martedì 23 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 149 - "Antieroismi banali"

"Un pensiero al giorno"

149 - "Antieroismi banali"

Ormai non credevo più che una canzone sarebbe riuscita ancora a farmi un effetto simile. Ne ho carpito due frasi alla tele, e mi ha subito detto qualcosa. L'ho ricercata sul web, si trattava di "Hero", un brano dei "Family of the year", del 2012. Illustri sconosciuti per me, fino a quel momento.

E se fosse per questo, nulla di particolare. Senonché, quando mi sono messo ad ascoltarla con le cuffiette, non sono riuscito a smettere di risentirla per tre ore di fila. Più o meno una sessantina di volte, forse più.

Com'è possibile, mi domando. Capisco io stesso che non sia nulla di eccezionale. La melodia rimanda a certe sonorità pop standard sentite in migliaia di altre canzoni.

Eppure il filo delle cuffiette mi sembrava, in quei momenti di ascolto e riascolto, un cordone ombelicale dal quale non volevo mai staccarmi. Ancora una e poi basta...ancora una e poi basta...ma non bastava mai.

La finestra era aperta sul buio luminoso della notte, una brezza salvifica mi spazzava via di dosso il peso di tutta l'afa estiva, e in quelle note mi sentivo completo. Un essere senza spazio e senza tempo. O meglio: con tutti gli spazi e tutti i tempi che sono stato, condensati in un unico momento non oltrepassabile.

Mi rendevo conto che non ho mai smesso di essere il bambino svagato di una volta, e nemmeno il frastornato ragazzino brufoloso che fui. Sono ancora tutti e due ben alloggiati dentro me. Si sono soltanto fatti da parte un po', ma rimangono lì, vivaci e lievi come un tempo.

Una sorta di commozione grandiosa mi ha colto e nel sapor lacrimale di ritorno per i sentieri nasali, ho sentito tutto il peso che svaporava delle centinaia di boccate di merda ingoiate a forza, insieme a tutte le delusioni, le frustrazioni, le disillusioni degli ultimi tempi. Come galleggiando in un liquido amniotico di note, mi tornavano alla mente e all'animo un'infinità di momenti. Belli, tristi, esaltanti, commoventi, deprimenti, gioiosi, di calma, di agitazione. C'era di tutto, e tutto in un soffio.

C'erano soprattutto le persone che mi sono state care e che magari non potrò più rivedere, ma so di portarle nel cuore per sempre. Uno struggimento di nostalgie gioiose. Quasi uno strazio dolcissimo.
E poi la notte nera mi è entrata tutta nei polmoni, umida e vasta come una foresta di fragilità umane. E quando alla fine ho deciso che sarebbe stato l'ultimo ascolto (forse il 63esimo o 64esimo), l'esperienza si è chiusa con un duplice pensiero, ad un tempo complicato e banale.

Mi sono infatti detto che erano stati momenti di vera e propria estasi, forse come pochi mai provati prima. Mentre un'altra vocina impertinente in sottofondo mi ricordava d'altra parte che si trattava solo di una semplice canzonetta.


lunedì 22 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 148 - "Pinhorror"

"Un pensiero al giorno"

148 - "Pinhorror"

Solo alcune piccole considerazioni su "Pinocchio", con riferimento al testo originale di Carlo Lorenzini detto Collodi. Chi, pensando alla favola del burattino di legno, corre con la mente all'ovattatura in stile disneyano, se la scordi pure.

Nel puro mondo di Collodi, capita ogni sorta di fatto truce. Per dire: il Grillo Parlante, che siamo abituati a immaginare come un elegante figurino verde in frac, cilindro e pince-nez, viene quasi subito spiaccicato contro il muro da Pinocchio. Con una martellata!!! Lo fa proprio secco, e non so se mi spiego.

Nella colluttazione col Gatto e la Volpe, travestiti da assassini che vogliono rubargli gli zecchini d'oro, Pinocchio dà un morso a uno dei due figuri mascherati, ritrovandosi a sorpresa in bocca uno zampetto di gatto staccato di netto!!! (quando si era aspettato fosse invece una mano...azz...).

In seguito, sempre coi due alle calcagna e scappando per chilometri, arriva a una casetta, alla cui porta bussa disperatamente. Dalla finestra, una bambina morta gli risponde che sta aspettando la sua bara!!! Poi le imposte si richiudono, il Gatto e la Volpe acciuffano Pinocchio e, per fargli sputare gli zecchini che teneva in bocca, lo impiccano a un albero!!! Minchia e straminchia!!!

Non paghi, dato che Pinocchio non cedeva e non sputava i denari (cito testualmente): "...si posero là, seduti sull'erba, aspettando che il burattino facesse l'ultimo sgambetto [...] ma il burattino dopo tre ore [...] sgambettava più che mai..."...!!!!!!!

Ora, sarebbe facile fare dell'ironia rispetto a un simile racconto. Questa tutto sembra fuorché una storia per bambini. Che riflessioni ci può suggerire?

Primo, ci parla di quanto sia cambiata la sensibilità nel giro di circa un secolo (Pinocchio è del 1883). In tutte le altre versioni di Pinocchio (di cui cinema e tv si sono impossessati a piene mani), non avevo mai sentito riferimenti a simili crudi dettagli.

Tutto ciò mi fa osservare un po' stranito una simile "edulcorazione", che a questo punto non so più bene se definire legittima difesa, o tradimento del testo.

Davvero, la storia originale non la farei mai leggere a un bambino. Piuttosto "Phenomena" di Dario Argento o "Profondo rosso", ma mai Pinocchio.

Si può dunque dire che Pinocchio era scritto soprattutto per gli adulti? O bisogna tristemente ricordare che nel periodo storico coevo al testo, l'infanzia viveva in condizioni talvolta tremende, e dunque si tratterebbe soltanto di uno specchio figurato della realtà?

Di fatto, sono sufficienti queste poche contraddittorie considerazioni per non stupirci di come nei decenni questa sia divenuta una grande storia popolare, che va a toccare archetipi dell'animo molto profondi.

Credo dunque di poter concludere che Collodi non scriveva né per i piccoli, né per i grandi. Scriveva per la grande e misteriosa arte dello scrivere. La quale non risponde a nessun'altra legge, se non al senso di stupore e talvolta paura e smarrimento, suscitati dal mondo e dalla vita.



domenica 21 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 147 - "Corpus Iuris Nutrianeum"

"Un pensiero al giorno"

147 - "Corpus Iuris Nutrianeum"

Art. 1 - Guarda con compassione a tutti gli esseri, animati e inanimati.

Art. 2 - Sforzati sempre di metterti nei panni degli altri.

Art. 3 - Coltiva il dubbio come faro nel cammino della vita.

Art. 4 - Credi nella gentilezza.

Art. 5 - Impara a piegare i piaceri a tuo vantaggio, in modo da non divenire loro schiavo.

Art. 6 - Non sottovalutare l'importanza fondamentale dell'ozio, assunto nelle giuste dosi.

Art. 7 - Osserva la vita con occhio filosofico.

Art. 8 - Ricorda che nel fatto di essere nato in un certo punto della Terra, in un determinato tempo storico, non è contenuto nessun merito tuo.

Art. 9 - Cerca di vedere l'aspetto ironico e paradossale dei fatti del mondo: molto spesso lì si cela la verità.

Art. 9 bis - La verità è costantemente un lavoro in corso.

Art. 10 - Ascolta sempre.

Art. 11 - Rivolgi ogni tua azione, impegno, pensiero e intenzione in direzione della bellezza.

Art. 12 - Innamorati almeno dieci volte al giorno (anche della stessa persona o della stessa idea, per anni di fila).

Art. 13 - Compi o pensa ogni tanto una piccola follia, purché non vada a danno personale, né degli altri: il tuo equilibrio ne avrà giovamento.

Art. 14 - Lavati le mani di frequente (e anche il resto).

Art. 15 - Ricorda che mettere in pratica tutti i presenti precetti è spesso cosa molto ardua. Nondimeno, ci si deve provare.

sabato 20 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 146 - "Pensierini nutrienti"

"Un pensiero al giorno"

146 - "Pensierini nutrienti"

Nella classe di nutriette di terza elementare, oggi è un giorno emozionante. La maestra Nutriveffa ha dato da fare un tema. Titolo: "La mia strada racconta...".

Nutrifolino, allievo un po' vivace della classe, ha presentato questo svolgimento:

<<...Lungo il nostro fosso di famiglia c'è la strada provinciale. Mio zio NutriSchietto mi ha spiegato che si chiama così perché ci passano sopra degli stronzi provinciali. Ci sono anche gli stronzi nazionali, gli auto-stronzi e i superstronzi, ma quelli viaggiano su altre strade, mi ha detto sempre lo zio. Ma già lo avevo mezzo immaginato anche da solo.

Basta infatti stare lì lungo il ciglio, osservare con un po' di pazienza, e subito si vedranno passare tanti coglioni (forse lo zio ha detto "ciglioni", perché li vedi dal ciglio...ma non ricordo bene) che guidano reggendo il cellulare in una mano e il volante nell'altra, a volte addirittura fumando nel frattempo; che, sempre senza mollare il telefono, fanno manovre impegnative con trattori e rimorchi giganteschi, camion, tir; che gettano dal finestrino cartacce, buste di plastica, lattine, bottiglie di vetro, bottigliette, involti in cellophane delle sigarette, contenitori in tetrapak. Meno la cosa è biodegradabile, più la buttano in giro.

Sempre lo zio NutriSchietto, mi ha raccontato che fanno così perché sono dei contestatori, ribelli e frettolosi.

Devono correre a casa, a piazzarsi davanti alla tele, a maledire il governo, l'opposizione, a inveire contro la Chiesa, il Papa, gli immigrati, gli stranieri, il sindacato, il patronato, l'abigeato, il bue muschiato...che rovinano l'Italia...che invece loro (gli stronzi provinciali) no, che sono bravi cittadini, e che pagano le tasse...

"...E dove andremo a finire..." dice sempre lo stronzo provinciale, agguerrito tribuno assiso sul suo scranno ante-televisivo, "...se nessuno rispetta più le regole e fa quello che gli pare? Una volta andava molto meglio, c'era meno per tutti, ma la gente si voleva più bene, era più unita...".

Che alla fine, lo stronzo provinciale è un gran sentimentale, e quando gli scatta la gran nostalgia dei bei tempi andati, per sfogarsi deve salire in macchina e girare intorno, gettando rifiuti dal finestrino e parlando al cellulare con tanti altri stronzi provinciali, raccontandosi a vicenda che razza di brutto mondo è diventato, e come si stava meglio quando si stava peggio.

Devo dire che ci sono affezionato, alla mia strada, perché sopra ci puoi veder passare tanti stronzi provinciali. E non mi interessa nemmeno di andare a conoscere quelli nazionali...>>.


venerdì 19 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 145 - "Quando non avevo, già ero"

"Un pensiero al giorno"

145 - "Quando non avevo, già ero"

Quando non avevo Facebook
Quando non sapevo cos'era un blog
Quando non usavo word
Quando non usavo internet 
Quando non conoscevo il pc
Quando non avevo un cellulare
Quando non guidavo l'auto
Quando non avevo la Tv a colori
Quando non avevo cento canali
Quando non avevo la Tv 
Quando non sapevo scrivere
Quando non sapevo parlare
Quando non conoscevo Noia
Gioia
Indifferenza
Letizia o
Mestizia
Quando non pedalavo in bici
Quando non avevo amici
Quando il sole non si era
ancor mai levato
né tantomeno era tramontato
Quando l'aria mai avevo respirato
Quando ancora non avevo bevuto
Quando non ero ancora nato,
la stessa persona che ora sono,
già da sette eoni ero stato 
La stessa forza che mai ho avuto,
già sette leoni mi avevan carpito
Niente venne 
mai principiato 
Ogni principe
da sempre spodestato
Il bimbo, l'adulto, il vecchio
Il germoglio, il fiore, l'occhio
Le ore, lo stupore, l'odore
Il turgore, l'onore, l'amore 
Non hanno inizio
Non hanno fine 
Non hanno un fondo 
Sempre si distillano nel
liquore del nostro mondo
Noi ieri
Noi "adessi"
Noi "sempri"


giovedì 18 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 144 - "Marinità"

"Un pensiero al giorno"

144 - "Marinità"

Anche se non lo faccio più da tantissimo tempo, mi è sempre piaciuto un sacco camminare sul bagnasciuga.

Non sono mai stato un gran tipo da mare. Forse da spiaggia sì, esistenzial-metaforicamente parlando. Ma da mare, no. Stare al sole, lì fermi per accogliere dal cielo la manna bronzea, non fa tanto per me. Per tenermi inchiodato su una sedia sdraio (pur sempre al riparo umbratile dell'ombrellone) ci sono solo due mezzi: o un bel libro, o una vicina di ombrellone calamitante a sufficienza.

Sotto l'ombrellone, con un libro in mano, si crea una sorta di cilindro spaziotemporale. Se la bellezza della storia ti prende molto, ti isoli da tutto il contesto, che non scompare tuttavia, ma diviene un sottofondo piacevole a rinforzo della sensazione di completezza fisica e intellettuale assaporata lungo le righe.

Una delle più belle esperienze che ricordi in tal senso, è la lettura di "1984" di George Orwell. La sedia a sdraio divenne un razzo interplanetario che mi trasportò lontanissimo. La risacca del mare, il più bel rombo di motori. Il vocio in secondo piano, asteroidi e stelle fuggenti che scorrevano fuori dagli oblò del mio velivolo immaginativo. D'altra parte, come non riconoscere la suggestione di una parentela fra l'andirivieni "bustrofedico" dell'occhio sulla pagina e l'eco lontana delle onde?

In alternativa, camminare sul bagnasciuga, da soli, conduce a esiti di "estraniazione integrante" molto simili. Gli altri non scompaiono, ma si sublimano in presenze lievi. Non importa se schiamazzano, scorrazzano, snuotazzano, levano schizzi. Tu passi e sei costantemente oltre. Quei chiassosi fantasmi fanno di volta in volta al massimo simpatia.

Il camminatore da bagnasciuga è un equilibrista fra due mondi. L'umano a sinistra, e il marino a destra (di ritorno alla tua spiaggia, scivolano poi uno di lato all'altro).

Si scorre lungo una tensione. La sabbia semi-indurita dal rifrangersi dell'acqua, offre un continuo invito al piede. La puoi marchiare meglio se accentui lo scarto con le dita, e ogni passo è una gommosità piacevole impressa dall'avanzata.

Il vento c'è quasi sempre, non può mancare. L'orizzonte vasto del blu spianato dà un altro elemento indispensabile alla sensazione di limite in atto. Una coda dell'occhio verso il mare ci parla di un tendere alla potenzialità. La coda opposta, verso riva, sa di concretezza del realizzato. E noi nel mezzo, minimali viaggiatori aperti a ogni possibile, ci gustiamo mille pensieri iodati, col cervello altrove mai così imbevuto di respiri puliti, che dentro ci rinnovano il nostro sé, a ogni nuovo ingresso di fiato in corpo.



mercoledì 17 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 143 - "Yawnhaiku..."

"Un pensiero al giorno"

143 - "Yawnhaiku..."

Oggi le nutrie, un po' fiacchette, stancamente hanno prodotto soltanto alcuni indolenti nutrihaiku del non-agire.

1 - Mi meraviglio
del fiore, il petalo
lento non colgo

2 - Sono più care
le azioni mai fatte,
infuturate

3 - Il desiderio
rumina tanto sogno,
otto praterie

4 - Non ero bravo
a condividere i
momenti belli

5 - L'ape ronza,
impollina di noia
il pomeriggio

6 - Contemplo vuoto
lo specchio che rimanda
un tizio nuovo

7 - Muovere solo
la peluria del braccio,
un soffio sale

8 - L'albero cresce,
il silenzio lo nutre,
chioma del tempo

9 - La notte rode
tintinna il pendolo
la talpa scava

10 - Il medio lento
circoletta il ventre,
attesa d'oltre

11 - S'allitterano
le lingue quando preme
il desiderio

12 - La sconosciuta 
sorride a sorpresa:
mi albicocco

13 - Levo in alto
il calice del nulla,
trabocca dubbi

14 - Leggo sul libro
del vento circonfuso 
parole d'aria

15 - Fluttua il gatto
nella tinozza lieve 
si finge cane