mercoledì 8 ottobre 2014

Un ciclamino leprottizzato


Avevo già citato in un'altra occasione questo passaggio della prima lettera di san Paolo ai Corinzi (Capitolo 13, versetti 11-12), che a mio parere è uno dei brani più belli di tutta la storia della letteratura:

«...Quand'ero bambino parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa. Ma allora vedremo faccia a faccia: ora conosco in modo imperfetto ma allora conoscerò perfettamente come anch'io sono conosciuto...».

Il mio problema è che spesso il brano di San Paolo, invece di risolversi come nella sua naturale seconda frase, nella mia mente continua in questo modo: «...Ma divenuto uomo ciò che era da bambino molto spesso sbuca fuori di nuovo...».

Diverse volte avete letto qui sopra cose scritte da bambino, forse però oggi sfiorerò vette mai raggiunte prima. Anche se nessun bambino le leggerà, queste righe sono dunque idealmente dedicate all'essenza della bambinitudine, sempre aleggiante nello spirito di ciascun individuo che ci tenga a definirsi umano.

Chi non gioca con le parole, non sa cosa si perde. Le parole possono anche mutarsi in personaggi, assumendo il valore di certe identità di fantasia. Detta in questo modo, la cosa può sembrare strana e difficile da realizzarsi. Ma non è poi così raro che accada, se si dispone a sufficienza di un po' di matto candore.

Nella misteriosa lingua sarda, così ricca di armonie oscure, “lepuri sposu” vuol dire “ciclamino selvatico”. L'ho scoperto poco tempo fa, grazie a Yumi, un'amica che appunto ben conosce i sonori sensi della bella terra di Sardegna. Letteralmente l'espressione significherebbe “leprotto innamorato”.

L'idea di un leprotto genericamente invaghito, che però in realtà è un fiore, ma al tempo stesso “non molto ufficiale” (data la selvatichezza del caso), ha offerto alla fantasia tanto materiale su cui giocare a piacimento. Alla fine, con la complicità di Yumi, ne è uscita l'immagine di un personaggio, a metà fra il cartone animato immaginario e un'entità popolare fantastica. Lepuri Sposu (per gli amici solo Lepuri) è un'essenza tenera, nata dal divertimento di qualche chiacchiera senza meta.

Lepuri è un leprottino un po' scapestrato, che scorrazza nei prati per dar sfogo alla sua esuberanza. Non bisogna esigere da lui molta coerenza nelle sue attività, perché essendo frutto assoluto dell'immaginazione estemporanea di dialoghi semi-surreali, Lepuri, la logica, non vuol nemmeno sapere cosa sia.

Lepuri è un po' pigro, non ha molta voglia di fare, soprattutto quando viene chiamato al suo incarico principale durante la giornata: ramazzare la stanza con una sua apposita scopettina. Essendo dotato di folta pelliccia, Lepuri tende infatti a perdere peli e talvolta anche qualche raro baffetto. I peli di Lepuri hanno una particolarità: vanno a finire tutti dentro ai discorsi in cui viene usata l'espressione «...per un pelo...». Parlando di un certo fatto o spiegando un ragionamento, sarà capitato a tutti di dire: «... E' successo per un pelo...», «...Ci mancava un pelo...», «...L'ho lisciato per un pelo...», «...ci son riuscito per un pelo...», e così via.

L'addetto favolistico alle situazioni che si verificano per un pelo, è proprio Lepuri. Non sempre il pelo cade dalla parte favorevole. Un fatto può andare bene per un pelo, ma anche male, sempre per un altro pelo. La cosa certa è che molte volte le cose succedono «...per un pelo...» di Lepuri. Ecco perché Lepuri è tenuto a ramazzare per bene la stanza: deve selezionare i peli che vanno a buon fine, da quelli che finiscono per sfociare nelle circostanze meno buone. Essendo però un buontempone, capita non di rado che Lepuri faccia confusione e gli sfuggano diversi peletti, magari sotto al divano o alla credenza. 

Gli scatti di gioiosa follia sono la sua specialità. All'improvviso, può mettere da parte la scopettina, inforcando una piccola aspirapolvere, sulla quale sale a cavalcioni, come un biker su di una Harley Davidson Elecra Glide del 1965, e comincia a smotorare il lungo e in largo per la stanza (nella foto, potete ammirare Lepuri con indosso il suo tipico casco da aspirapolvere).

Lepuri va tenuto un po' a bacchetta, perché a lasciarlo fare, starebbe tutto il giorno a rincorrere leprotte, oppure ad ascoltare la sua musica preferita. In questo modo, Lepuri svolge anche una sua piccola funzione socio-consolatoria. Durante il corso della giornata, se si viene colti dallo sconforto o si è immersi nel pieno di certi problemi, un rapido pensiero al senso di libertà sfrenata di Lepuri, non dico che risolva nessun problema, ma perlomeno può aiutare a farci fare un sorriso. Basta pensare: «...Chissà cosa starà facendo Lepuri, in questo momento...», stando certi che sarà sicuramente impegnato a fare il damerino con una leprottina conosciuta dietro un cespuglio di more, oppure mentre indossa la cuffia invernale con i buchi per le orecchie. L'immagine sarà sufficiente per far scorrere nella nostra mente un piccolo lampo di simpatia.

Lepuri ascolta canzoni solari e molto colorate, anche se i più pignoli la definirebbero musica dal sound caciarone. Lo si può osservare spesso con in testa la cuffia, mentre mixa una canzone dentro l'altra, smanettando con le zampette sulla consolle da dj. I suoi beniamini canori sono Enrique Iglesias e i Gipsy King (ve lo dicevo che ha gusti “speziati”). Passando di fianco alla sua stanza, non è difficile sentire sbraitamenti del tipo: «...Giobì, giobà, e ti saluta il nonno del pascià!!!...».

Come tutti gli spiriti liberi, a volte Lepuri, per dirla con tipica espressione favolistica, scassa un po' le balle. In quei casi è sufficiente dirgli: «...Lepuri, piantala o ti metto arrosto!...». Se vi sembra crudele, non mi verrete mica a dire che il cacciatore intento a squarciare la pancia del lupo per tirare fuori Capuccetto Rosso era roba tanto da bambini? Alla fine Lepuri sa che sono soltanto rimproveri  volubili e senza pretesa. Potrà combinarla grossa quanto si vuole, ma alla fine vi riconquisterà sempre, strofinandovi addosso i baffetti coi suoi buffi modi. Il solletico sbaffettante procurato da Lepuri scatena una simpatia contagiosa, alla quale non si può resistere.

“Lepuri Sposu” sono solo due parole, nella meravigliosa lingua sarda. Ma è questo il miracolo che una lingua sa anche fare, quando le vogliamo bene: riesce a far vivere personaggi che possiamo caricare di affetto creativo, inventandoci la nostra favola linguistica su misura.

10 commenti:

Alessandra Porruvecchio ha detto...

Gilli.... Eccezionale come sempre.... Favoletta deliziosa... Come tu stesso hai detto in altra occasione.. L'esercizio della fantasia fa bene al buonumore... Grazie per farci ritornare ogni tanto un po' bambini.. Spero che anche molti bimbi possano leggere la tua favoletta in modo che il "caro Lepuri" possa scoriattare a tutta velocità nella loro fantasia :-)

Alessandra Porruvecchio ha detto...

Dimenticavo... Bacini lepureggianti :-)

Gillipixel ha detto...

@->Alessandra: grazie Ale :-) la figura di Lepuri mi è talmente simpatica che mi sono divertito a scrivere delle sue peripezie :-) senza averlo detto, credo che nascano così le fortune di tanti personaggi dei cartoni animati: sono un misto di bambinitudine e di spirito adulto, di tenerezza comica e di sfrontatezza buffa :-)

Mi fa piacere che tu abbia gradito come ho organizzato le avventure lepuriane :-) perché io le ho solo organizzate, non ho inventato niente, Lepuri ha una sua identità che nasce dell'andarperpensieri puro :-)

Bacini ciclamini :-)

Kika ha detto...

Se avessi un bimbo o facessi la maestra, la tua di Lepuri Sposu sarebbe una favola che coglierei subito l'occasione di leggergli :)
E' leggera e spiritosa quanto basta, ma nasconde un insegnamento prezioso (come tutto il tuo blog): le parole sono belle, sono mondi da scoprire, lasciamoci incuriosire da loro e dal sapere e... giochiamoci su!
A proposito, leggendo un libro ho scoperto una parola nuova (per me) e buffa ed ho pensato subito a te e a dirtelo; si tratta del verbo "dimoiare", che significa "lo sciogliersi della neve in fango". Quanta raffinatezza, poesia e precisione! Non avrei mai pensato che esistesse un verbo apposito per quel particolare fenomeno della natura! Ah, oltretutto è un verbo di grande dignità perchè si usa senza soggetto, al pari di "piove" o "nevica" :)

Gillipixel ha detto...

@->Kika: ma grazie, Kika :-) mi fa tanto piacere che tu abbia apprezzato quel tenero briccone di Lepuri :-)

Stupendo il termine "dimoiare", non lo conoscevo, grazie...è proprio una bella parola, ha una sonorità particolare ed è bello pensare alla sensibilità delle persone che avranno iniziato per le prime volte ad usarla, così attenti a certe sfumature della realtà...

Sono questi i casi in cui la bellezza della lingua emerge in modo più luminoso: quando coglie aspetti sfumati e preziosi del mondo...molto bello...

Grazie ancora, Kika :-)

Stavolta i bacini sono miei e di Lepuri :-) i suoi sono particolari, perché coi baffetti fa il solletico :-) eheehehe

Bacini baffettati :-)



Kika ha detto...

Che teneri i bacini baffettati di Lepuri, ricambio con un bacino sulle sue orecchie, che magari spuntano già dal berretto invernale :)

Gillipixel ha detto...

@->Kika: :-)))))

CRISTINA BERARDI ha detto...

Gilli fantastico! Mi offro come illustratrice !
Secondo me sei nato per fare lo scrittore :=)

CRISTINA BERARDI ha detto...

Lepuri potrebbe anche incontrare Oreste...chissà che buffe avventure <3

Gillipixel ha detto...

@->Cristina: grazie, Cri :-) è bellissimo che ti sia piaciuto...sei troppo gentile, diciamo che scrivere è una cosa stupenda e io mi ci trovo bene :-)

Non vedo l'ora di fare incontrare Oreste ed Erberto con Lepuri :-)

Bacini favolistici :-)