mercoledì 27 marzo 2019

Quel gran quasi mai non credere di esser stato parte d'essere


Ci son giorni furbi e agili con i piedi fatti a nuvole, che camminano irreali in un tuffo di oltre favola, cosa potevo saperne poi io del tuo tempo messo in musica? Quei rari attimi cristallizzati, proprio a mezzo d’un distratto muoverci, ormai dimentichi del loro mare, ci stupiscono un bel domani, come ninnoli gradevoli riscoperti in un cassetto, ci riscivolano fra le mani, sembran quasi mai stati nostri, eppure suggono intera e piena tutta la polpa del ricordo, solo in seguito completo, noi veggenti di noi stessi, bravi molto a prevedere quanto è stato, non invece il ciò banale pronto a venire senza fanale, ben persuasi ormai a sapere il passato uno strano futuro, senza frac né cilindro al muro, ma con indosso soltanto i panni d’un giorno qualunque senz’affanni, di quel bel ieri soltanto adesso fatto panorama e maturo…

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