Rigenerati ciclici a rotazione periodica ripetitiva e miticamente cadenzata nei suffissi diagonali che lambiscono le temporalità umane zigzaganti fra il non fare e l’aspettareSe penso che sono dovuti passare 38 anni perché mi accorgessi di questa canzone sublime, da una parte provo un po’ di delusione, per essere stato sordo sino a questo punto e per le infinite occasioni perse di poterla godere in età precedenti.
Per altri aspetti invece, non posso che provare gioia.
Gioia, nel constatare ancora una volta come l’essenza della vita sia costituita fondamentalmente di stupore inatteso. Gioia, nel pensare che, anche se ora non me le aspetto con precisione, né le conosco ancora, tante altre rivelazioni simili attendono di scaturire dal magma del domani.
Persone nuove da scoprire e da avere per amiche, altri libri in cui immergersi, altri sorrisi di donna nei quali annegare lo sguardo, altri film meravigliosi, altri scritti da inseguire, nuove idee dalle quali sentirsi avvolti ed avvinghiati sino all’ultimo neurone, sino al più intimo sospiro d’incanto.
Per oggi questo articoletto finisce qui, perché pur volendo in teoria essere una degna trasposizione in parole della bellezza provata attraverso l’epifania che questa canzone mi ha regalato, di fatto, esso medesimo articoletto, si sente inadeguato allo scopo.
Tutto quello che c’era da dire, se mai qualcosa da dire ci fosse stato, lo potete trovare nel titolo.



