mercoledì 14 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 170 - "Una specie di sipario"

"Un pensiero al giorno"

170 - "Una specie di sipario"

Care amiche, cari amici, con questo piccolo commiato, si interrompe momentaneamente la serie di "un pensiero al giorno". Non saprei dire quanto questa sospensione durerà. Forse un giorno o due, forse di più, forse non so.

Ringrazio tutti per la fedele presenza, siete stati miei cari lettori stupendi, anzi, soprattutto lettrici meravigliose. Spero di tornare a scrivere presto. In ogni caso, quando gli dei della narrativa, e le nutrie, vorranno. 

Bacini del giorno a tutte, cari abbracci a tutti e...vogliate molto bene alle nutrie.


martedì 13 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 169 - "In-opinante"

"Un pensiero al giorno"

169 - "In-opinante"

Oggi non so cosa dire. Spero venga apprezzato, nel gran magma degli opinanti, uno che non ha argomenti.

Non avere un'opinione, non è in fondo così male, ha qualcosa di nobile. Ci si pone nell'atteggiamento di estrema umiltà, di chi ammette di non poter aggiungere una virgola a quanto viene detto nel mondo.

Il non dire mio, lascia spazio al dire altrui. Ogni giorno milioni di persone accorrono attorno alla grande ruota di internet e ci incastrano dentro la propria più o meno grande fetta di dire. La ruota s'intasa, barcolla, si sbilancia qua e là, ma continua a girare.

Il non dicente si assiepa al bordo della ruota, ma osserva e basta. Non fa variare di un grammo l'equilibrio della gran rotante, ascolta soltanto.

C'è una grande probabilità, se non quasi certezza, che il proprio "non detto" venga triturato, calpestato, macinato, o persino ignorato. Ma questo è il destino anche della maggior parte del "detto".
Tutti si vogliono far sentire, c'è uno sconfinato bisogno di essere ascoltati. Chi è senza ascolto al mondo, semplicemente "non è". Ecco, si può dire che il non dicente rechi alla ruota il proprio bisogno di essere ascoltato "allo stato puro".

"...Non ho niente da dire, ma ascoltate il mio bisogno d'ascolto..." sembra dire il non dicente.

Il non dicente non corre il rischio di parlare di argomenti di cui non sa nulla, perché non argomenta affatto. Non si atteggia a pseudo esperto di materie che mai ha studiato, perché non si addentra in nessuna materia.

Il non dicente non si cimenta con una comicità che non farà ridere, con una satira che potrà offendere o mancare grossolanamente l'obiettivo, con una velleità letteraria o poetica che scaturirà in esiti di mediocrissima qualità. Proprio perché non si cimenta con un bel niente.

Il non dicente non dice e in qualche modo dice, fregandosi con le sue stesse mani. Il non dicente è l'altra faccia della medaglia del dire. Perché tanti possano continuare a dire, ci vuole pur qualcuno che la smetta di dire.

Credo che dovreste essermene grati, almeno per oggi.


lunedì 12 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 168 - "Niki Lista"

"Un pensiero al giorno"

168 - "Niki Lista"

Non voglio più essere qui
non voglio più che sia adesso
non voglio più essere io
non voglio ciò che è stato
non voglio ciò che sarà
non voglio il mio passato
non voglio nessun futuro
e non ne son sicuro
ma non voglio questo insistente
fottuto mio presente
non voglio più vedermi
non voglio più sentirmi
non voglio più ascoltarmi
non voglio più parlarmi
non voglio più annusarmi
non voglio più toccarmi
non voglio desiderare
non voglio non volere
non voglio aver ragione
non voglio avere torto
non voglio sperare niente
non voglio disperare
voglio solo deflagrare
in milioni di milioni
di atomi non volenti
che non sappiano più
di esser stati,
nel lontano passato
di pochi attimi fa,
quella cosa chiamata me!


domenica 11 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 167 - "Brodesìa"

"Un pensiero al giorno"

167 - "Brodesìa"

M'è caro solo
il cavolfiore che non digerii,
la rima cuore-estintore,
l'orsetto lavatore
che eterno in me sentii
e il presente, e vivo,
e la centrifuga di lui.
Ognuno sta, piolo,
sul gran scalone della terra,
ed è subito gruviera.
Tanto cortile e tanto Ernesta pare
la donna mia
quando non mi saluta
che ogni cagnara divien,
tremando, muta.
Fosti non fatte a rider come duchi...
Fotti voi faste a seder come buchi...
Fatti voi foste a viver come fuchi
e a inseguirle tutte...e resilienza.
Dagli altri muscosi
dai fori che han denti
scemiamo in gran schiera
noi tutti perdenti.
Chi dice "m'ha"
gran cornuto è, si sa.
Chi non lo dice
si fa la Bice.
Trenta nonni ha Nettuno,
tutti gli altri trotterellano in uno.
Si vispa Teresa, para bellum,
absit anguria verbis,
penuria non olet,
ma fa male se la pigli.
Il cielo è sempre più giù,
chinarsi non conviene
se alle terga un po' si tiene.
Io vorrei, non vorrei, ma se buoi,
paesi e suoi che stan sulla collina,
distesi come un secchio
addormentato, ti lascio, piglio, vado
via, ma preferivo baciar tua zia.


sabato 10 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 166 - "Chicchi di donna"

"Un pensiero al giorno"

166 - "Chicchi di donna"

Quando fu chiaro che Perfezia non sarebbe stata come tutti gli altri bimbi, l'uva sopra i tralci era quasi pronta da cogliere. Nel venire alla luce, non aveva pianto, ma lasciò andare solo un lungo soffio profumato di rose, e si mise a respirare come se l'avesse fatto da sempre. Non cercava mai la tetta, non faceva cacca, né pipì, eppure cresceva bella florida e in salute.

Fin dalla prima sera su questa terra, si addormentò alle dieci e trenta, e si svegliò alle otto del mattino. Lo stesso fece tutti i giorni successivi. Non beveva mai, non mangiava mai, eppure si faceva sempre più grande, carina e piena di vita.

Al momento debito, iniziò a camminare, poi a parlare e a imparare le cose, anche se nessuno le insegnò mai nulla. A tre anni infatti di mise a scrivere su un foglietto di carta, eseguendo anche operazioni matematiche, senza averle mai viste da nessuna parte. Presto si comprese che Perfezia non aveva bisogno di insegnamenti e che la conoscenza si formava in lei spontanea, per auto-generazione.
Così prese ad andare a scuola, ma solo per fare qualcosa. Ascoltava distratta le parole delle maestre, perché spiegavano sempre cose che le si erano già formate in testa da qualche giorno. Durante la ricreazione, non faceva merenda e stava volentieri in compagnia degli amichetti, però poteva anche farne a meno.

Col passare del tempo, il panorama della personalità di Perfezia si disegnò con precisione: non aveva bisogno delle cose del mondo, così come non aveva bisogno degli altri, né dell'esperienza che solitamente ogni persona deve fare. Perfezia non amava, non soffriva, non gioiva, non pativa. Viveva semplicemente come un essere imperturbabile.

Diventò grande e si fece proprio una meravigliosa giovane donna. I ragazzi impazzivano per lei, e Perfezia si concedeva ogni tanto per storielle passeggere, senza perdere mai la sua assoluta autonomia da tutti e da tutto.

Per caso, scoperse che il batiscafo a tenuta stagna della propria indipendenza da ogni realtà, aveva una curiosa falla. Non poteva stare alla presenza, né alla vista, di grappoli d'uva matura pronta da cogliere, ancora sulla vite.

In simili circostanze, Perfezia diventava bisognosa di tutto: cibo, acqua, vino, vicinanza umana, amore, gioia, conoscenza, e anche di tutte le altre paure e le soddisfazioni di cui si nutrono gli esseri umani.

La mamma glielo aveva sempre raccontato: quando era nata, le viti avevano donato agli uomini i grappoli più grandi e sugosi mai visti. A Perfezia tornò alla mente questo ripetuto racconto, la prima volta che, avvicinandosi a un filare d'uva matura, si era resa conto del suo segreto.

Da quel giorno, attende ogni nuovo periodo di vendemmia, per poter ripetere l'esperienza di capire cosa vuol dire avere esperienza, essere donna maturata insieme all'uva, sentire il sangue che scorre dentro come vino corposo, far ubriacare un amante abbracciato stretto sotto i tralci, con soavi baci che sanno di chianti e amorosi aliti al profumo di rosa.



venerdì 9 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 165 - "La figura e i numeri"

"Un pensiero al giorno"

165 - "La figura e i numeri"

Oggi solo una piccola considerazione su un altro incanto matematico. Mi sto rivedendo la cara e vecchia trigonometria, "ad ausilium nipotinae", ossia per la cara nipote che si appresta a battagliare con questo insidiosa fetta del numerico sapere. E, al contrario della mala opinione nutrita dallo studentato o studentame medio in genere, sto riscoprendo la bellezza di questo argomento. Sin da dove tutta la storia ha inizio.

La trigonometria nasce infatti da questa piccola costruzione magica: si prenda un piano cartesiano definito dai due assi orientati delle "x" (ascisse) e delle "y" (ordinate). Si pigli il compasso e lo si punti sull'origine "O" degli assi (dove si hanno x=0 e y=0). Si tracci una circonferenza di raggio 1.

Ora, considerando qualsiasi punto della circonferenza, esso sarà già di per sé posizionato sull'estremo dell'ipotenusa di misura 1 (la quale altro non è che uno dei raggi, per l'appunto) di un triangolo rettangolo. Per esempio: prendiamo un punto della circonferenza nel quarto di piano delimitato dalle x (verso destra) e dalle y positive (verso l'alto), detto primo quadrante (quello in alto a destra).

Tracciando, da un qualunque punto della circonferenza in questo quadrante, una perpendicolare all'asse delle x, ecco apparire il famoso triangolo rettangolo. In virtù di quella meraviglia che va sotto il nome di teorema di Pitagora, la somma dei quadrati dei suoi cateti, sarà uguale all'ipotenusa al quadrato.

Ma nel nostro caso, essendo l'ipotenusa coincidente col raggio, e misurando sempre 1, misurerà 1 pure se elevata al quadrato, e questo per tutti i raggi considerati.

Ecco dunque che se chiamiamo x e y, le generiche coordinate di ogni punto della circonferenza, che variando lungo l'orbita circolare, danno vita a infinite accoppiate di cateti, si può scrivere un'equazione generica in x e y, in grado di descrivere, con una sintesi suprema di commovente bellezza, ogni possibile comportamento della circonferenza stessa.

Quell'equazione è:

X^2+Y^2=1 ("X" alla seconda + "Y" alla seconda = 1).

Prendendo uno qualsiasi dei punti "ruotanti" lungo quella circonferenza, e inserendo le sue coordinate in tale espressione, essa funziona.

La figura funziona come i numeri; i numeri parlano della figura. Il pensiero e la forma si sposano in un amplesso concettuale, foriero della più alta soddisfazione estetico-sostanziale.

Ora, non pretendo di essermi spiegato a meraviglia. So anche che queste nozioni si trovano su ogni modesto manuale scolastico a tema, raccontate sicuramente meglio. Ma quello che mi domando è: come fa la gente a non diventare matta di bellezza per questa roba? Perché continuano a drogarsi, quando esistono invece sostanze così potenti come la trigonometria? Perché non la trasmettono alla tele in prima serata, con naturale, conseguente picco assoluto di ascolti?


giovedì 8 settembre 2016

"Un pensiero al giorno" 164 - "Vestito di aria"

"Un pensiero al giorno"

164 - "Vestito di aria"

Mi sono messo
a braccia larghe
e gambe aperte
le dita spalancate
i piedi puntati a terra
per frenare il tempo.

Mi è riuscito
di fermare
soltanto un'evanescente
sagoma d'aria
sfilacciata.

Sono nato mediocre
mediocre cresciuto
ho desiderato da mediocre.

Avrei voluto
tanto
amarti coi capelli corti
che non coprissero
nemmeno un istante
la luce fabbricata
dal tuo viso
ma hanno fatto a tempo
a diventar lunghe
le ragnatele negli angoli
di questa stanza
rabbuiata da un'ombra
di chiuso
mediocre.

Nei film
mi fanno fremere
le storie dove lui
desidera lei
con la forza travolgente 
e candida
che ti coglie
quando scappa la cacca.

Però lei è inarrivabile
sta troppo in alto
e tutto quello
che lui riesce a carpire
è una boccata calda
del suo alito 
come la medaglia
di legno
per cui si è
corsa la gara
arrivando ultimo
dopo i titoli di coda.

Stringo in pugno
solamente
qualche folata del tuo sorriso
come il ladro
scappato troppo
presto
al rincasare dei padroni
con la margherita
rubata dalla coppa d'oro
sulla credenza
intarsiata di diamanti.

Mi son messo 
contro tempo,
spalancato
come Vitruvio m'ha fatto
Per fermarne 
almeno un briciolo
col solo
risultato di
filtrarlo,
renderlo fine e
lasciarmelo così
alle spalle
ancora più carico
di desiderante
nostalgia.