domenica 28 agosto 2011

From the moment I opened my eyes


Ragazzi, io ogni tanto ci provo a raccontare quanto questo mondo faccia schifo, ad osservare le cose come stanno e ad ipotizzare critiche, analisi, valutazioni obiettive. Ci provo a stigmatizzare le storture, a biasimare le magagne, a dargli addosso al birbaccione, ad atteggiarmi a paladino dei nobili valori.

Ma poi, mi capita di risentire una vecchia e cara canzone, mi viene da piangere e mi rendo conto ancora una volta di come tutto, ma proprio tutto, per quanto mi riguarda, passi attraverso il cuore, bypassando quasi automaticamente ogni tipo di calcolo, di misura, di proporzionata valutazione.

E a partire da quelle note, mi si rinfocola in grembo quella fierezza paradossale che da sempre mi accompagna, fregandomi.

Sto parlando dell’orgoglio di essere un fallito.

Lo so, sarà di certo la cosa più folle che vi è mai capitato di sentire, ma a tratti vengo colto da questi attacchi irrefrenabili, da siffatti moti interiori di auto-celebrazione al contrario e mi beo nella sana consapevolezza fallimentare.

Pensate un po’ come l’ho scampata bella. Mi sarebbe potuto capitare in sorte di essere l’uomo che non deve chiedere mai. Invece, fortunatamente, io non farei altro che chiedere, almeno quelle volte in cui trovo il coraggio di superare timidezza e timori vari.

Non solo, cari amici viandanti per pensieri. I pericoli scampati sono anche ben maggiori. Tanto per riprendere un tema recentemente sfiorato, avrei potuto essere un calciatore: immaginate voi che destino ingrato.
Oppure avrei potuto addirittura nascere automobilista (qui mi è andata bene forte, proprio di lusso…), avrei potuto essere un tizio che non ha mai torto, che va dritto per la sua strada senza guardare in faccia a niente e a nessuno.

Invece, grazie al Cielo, sono uno che non ha mai combinato niente di buono nella vita. E questa mi sembra una buona base per provare a vedere se si riesce a far ripartire in qualche modo il vecchio mondaccio porco su cui posiamo i nostri piedi ogni giorno.

*******

«…Il suo pensiero sorgeva dall’oscura zona di confine. Non sapeva spiegarlo a parole, ma sentiva che quanti si preparano in anticipo a tutte le emergenze della vita, rischiano di farlo a spese della gioia. E’ necessario prepararsi a un esame, o a un pranzo, o a un possibile crollo delle azioni in Borsa; chi mira ai rapporti umani deve adottare un altro metodo, o fallire. “Perché preferisco rischiare” fu la sua imperfetta conclusione…».

“Casa Howard”
Edward Morgan Forster - 1910



4 commenti:

Marisa ha detto...

Fallito?
Per chi?
Per i canoni prestabiliti da qualcuno?
Per te?
Mio caro se davvero tu avessi voluto essere diverso lo saresti diventato, noi siamo il frutto delle nostre scelte perciò noi abbiamo avuto successo e siamo dei vincenti ma poi, se proprio hai bisogno di qualcos'altro prenditelo, non lo vedi che è tutto a portata di mano?
Credimi, sei perfetto così!

Gillipixel ha detto...

@->Marisa: eheheheh :-) grazie, Mari, sei sempre tanto carina :-) quello che volevo dire è appunto che sono fiero di essere fallito rispetto a modelli balordi che ci vengono propinati come supremi esempi :-) ognuno trova la propria strada a modo suo e la mia credo preferisca passare per sentieri un po' più intricati, ma alla fine è una bella strada anch'essa e mi offre panorami niente male lungo il cammino :-)

Bacini panoramici :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Mi associo a Marisa, Gilli, tu sei davvero perfetto così come sei.
Promettici che non cambierai mai, ti prego.
Sei riuscitissimo, altro che fallimento.:)))))))))))
Un uomo che mi cita "Casa Howard", uno dei romanzi più belli mai scritti al mondo, da leggere e rileggere senza fine, vi dirò, signori miei, è più che perfettissimo, è da sposare così, su due piedi, a Las Vegas!:))))))
Mi fai venir voglia di rileggerlo!

Gillipixel ha detto...

@->Vale: grazie Vale :-) va bene, lo prometto: non cambierò mai...tanto, anche a volerlo, non ci riuscirei :-) ehehehehe

Casa Howard è assoluto, bellissimo :-) sono all'ultima parte della lettura, ma già so che arrivato all'ultima pagina mi spiacerà da matti...pensavo anche di scriverci su un articoletto dedicato...vediamo se mi riesce di buttarlo giù come si deve :-)
Ad ogni modo, è una di quelle letture che ci fa ringraziare di aver imparato l'alfabeto da piccoli :-)

Niente, scappo che ho l'aereo per Las Vegas che già rulla sulla pista... :-)

Bacini in a very english way :-)