lunedì 3 giugno 2019

M - Il figlio del secolo


Sosteneva il grande poeta americano Ezra Pound (1875-1972) che soltanto la buona letteratura sa regalarci notizie capaci di rimanere attuali per sempre.

Solo fra le pagine di un buon libro, possiamo leggere cose che non diventano mai “di ieri”, conservando invece tutta la propria freschezza e una pregnanza di significati perpetuamente odierna.

Lo straordinario romanzo storico “M – Il figlio del secolo”, di Antonio Scurati, sembra davvero aver preso alla lettera le parole di Pound, facendone una sorta di obiettivo programmatico di fondo delle proprie modalità narrative.

La “M” del titolo sta naturalmente per Mussolini Benito e non si tratta di una semplice biografia romanzata del duce del fascismo. È piuttosto la biografia di un’epoca, vista attraverso l’ingombrante “lente  d’ingrandimento drammatico” della vicenda umana e politica di Mussolini (il volume prende in esame gli anni di “incubazione” sociale e politica del fenomeno fascista, dal 1919 al 1924).

Il “problema”, con gli avvenimenti importanti che segnano il passo al cammino dell'umanità, sta perlopiù in una duplice difettosità.

Dapprima, gli eventi ci scorrono davanti in rassegna come elementi di cronaca un po' indecifrabili e durevoli lo spazio di qualche settimana al massimo.

In seguito, dopo parecchio tempo, noi (o chi per noi) li ritroviamo “impaludati”, “addobbati a festa”, cristallizzati e spesso devitalizzati, fra le pagine di un libro scolastico di storia.

La storia, per chi la sta vivendo, è difficilmente leggibile con chiarezza.

Mentre la distanza del tempo accumulato sopra i fatti, rischia talvolta di incasellarli in una visione stereotipata e svuotata dell’immediatezza originaria, della “presa diretta umana” di cui erano carichi nel loro accadere.

L’operazione di Scurati risiede nel tentativo (a mio avviso ben riuscito) di riportare i fatti alla “flagranza del momento” in cui si verificarono.

Questo viene fatto ovviamente nel pieno privilegio della finzione romanzesca: stipulando un patto di complicità con lo scrittore, leggendo, quasi ci auto-invitiamo a far finta di non sapere come andarono poi gli eventi nel loro effettivo svolgimento storico.
Allo stesso tempo però, lo sappiamo.

Per cui alla fine, ci gustiamo sia lo stupore di un’immediatezza cronachistica rispolverata, sia la consapevole di una panoramica temporale di ampio respiro, che pur possediamo.

La storia, calata di nuovo nella sua dimensione di dubbio, e nello stesso tempo già ben pregna di un ampio sottofondo di “senno di poi”, risulta in questo modo rivitalizzata da un nuovo vento di passione conoscitiva.

In questo modo, numerosi personaggi a tutti ben familiari (oltre a Mussolini stesso, compaiono D’Annunzio, Marinetti, Giacomo Matteotti, Filippo Turati, Giolitti, e così via) vengono “estratti” dallo stato di fantasmi storici in cui la memoria comune spesso li tiene relegati, e riportati ad essere protagonisti vitali di un racconto tragico, denso di energia narrante, appassionato nel contempo e “super partes” (per quanto possibile).

Va aggiunta una nota dolente. Il libro di Scurati ha subito anche molte critiche, perché da alcuni studiosi sono stati rilevati nel testo non pochi errori e imprecisioni riguardanti date e altri dettagli storici.

Personalmente, mi è spiaciuto molto per questo “infortunio”.

Proprio quello, ho provato: il dispiacere che ti coglie quando sai di un amico che stava creando un qualcosa di così bello, da non riuscire a controllare tutti i particolari, tanto la bellezza lo teneva impegnato e lo rapiva completamente nei momenti del proprio lavoro.

Questa non è una scusante. La gravità delle imprecisioni, per un libro che ha fatto della fedeltà alle fonti una delle sue motivazioni primarie, rimane.

Ma a me rimarrà, ancor prima, il ricordo di una gran bella lettura, che mi ha aperto una nuova prospettiva su un possibile modo alternativo, più vivo e partecipato, di guardare alla storia.


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