giovedì 24 novembre 2016

"Un pensiero ogni qualche giorno" 1 - "Resilienza consum-elettiva"

"Un pensiero ogni qualche giorno"

1 - "Resilienza consum-elettiva"
L'ultima cosa di cui aveva bisogno un'Italia già devastata come l'attuale dal punto di vista identitario, era il massacro civile che si sta accompagnando alla fatidica scelta del sì o del no. Qualunque sarà l'esito, il gran festival della ripiccuccia per il ricattino alla fazioncella, ha ormai causato un danno oltremodo spropositato, sul piano sociale e culturale, già per suo conto notevolmente prostrato.

A questo punto, forse, nemmeno se si votasse per una forma di costituzione perfetta, concepita dagli stessi Dei della giurisprudenza in persona, si riuscirebbe ad aggiustare questo amaro in bocca, questo sapore di guasto che ci ritroviamo tutti a biascicare, un po' mezzo sconsolati, irrimediabilmente condannati a non sapere mai più se si tratti di un gusto di vittoria o di sconfitta.

Tali periodiche ondate di "definitivismo" elettorale, come se di volta il volta non ci fosse mai più lo spiraglio di un domani, distraggono spesso e volentieri l'attenzione da quella che dovrebbe essere considerata ormai la vera sede di voto. Forse ce ne rendiamo conto tutti troppo poco, ma, in senso molto generale e ampio, l'effettivo voto politico, lo esprimiamo ormai più spesso quando facciamo la spesa, quando compriamo merci o servizi, quando scegliamo di dedicare una parte del nostro denaro a un acquisto della più svariata natura.

Al netto dello svuotamento di senso della rappresentatività politica concessa ormai al cittadino comune, e del grado residuo di capacità di influire sulla realtà, il comportamento rispetto alle merci, in una prospettiva ampiamente mercificata come quella in cui siamo immersi, si rivela forse uno dei pochi strumenti efficaci per far sentire la propria voce.

Come nel racconto della lettera rubata di Edgar Allan Poe, invece di ravanare tutti con gran affanno nel gran illusorio sfavillio del miraggio para-politico, dovremmo forse molto più semplicemente prestare attenzione allo scaffale del supermercato. Oppure all'infida vulgata pubblicitaria, ammaliante sottofondo di regime pifferaio, capace ormai di trasportarci in trance, come masse di estatici lemming, sull'orlo di un qualsivoglia burrone d'insensatezze assortite.

Personalmente, ho sperimentato e messo a punto una forma un po' buffa di facoltà di "voto mercatale", adottabile da chiunque, a metà strada fra l'espressione di dissenso, e la brancaleonina resistenza passiva, sconfinante nelle saggezze del regno dell'assurdo.

Quello che bisogna fare è semplicemente recarsi in un centro commerciale, ipermercato, grande magazzino o simili. Vien quasi fatto di dire che più scegliamo grande il luogo, ricco e sfavillante di ogni ben di Dio, e meglio è.

Una volta in loco, si praticherà il comportamento opposto di quello previsto dai meccanismi stessi per i quali queste smisurate rivendite sono concepite. Loro scopo di fondo è farti acquistare per lo più un sacco di cose di cui non avevi minimamente bisogno. Dovere civico del "votante commerciale", diventa allora non comprare nemmeno ciò che serve.

Nel contempo però, bisogna anche premurarsi di portare via tutto quanto sia possibile, pur rimanendo nei termini della liceità. Come ci si può or dunque districare in una simile apparente contraddizione?
È presto detto: si porterà via tutto ciò che si può, ma solo con gli occhi. Tanto, non riusciremmo a mangiare nemmeno una minima parte dello sproposito di "mangiabile" che ci viene propalato dinnanzi; lo stesso dicasi per il "vestibile", il "calzabile", il "telematizzabile", e via dicendo.

Ci si riempiranno allora le pupille di iperboli salmonate al banco del pesce, ci si ubriacherà lo sguardo coi più raffinati nettari fra gli scaffali dei vini, si indosseranno virtualmente mutande sopra i calzoni, volendo...tanto, il vantaggio di non porre freni alla fantasia ci sosterrà appieno in questa scorribanda elettoral-merceologica.

E alla fine, usciremo con la salute intatta, la bramosia di acquisto un po' placata nei suoi aspetti più inutili, e con ancora nel portafoglio ancora il denaro sufficiente a entrare nella prima libreria per comprare un buon romanzo, o un saggio di filosofia, a seconda dell'umore che ci avrà lasciato in corpo la consapevolezza di aver svolto con scrupolo il nostro dovere civico.



2 commenti:

Ou Bee ha detto...

Bentornato Gilli!
Che piacevole sorpresa!!
Dal tuo linguaggio più ricco e variegato si percepisce che hai letto molto negli ultimi due mesi.
Sono contenta che tu abbia fatto questo primo passo, al quale devono seguire tutti gli altri verso una direzione felice e fruttuosa della tua vita.
Un abbraccio,
Ou Bee

Gillipixel ha detto...

@->Occhi Blu: grazie Ou Bee...mi sento un po' arrugginito, ma provo a scribacchiare...

Bacini ai primi passi