

Tutte che dicono: io gli guardo le mani
Però dopo sfuggono gran sorrisoni
Per come periscoppiano i pantaloni

Sia il benvenuto allora un membro dorato
Che da ogni fanciulla verrà lusingato

Temo alla fin di apparire cafone
Eppur lo confermano rima e intuizione
Meno che men si sfugge qui alla tradizione
Per il membro gold serve sempre un gold…

In carne e grammatica

Trascorro non visto nel mondo
Frullo lieve di mezzo secondo

Chi mi guarda può passarmi attraverso
Ogni dove, del mio, s'è disperso

La mia ombra gli arriva in ritardo
La persona, nell’abito e lo sguardo

Sprechi il tempo a non volermi vedere
È una roba che nessuno ha in potere

Sogno d’aria, di vento e parole
Scritte nuove di luce sul sole

Di me sempre soltanto è importata
Quella parte che emerge inchiostrata
I muscoli negli avverbi, la pancia coniugata
Le ossa son proverbi, la pelle una nottata

Dove passo di stucco ci rimani
Restano solo di frasi i profumi

Poi nel cielo s'addensa di virgole
Piovon motti, paradossi e un’iperbole

Qui e adesso non peso che un etto
Se l'essenziale è invisibile all'occhio

Piccolo Principe, te l'avevo mai detto
Che mi stai blandamente sul cacchio?

giovedì 3 maggio 2018

Filastrocca lumachina


Chiocciola d’ambra, salita di luce
La scala che porta ad esser felice
Giammai bell’e pronta gradino per gradino
Se prima non fai una ricerca in giardino
E solo quando trovi l’inquilino traslocato
Puoi prendere alloggio con fare trasognato