giovedì 31 maggio 2018

Tortoreee!!!




Va beh…delle puzzole posso disporre solo in teoria. Ma in attesa di una eventuale venuta puzzolesca futura, in pratica posso disporre, almeno fotograficamente, delle tortore.

Le donne belle sono per gli uomini privi di fantasia, secondo Proust. E se tanto mi dà tanto, tralascio allora i gran variopinti uccelli tropicali, per preferire come sempre l’eleganza delle nostrane tortorine col loro cappotto grigio e il collarino nero.

È tempo di costruzione di nidi, e basta smuovere qualche pagliuzza in giardino che te le ritrovi a zonzarti quasi sui piedi, a becchettare con saggio discernimento, in cerca dell’architrave giusto, del tassello appropriato, della giuntura adatta a reggere il loro mini rifugio familiare.

Così ne ho colta una che polleggiava con fare distinto. Dall’andatura, Tortorin di Tarascona mi pare di aver arguito si chiamasse. E anche se così non era, a me è sembrata molto graziosa…

mercoledì 30 maggio 2018

PUZZOLE!!!...


Due righe sul mio “…PUZZOLEEE!!!...” di ieri. Era una specie di “urlo di battaglia pacifista” e pacifico, uno sbotto “sconsolatorio”, un moto di imbelle belligeranza della fantasia, un surreale tracimar d'animo per impotenza di fronte al “caotico” che ci affligge ogni giorno di più.
La puzzola non solo è una bestiola simpatica; mi piace molto anche il suo nome, come parola (lo dissi già in altre occasioni). Uscirsene con un “…PUZZOLEEE!!!...” allora, mi è sembrato un gesto simbolico di insensata bellezza (anche solo pensarlo, non serve che si vada a urlarlo per le strade…ma sarebbe bello…).
Non era nemmeno riferito a individui generici o specifici, anche se poteva sembrare.
Era solo “…PUZZOLEEE!!!...”, semplicemente e basta.

martedì 29 maggio 2018

PUZZOLEEE!!!...


PUZZOLEEE!!!...

lunedì 28 maggio 2018

Sana e robusta...

Da tenere sempre sul comodino...


Il goffruto

Nella foto: il goffruto

Il goffruto è un animaletto che si ciba di gnospe.
Vivendo libero in natura, la sua dieta la decise preventivamente in base a scaltre considerazioni.

“...Non voglio che poi mi accusino di devastare i raccolti o di far danno ai frutteti…” aveva pensato per tempo il goffruto: mi metto a mangiare le gnospe e sfido chiunque a venirsi a lamentare.

Anche il nome tuttora usato per lui, il goffruto lo scelse con non poco “grano di sale”. Pensate che il suo consulente onomastico, Reese O’Fred Bruseghín D’Antan (già consigliori di zibellino, furetto e orsetto lavatore), gli aveva suggerito di scegliere un appellativo assai grazioso, tipo Sbirignino o Fuffardello. Ma il nostro eroe no, non era mica nato ieri (per cui oggi, non è nato l'altro ieri): sapeva benissimo che con un nome vezzeggiante avrebbe corso il rischio di diventare una mascotte petalosa, desiderata in tutte le case, dove sarebbe stato spupazzato da bambini sgheffoglianti di ogni età.

“…Mi chiamerò goffruto…” proclamò allora, sfido chiunque ad adottarmi con questo nomaccio.
Il goffruto poi non ha predatori naturali, perch la sua carne è piuttosto sgnoffressa al palato. Non è ricercato per la pelliccia, perché una volta ci avevano provato a trasformalo in cappotto, ma ogni capo di abbigliamento ricavato dalle sue pelli ha la malaugurata proprietà di far puzzare potentemente di sgobbione ogni uomo che lo indossi, e di seffalessa, ogni donna.

D’altra parte, è materialmente impossibile cacciare il goffruto: sulla mini criniera di pelame sgaburgico di cui dispone sul dorso, è cosparsa una speciale polverina erdofronica, capace di far scoppiare in mano i fucili ai cacciatori, mentre sulle zampette ha una potentissima colla di agnofrone, che fa rimbalzare le tagliole, sformandole come fossero di burro siviero.

Per non sentirsi contestare di essere una specie infestante, il goffruto si riproduce seguendo una perfetta pianificazione demografica. È l’unica bestiola del regno animale a disporre di un istituto di statistica, il Goffrustat, che monitora costantemente il numero preciso di goffrutini necessari a mantenere una popolazione equilibrata con le esigenze ambientali.

Il goffruto non teme di attraversare le strade, perché ha un suo meccanismo immunitario detto schivazzòn, in virtù del quale, all’avvicinarsi di un veicolo a meno di venti metri da lui, il suo corpo diviene insensibile agli urti. Per cui gli fanno un baffo persino tir, autotreni, muscle car, boing 747 (uguale a 18), carretti siciliani, portaerei, trolley, passeggini e motobiciclati furgonati con guida all’inglese.

In poche parole, per farla breve, il goffruto si appresta a dominare il mondo in un futuro non molto lontano, mentre noi non ce ne stiamo nemmeno accorgendo.

domenica 27 maggio 2018

Perché amiamo scrivere


Cari amici lettori, ma soprattutto (gialappa’s-bandisticamente) care amiche lettrici: siete amanti anche dello scrivere?

Se anche a voi è cara questa “sorella d'inchiostro” della lettura, vi potrebbe interessare un bel saggio di Duccio Demetrio, “Perché amiamo scrivere – Filosofia e miti di una passione” (Raffaello Cortina Editore).

Leggere è un modo parallelo di esistere. Ma scrivere ne è il naturale complemento. Leggere e scrivere sono due passioni che proseguono l’una nell’altra, la prima confluisce nella seconda, e viceversa. Sono come il maschile e il femminile di un certo modo di accogliere il mondo, e il bello sta nel fatto che qui, la specificazione di genere non è mai fissata una volta per tutte. Talvolta è maschia la scrittura, talaltra è femmineo il leggere, ma i ruoli si scambiano continuamente.

Dal libro di Duccio Demetrio:

“...Scrivere dà forma e consistenza a qualunque cosa, a chi scrive prima di tutto. Conferisce un aspetto, assegna un nome diverso a chi ce l’ha già. Quello antico, a chi l’avesse scordato o perduto; un altro nuovo di zecca, a chi volesse cambiare vita…”.


Le nutrie e la grammatica


Usi corretti della locuzione "piuttosto che".
Un esempio pratico:
"...Piuttosto che comprare qualcosa da Poltrone & Sofà, sto in piedi per sempre...".
Postilla: minchia, che tre coglioni!!!