sabato 20 febbraio 2010

From stables to stars...


«...Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori...», così recita un celeberrimo verso di Fabrizio De Andrè, e mai come in certe circostanze è vero il fatto che dalla prosa possono nascere sfocati barlumi di remota poesia.
Tipo, "mattinare pallido e assorto, assiso sul trono di ceramica affacciato sull'orto", e notare sullo sfondo del cielo bigio tardo-invernale, una foglia solinga appesa ai rami del fedele noce dietro casa.

«...Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie», soleva poetare un altro sommo, ma chissà se nessuno si è mai chiesto come si sta, da foglia, tutto l'inverno su un albero.
In fondo il ruolo della foglia autunnale è ben più glorioso e la sua figura è portata alla ribalta della cronaca vegetale, proprio nel momento in cui le luci del palcoscenico stagionale sono tutte puntate sulla Grande Caduta a Terra, e sontuosi tappeti dorati fanno bella mostra di sè esattamente quando ciascuno se li aspetta.

Ben altra cosa è rimanere appesi lassù, da soli, dopo che si è penato per giorni e giorni in vista del fatidico attimo del distacco, dopo che si sono viste tutte le amiche andare via, pensando e salutando insieme: «Ciao amica mia, ciao...verrà anche il mio momento...a presto...verrà anche il mio momento...», ma, minchia, quel momento, non vederlo arrivare mai...
E accorgersi che la propria livrea, prima dal fulvo ramato passata ad un giallo paglierino, ormai sta inesorabilmente cangiando verso le alienate tonalità della lignea cupezza, con Vendemmiaio, Brumaio e Frimale trascorsi invano.
Agognare il meritato macero, il desiderato amplesso con la zolla benigna, la copula sfibrante e liberatoria con la pastosità della terra sottostante, ma constatare sconsolatamente che anche Nevoso, coi suoi 10 sotto zero, Piovoso e Ventoso, con le loro spazzolate fradice, sono ormai passati, e quell'esile cravatta fibrosa non accenna a concedere la conferma definitiva della propria fragilità, bensì si abbarbica, si ostina a reggere un peso impercettibile ormai solo affamato di suolo, senza più desiderio residuo alcuno.

Con la preoccupazione aggiuntiva dell'appressarsi a questo punto addirittura di quello spavaldo di Germile, se non addirittura di Fiorile, che novelli recheranno con sè minuti boccioli sbarbatelli, chiassosamente scapezzolanti nella loro irruenza gemmata di ramo in rametto.
Eh, già, caro buon Ungaretti: la condizione di foglie, sugli alberi, d'autunno, potrebbe non essere alla fine la più drammatica da poter dipingere. Ancor più degno della nostra riflessiva misericordia forse può essere lo stato di foglia, solitaria, d'inverno su un ramo.




6 commenti:

Antonella ha detto...

personalmente preferisco rimanere attaccata al ramo anche in solitaria riflessione. Ma in fondo un po'appesa ci sono. bacioni primaverili.

farlocca farlocchissima ha detto...

mo piango... oddio che commozione quella fogliolina messa lì, attaccata alla casa generatrice e incapace di andar via a compiere un suo destino. o forse solo attaccata lì così bene da un dio con senso dell'umorismo un po' sadico che, mentre lei si divincolo e cerca l'agognato distacco, ogni tanto passa e gli fa gestacci... va be' do i numeri :D

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: ti dirò, Anto, anche io solidarizzo parecchio con la fogliolina in questione :-) infatti mi sono anche un po' immedesimato :-)
in fatto di soli"t"arietà me la cavo mica male pure io :-)
Bacini marzolini :-)

Gillipixel ha detto...

@->Farly: spero sia stata una commozione positiva, Farly, non volevo far piangere nessuno e tanto meno la mia metà chimera :-)
Bacini a ciglio asciutto ma col cuore chimericamente lieto :-)

Marisa ha detto...

Ecco il nostro Gilli con la sua splendida livrea linguistica in sul suo trono di ceramica a bearci coi suoi versi aulici della profondità del suo pensiero sulla condizione della fogliolina solinga, suo malgrado eroina perchè vittima di una sorte avversa.
Grazie, o Gilli...

Gillipixel ha detto...

@->Marisa: ma grazie a te, cara Marisa...è buffo come a volte uno si scervelli per trovare fuori temi altisonanti, questioni impegnate, i massimi sistemi, i frizzi e i lazzi, e poi...basta una fogliolina e riesce a dire molto di più di quanto sperasse :-)
L'esercizio dello scrivere bloghesco offre anche questi insegnamenti circa il funzionamento della propria anima :-)...purchè ci sia sempre un trono di ceramica su cui poter stare solennemente assisi :-)
Bacini deserializzati :-)