giovedì 4 aprile 2013

E le onde stanno a spumare



Un vecchietto viveva una sua vita, in un suo paesello costiero, dove trascorreva una sua giornata dopo un’altra, in riva ad un suo mare, seduto su una sua panchina. Non disdegnava la compagnia, se all’occasione qualche conoscente, o anche uno sconosciuto, capitava a sedersi ad un suo fianco. Ma non gli dispiaceva nemmeno starsene da solo, insieme ad un solo se stesso, a far lambire una fantasia dopo un’altra dall’andirivieni spumoso delle onde rimirate in lontananza.

Un giorno, mentre si abbandonava non si sa bene come, e un po’ più forte del solito, alle sue immaginazioni, il vecchietto venne colto dall’idea di “trasformare il mare” con l’energia del pensiero. Detta così, la questione potrà apparire sintomo inequivocabile di follia conclamata. Ma se la tecnologia avesse fornito a quel tempo un qualche strumento utile per scandagliare dentro le meditazioni del vecchietto (e per fortuna non lo forniva), si sarebbero potute scorgere solo poesia e tenerezze a perdita di pensiero. Nessuna traccia di ossessione, in quel velato utopismo. Solo il consapevole rilassamento di chi, avendo già quasi tutto vissuto, sapeva di non eccedere in stravaganza  nemmeno con quella sua singolare velleità mentale.

“Tras-for-ma-re” era la parola. Di essa il vecchietto s'innamorò.

Se la plasmava nei pensieri, stiracchiandola nei suoi suoni, troncati a piacimento, ora qua ora là infiocchettandola di significati inusuali. “Trans-formare” diveniva ad un tratto, con lieve metamorfosi sillabica: formare oltre, “portare la forma al di là”, al di là dell'ordinario, al di là dell'umanamente accettato e stabilito. Oppure in “tra-sformare” si tramutava il termine: “sformare attraverso”, passare per i vari gradi dell'essere sformato, la realtà come un paio di pantaloni vecchi che si fanno più comodi di man in mano che  vengono indossati, logorandosi un po' nelle cuciture, sulle ginocchia, sul posteriore, ma riservando agio alla modestia, alla persuasione placida di tutte le parti del corpo in essi contenute. E ancora: “trasf...Orma Re!”. Stramba suddivisione verbale con, da una parte, quella sorta di spizzico di locuzione insensata iniziale, più degna di un balbettio innocente (“trasf...”), la quale tuttavia cangiava nel suo secondo spezzone sino ad evocare l'evidenza dell'impronta di un regnante (“...Orma Re!”), incontrovertibilmente rilevata su di un ipotetico suolo.

Qualunque fosse la declinazione che la parola “trasformare” assumeva, c'era di bello che si tuffava sempre in “mare”. Solo per un breve tratto di quel mezzo pomeriggio in cui iniziò a fantasticare così, il vecchietto dubitò veramente della sua saldezza mentale, mentre si addentrava in questi esercizi surreali. «...Non starò mica andando fuori di testa, eh?...» auto-bofonchiava fra sé e sè. Poi però, gli bastarono un paio di occhiate a tutto ciò che gli scorreva intorno, più una fugace rassegna all'insieme dei fatti e delle circostanze da lui vissute nei suoi tanti anni, per ritrovare proprio in se stesso la rassicurazione necessaria: «...ma no, anche da matto, sono sempre il più savio di tutti...».

Da quell'attimo, si sentì libero di poter trasformare il mare come più gli piaceva. Fosse stato per lui, ogni sbuffo di schiuma, ogni risvolto d'onda, ogni ricciolo d'acqua, con tutto il loro compatto contorno di immense spianate verdi-blu, avrebbero dovuto commutarsi in una distesa a perdita d'occhio di petali di fiori. Perché proprio petali? Il vecchietto non se lo sapeva spiegare bene, e si affidava più che altro all'impulso immediato del suo fantasticare.

I petali dei fiori, nel modo di vederli del vecchietto, erano come un secondo mare che aveva smarrito la propria occasione di unità, la propria possibilità di farsi distesa unica e fluttuante. Ogni fiore sbocciato nel mondo era una piccola goccia d'onda che aveva mancato il suo appuntamento di sposalizio con gli altri miliardi di micro-scampoli di tessuto vegetale multicolore, dispersi su mille altri alberi, mille arbusti, steli, gambi, frasche, ramoscelli, tronchi. La totalità dei petali terrestri erano un mare incompiuto e frammentato liberamente nel vento.

Per continuare a non smarrire il contatto con la persuasione di non essere ancora del tutto mentalmente fuso, il vecchietto, nel mentre che si profondeva con grande passione nella sua attività quotidiana di “trasmutator di moti ondosi”, ritagliava per sé anche lunghi intervalli d'attimi dedicati ad altre divagazioni dalle infinite forme, in particolare riflettendo sul fatto che così com'era per i petali, altrettanto si poteva dire degli uomini.

Quante e quali grandiosità attraversano gli animi umani nel corso delle vite? La maggior parte d'esse tuttavia sono grandiosità private, espansioni sentimentali talmente vaste ed al contempo così intime ed intraducibili per qualsiasi sensibilità diversa da quella di colui che le prova, da risultare alla fine come nobilissime torri di solitudine elevate nel mezzo di un deserto affollato da individui fra di loro non comunicanti. Questa moltitudine interiore di attimi sublimi di vita, inconciliabili a vicenda, era un mare irrealizzato tanto quanto quello dei petali di fiore.

Il vecchietto pensava forte a queste cose. E più pensava forte, più sapeva che il mare non sarebbe mai divenuto di petali. Anzi, dopo un po' di tempo il vecchietto comprese meglio il perché del gran fascino suscitato su di lui da questa attività mentale: esso risiedeva nell'assoluta irrealizzabilità. Ogni momento della vita lungamente desiderato con spasmodica aspettativa, oppure con blando auspicio, quando si era poi realizzato aveva portato con sé, oltre alla soddisfazione passeggera, anche un carico di disincanto quasi immediato. Ripensando invece a tutte le cose che durante i suoi anni il vecchietto non era riuscito ad afferrare mai, si accorgeva che in esse si celavano i ricordi più stimolanti.

La vicina di banco del liceo, della quale era segretamente innamorato, e per la quale aveva mutamente penato, senza mai riuscire a farle intendere la propria passione: lei era un antico mare mai divenuto di petali. Il sogno giovanile di riuscire ad essere un grande romanziere, naufragato  senza eccessivo rimpianto nelle piccole soddisfazioni riservate dall'avere in ogni caso scritto tanto, per l'apprezzamento più importante possibile, ossia quello delle persone care e con lui particolarmente in sintonia: erano altre distese fluttuanti d'acqua, mai riuscite a farsi tappeto ondulato di petali.

Il vecchietto così pensava e intanto con fervore annotava. Riempiva taccuini, zeppi di suoi pensieri, o piccoli disegni, idee, scenette istoriate con tratto semplice, scarabocchi spontanei, appunti, noticine varie. E sorrideva, al sentire talvolta le lamentele di qualche coetaneo o giù di lì, saltuariamente seduto al suo fianco per una mezz'oretta di rimpianti rivolti ai bei tempi andati, a quando ancora non era tempo di pensione e gli “impegni veri” coprivano tutta la giornata.

Mentre il mare, lì di fronte, con somma soddisfazione del vecchietto, seguitava a non diventare di petali.

Finché un bel giorno, alla panchina s'appressò una signora, vecchia pure lei, ma di una “vecchiezza” molto bella, con negli occhi, non ancora doma, la stessa luce dei vent'anni solo in apparenza ormai così lontani. Incuriosita da quella gran profusione di scribacchiare meditabondo, non si era potuta trattenere dal rivolgersi al vecchietto: «...La prego di perdonare l'invadenza...» disse la vecchia bella al vecchietto, «...l'ho osservata già parecchie volte, e se mi guardo in giro, non riesco a vedere una persona più soddisfatta di lei nel fare quello che sta facendo. E' troppo se le chiedo cos'è che la tiene così felicemente impegnato per tanto tempo della giornata?...».

Con un misto di sorpresa e conferma per la donna, il vecchietto gioiosamente si pronunciò: «...Ma mia cara, lei non è invadente per nulla, anzi, le rispondo con gran piacere: quello che faccio tutto il giorno qui seduto, non è altro che provare a trasformare il mare in petali, con la forza della mente...». A sentire queste parole, uno sorriso più sconfinato e radioso non si sarebbe potuto dipingere sulle labbra della vecchia bella, la quale, quasi come se quelle medesime sue parole fuoriuscissero dalla bocca di un'altra, sentì se stessa rilanciare: «...Sarebbe allora così gentile da concedermi il privilegio di farle da aiutante “trasformatrice di mare in petali”?...». E da quella volta, il posto sulla panchina alla destra del vecchietto venne impreziosito in pianta stabile dall'ancora graziosissimo sedere della vecchia bella.

Il vecchietto non tardò molto a rendersi conto che il lavoro di squadra giovava parecchio all'attività di trasformazione del mare in petali di fiore. La presenza della vecchia bella era feconda e rivitalizzante. Con lei nessun argomento di conversazione era mai troppo strano o impegnativo. Insieme alla vecchia bella, il vecchietto si poteva inoltrare in qualsiasi territorio dell'ordinario parlare e persino della surrealtà, stando sicuro di fare ritorno ogni volta con la mente e la fantasia arricchite.

Addirittura, verso il tardo pomeriggio di una giornata trascorsa tra mille chiacchiere errabonde, l'aria s'era appena affacciata sui primi gradini di un tramonto particolarmente arancione, quando il vecchietto sentì così profondamente la vicinanza della sua vecchia bella, assaporò una sintonia con lei talmente intensa, da temere per un attimo che il mare si fosse davvero trasformato in petali di fiore. Tirò subito un sospiro di sollievo, appena si accorse che si era trattato soltanto di un piccolo gioco di luce innescato dal sole basso e sonnacchioso di fine giornata, infiltrato placidamente fra le frasche di un albero. Non c'era stata nessuna mutazione in petali, ma molto più semplicemente, il vecchietto si era limitato in modo squisitamente montaliano ad «...osservare tra frondi il palpitare / lontano di scaglie di mare...», le quali per un'infinitesima frazione di nanosecondo gli erano apparse come grossi petali rosso scuri. Il lavoro di trasformatori di mare in petali, anche per quella volta era salvo.

Una mattina, la vecchia bella, venendo alla panchina, la trovò vuota. Il suo caro vecchietto non s'era presentato.

Ora, se la presente fosse stata una normale storia delle mille che appestano l'ordinario lettore d'impostazione studioapertistica, ormai pienamente assuefatto alla diffusa atmosfera “avvoltoia” che intride l'aria tutta di brunovespevole banalità del male, a questo punto nulla sarebbe stato più scontato del dedurre una brutta fine per il povero vecchietto. Ma col ca...col cauto ottimismo dei folli, che lui era morto!!!

Infatti, la vecchia bella non fece nemmeno in tempo a preoccuparsi di quell'assenza a sorpresa, che un bambinetto timiduzzo le si avvicinò sorridendo e silenzioso, consegnandole una lettera. Era indirizzata «Alla mia cara vecchia bella». Nel bigliettino all'interno, fuoriuscito insieme a un profluvio di petali dagli odorosi colori, c'era scritto: «...Ti aspetto a pranzo da me a mezzogiorno e un quarto. Ti preparo spaghetti al pomodoro, pizza e patatine fritte. Poi cin-cinniamo con la grappa di rose. Sono gradite le mutandone leopardate...». Firmato: «...Il tuo vecchietto - Via dei Giratubi in Fiore, numero 8 – Quartiere Ecosistema Intatto – Codice di Sviamento Postale: # ⅞ @ - Un nostro Paesello...».

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MA QUANTO E' BELLA L'ARETHONA?!?!?!

11 commenti:

MR ha detto...

Questo poetico racconto lascia qualche speranza, Gilli. Che si può trovare la magia e l'amore basta volerlo fortemente. Che se vi si crede davvero nella vita, fosse pure a cent'anni, può succedere. Bella e amorevole fantasia. Grazie! Baci.

Gillipixel ha detto...

@-> Maria Rosaria: grazie, cara EmRose :-) il mio raccontino è iper-lieto-finalista :-) ma mi sono detto: tutto il mondo cerca di far morire di paura il prossimo, di raccontare solo miserie e disgrazie...per una volta, se qualcuno cerca di buttarsi tutto sul versante opposto, forse non guasterà :-)

Bacini a lungo termine :-)

Vilma Bellucci ha detto...

In questi tempi è difficile sognare e sperare. Ma se si perdono i sogni è davvero finita... quindi perchè rinunciare?!
Un testo bello e scritto in modo poetico.
Bel blog, complimenti

Gillipixel ha detto...

@->Wilma: ehi, grazie Wilma :-) molto gentile il tuo commento, e benvenuta qui, su andarperpensieri, mi ha fatto molto piacere la tua visita...

Prometto che ricambio presto con una visita al tuo blog :-)

Bacini inaugurali :-)

Occhi blu ha detto...

Poesia allo stato puro, caro Gilli, fino alla lettera (non mi piace il finale).
Se non l'hai già trovata, ti auguro con tutto il cuore di incontrare presto la tua "cara bella" con la quale TRASFORMARE TRASalito FORtemente MA REalmente il mare.
;-)

Occhi blu ha detto...

era stato pubblicato due volte ... magia dello smartphone!

Gillipixel ha detto...

@->Occhi Blu: ma grazie di cuore, dear OuBee :-) è sempre bello quando trovo un tuo caro commento...non ci crederai, ma concordo con te sul finale :-) è un po' pecoreccio e svaccante, proprio non ti so dire come mai mi sia uscito così...forse volevo un po' controbilanciare l'eccesso di romanticismo e di melassa che c'è nel resto della storia :-) non so :-)...magari, se un giorno me ne verrà in mente uno più consono, rettificherò tutto il raccontino...

Ah, molto carino anche il tuo gioco di parole :-) mi è piaciuto...ancora grazie del prezioso commento:-)

Spero di leggere presto nuove cose sul tuo blog, rimango in attesa :-)
E come diceva il buon Bob: "...don't worry about the Smart-fòn, 'cause every little fòn gonna be all right..." :-)

Bacini reggae :-)

Occhi blu ha detto...

più consono? lo era già, solo che a mio modesto e soggettivo avviso hai commesso l'"errore" di voler controbilanciare!
e se ti fossi fermato alla lettera senza spiegarne il contenuto lasciando il finale aperto?
è solo una delle ipotesi ...

ho nelle bozze e in mente parecchi post che, dati i carichi emotivi che li hanno scaturiti, devono riposare là dove sono; capirai quando sarà giunto il momento di pubblicarli ...

ciao o RE MAgico FORse TRAScendentale!

Gillipixel ha detto...

@->Occhi Blu: le tue osservazioni sono sempre utili e pertinenti, non temere, dear OuBee :-) e ti confermo che anche a me non piace molto come l'ho fatto terminare...ecco, l'idea di lasciare in sospeso è interessante...per ora lo lascio così, ma non è detto che in una eventuale rettifica, non tenga conto di quella ipotesi :-)

Aspetto i tuoi scritti, per quando saranno pronti ad uscire :-) è vero, spesso vanno lasciati decantare...hanno bisogno dei loro tempi, anzi, molto spesso lo sanno loro quando è il momento buono per mostrarsi :-)

Ehi, ci hai preso gusto con le tra-sfor-ma-zio-ni :-) molto forte anche questa, grazie :-)

Bacini temporizzati :-)

Occhi blu ha detto...

NIente, ZIO, MA SFORno TRAsformando ancora al contrario le tue chiare fresche e dolci sillabe ...
:-)

Gillipixel ha detto...

@->Occhi Blu: ehehehehehhe :-) ti scateni, dear OuBee :-) MA ZIO lonTRA SFORbicia sempre NIpponici origami?

terribile questa!!! :-)

Bacini coi mutandoni leopardati :-)