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martedì 2 aprile 2013

I sapientoni a cul in aria



Riprendo una rubrichetta folle, inaugurata tempo fa, ma poi non più coltivata come si deve. L'avevo intitolata “La notizia che avreste voluto leggere”. In essa s'inventano falsi articoli di giornale, contenenti avvenimenti mai successi, ma presumibilmente molto auspicati dal “comune senso del possibile”. Sentite un po' cosa “non” è successo alcuni giorni fa...


- I sapientoni a cul in aria -
Clamoroso alla trasmissione “Master chef Italia”

Insospettabile e mite casalinga vendica l'onore dell'umanità intera

Finalmente anche la casalinga di Voghera ha avuto i suoi cinque minuti di gloria. L'epocale rivalsa si è concretizzata nel corso delle registrazioni della nota trasmissione tv “Master chef Italia”. Protagonista dell'eroico gesto, uno scricciolo di donna che si era presentata al concorso culinario con l'animo colmo di speranze e di passione per l'arte dell'elaborar pietanze.

Giuseppina Fragilini, questo il nome della aspirante chef, non supera il metro e cinquantacinque di statura, per poco più di 44 chilogrammi di timidezza, ma s'è trasformata in un vero e proprio piccolo concentrato di forza e  vendetta, nei pochi attimi della sua esaltante e fulgida ribellione. I fatti si sono svolti nei giorni scorsi, ma solo ora la notizia è trapelata, perché la puntata contenente l'episodio in questione viene momentaneamente tenuta segreta, anche se sta già montando l'acclamazione popolare ad esigerne a gran voce la divulgazione in prima serata a reti unificate sui principali canali nazionali.

Giuseppina era giunta alla sua quarta comparizione di fronte ad uno dei vari, severi e spietati, giudici sbeffeggiatori. Com'è noto, il clou del programma è incentrato esattamente intorno all'umiliazione pura inferta ad inermi esseri umani. La preparazione dei cibi e la passione per la cucina, alla fine risultano essere soltanto un mero pretesto. A nessuno frega niente di ricette e ingredienti, l'obiettivo primario è prendere delle persone comuni e farle sentire, per dirla con aulica citazione fantozziana, delle vere e proprie “merdacce”. Nessun tipo di insulto ed angheria verbale vengono risparmiati ai poveri sventurati aspiranti cuochi: dalla subdola ed avvilente ironia, ai riferimenti più personali e privati.

Ma questa volta, ad uno degli incauti giudici, male, molto male, gliene incolse. Ritrovatosi sotto le telecamere per l'ennesima sequela di insulti da scatenare in faccia all'inerme Giuseppina, credeva di poterla mortificare all'inverosimile ancora e ancora, a suo completo piacimento. Non aveva fatto i conti però con l'orgoglio e la forza femminili custoditi nell'animo di questa nuova eroina popolare. La graziosa concorrente presentava stavolta una delicata mousse di verdure, guarnita con tanto di gradevole decorazione perfettamente in tema. Non ha quasi fatto in tempo a posare la sua ciotolina sul tavolo, che subito è partita la gragnuola di offese da parte del cerbero giudicante. Dopo tre minuti ininterrotti di frasi mortificanti inghiottite insieme alle lacrime e una tempesta di contumelie irripetibili (fra le quali, la più clemente che possiamo riportare  è: «...la schifezza che hai preparato si presenta come una scodella di vomito di cane...»), l'orgoglio fragile di Giuseppina s'è tramutato in uragano.

Da una tasca nascosta del grembiule che indossava, con una sicurezza di movenze che i fortunati testimoni di quegli indimenticabili attimi hanno poi definito come un “gesto di rara bellezza atletica”, Giuseppina ha estratto un piccolo ma solidissimo “tortore” in gomma con l'anima di piombo, e senza interrompere per una sola frazione di secondo la fulmineità del suo agire, ha assestato una tremenda mazzata al volto del blaterante insultatore.

Sempre i medesimi privilegiati ai quali è toccato in sorte di presenziare allo storico evento, hanno avuto a descrivere il micidiale colpo come una “vigorosa randellata d'altri tempi”. «...Frata-crack...»: è così che pare abbia risuonato per tutto lo studio televisivo, ancora a detta degli astanti, la tremenda botta inferta da Giuseppina sulla mandibola dell'incauto sapientone culinario. Dalle prime indiscrezioni trapelate, si dice che la nobile “ganascia sputa sentenze” si sia fratturata in due diversi punti, il che obbligherà “l'ingiusto giustiziere ora giustamente giustiziato” a nutrirsi con la cannuccia almeno per i prossimi tre mesi.

Il gesto di ribellione dell'eroica Giuseppina non è poi rimasto isolato. Il liberatorio tonfo del «...frata-crack...», risuonando per tutto lo studio di registrazione come un inequivocabile grido di battaglia, ha coalizzato infatti tutti gli altri concorrenti in una generale insurrezione. Catturato al completo e trattenuto in ostaggio per molte ore, lo staff dei giudici è stato costretto ad ingollare fondine e fondine di riso stracotto e scondito, con contorno di pane secco inzuppato in sciacquatura di piatti. A stento i malcapitati sono stati sottratti dalle grinfie dei vendicatori, grazie all'intervento provvidenziale dei poliziotti, i quali a loro volta, solo per zelo professionale, si sono trattenuti dall'assestare una qualche manganellata agli scornacchiati giudici ex sentenzianti.

Riportiamo infine un aggiornamento dell'ultima ora: per acclamazione popolare, la benemerita Giuseppina Fragilini è stata segnalata come degna di essere insignita della onorificenza di Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana.

lunedì 9 luglio 2012

La notizia che avreste voluto leggere: “Nemesi meteorologica”




Oggi inauguro una piccola nuova rubrica: “La notizia che avreste voluto leggere”. Di volta in volta, creerò uno pseudo-articolo di giornale rigorosamente falso, con tanto di titolo, sottotitolo e svolgimento del tutto fasulli, che raccontano un fatto mai avvenuto, ma che a mio avviso in molti avrebbero tanto sperato si verificasse.

Non so se come rubrica avrà un seguito, ma intanto per oggi comincia con un clamoroso scoop.

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- Nemesi meteorologica - 
Per un pelo Caronte non scivola dal traghetto

Sfuggiti per miracolo al linciaggio i petulanti nipotini di Caronte e Minosse

Se la sono vista brutta, nel primo pomeriggio di alcuni giorni fa, gli ideatori dei mitologici nomignoli affibbiati da inizio estate ai vari anticicloni africani. Si tratta di due oscuri tecnici di un’agenzia di previsioni meteorologiche. Per salvaguardarne ulteriormente l’incolumità, non riveleremo l’identità dei due tecnici, né il luogo in cui si sono svolti i fatti (una grande città del centro-nord). A stanare i fantasiosi meteo-dicitori, sono stati alcuni operai, intenti ad effettuare lavori di rifacimento di un tratto della linea del gas che corre proprio sotto il marciapiede prospiciente l’edificio in cui l’agenzia meteorologica ha sede.

Erano da poco passate le tredici e trenta. La canicola imperversava senza pietà e gli operai avevano appena ripreso il loro turno pomeridiano, armeggiando in un bagno di sudore nella profonda buca scavata per raggiungere un raccordo nodale delle tubature. All’improvviso, dalle finestre al piano terra dell’istituto di previsioni, lasciate incautamente aperte, si è cominciato ad udire uno strano e concitato scambio di battute: «…Conte Ugolino…», «…No! Farinata degli Uberti…», «…ma no, allora è meglio Pape Satan!...», «…eh sì, ma così “Aleppe” rimane fuori: “Aleppe” dove lo mettiamo allora?!?!?!...».

Incuriosito, uno degli operai, dopo aver posato un attimo il piccone, si è issato leggermente verso il davanzale sospetto, poggiando un piede sul rilievo di una modanatura dell’edificio, sino ad affacciarsi di nascosto sulla stanza da cui provenivano le voci. Ha potuto così osservare distintamente la sconfortante scena: brandendo in mano ciascuno una copia della Divina commedia, i due impiegati dell’istituto stavano tirando a fine orario di lavoro, cercando di escogitare nuovi molesti soprannomi letterari con i quali battezzare le prossime ondate di calore estivo, previste nelle prossime settimane in arrivo sulla penisola.

Il caso ha voluto che l’operaio non fosse completamente digiuno di nozioni dantesche. Per lui sono state così sufficienti un paio di occhiate ed alcune altre frasi ancora, per capire il “misfatto” che si stava compiendo nell’ufficio. Avvisati immediatamente gli altri quattro colleghi, l’operaio ha avuto modo di contagiare anche questi ultimi con una impellente dotazione di “testicoli di bragia”.

La squadra di manutenzione gas al completo a quel punto si è appostata vicino al portone dello stabile, in attesa dell’uscita dei due mattacchioni pronipoti del colonnello Bernacca. Quando questi si sono affacciati sulla soglia, per gli accaldati lavoratori, passare dagli insulti all’inseguimento è stato un attimo. Brandendo picconi e badili, hanno incalzato i malcapitati meteorologi per diverse centinaia di metri, levando al cielo grida sconnesse, delle quali, facendo riferimento a quanto riportato da diversi testimoni, siamo in grado di riferire solo alcuni spezzoni: «…Caronte ‘n par de…», «…Ma va in mona: tì, Minòse e’l tò anticiclón de l’ostrega!…», «…Scipione u’ fetuso, no l’Affricano, minchia!!!…» e simili invettive dialettalmente variegate, dettaglio questo che la dice lunga sulle proporzioni interregionali del fastidio percepito riguardo a questa moda burlona di sottolineare l’afa estiva.

Per fortuna dei due impiegati del meteo, il potenziale linciaggio è stato smorzato praticamente sul nascere da una squadra di vigili urbani che si trovava a pattugliare la zona. Nelle fasi più concitate del parapiglia, mentre si abbassava d’istinto per evitare l’impatto con un badile scagliato a mezz’aria da un componente particolarmente furente della turba operaia, ad uno dei beffardi chiosatori climatici è scivolato di tasca un fogliettino con annotata una lunga lista di soprannomi meteo che spaziavano con ancor minore ritegno nel puro repertorio “para-favolistico” psichedelico: Ventolo, Eolo, Nuvolo, Ghiàcciolo, Foscolo, Nebbiolo, Frescone, e così via. I due sciagurati meditavano di ammorbare l’Italia intera ancora per mesi, sfornando un nuovo nomignolo ad ogni soffio di vento o mutar di nuvola, rimarcando senza scrupolo estetico alcuno lo scorrere completo di tutte e quattro le stagioni: l’abbiamo scampata bella.

Il gruppo di operai ha invece potuto far ritorno ai propri scavi, mentre il loro passaggio veniva coronato da due ali plaudenti di folla.