sabato 23 ottobre 2010

L’insospettabile felicità dell’«effeunista»


Come tutte le persone felici, Gabriele non immaginava nemmeno di esserlo. La serenità delle sue giornate rimaneva costantemente appesa ad un filo di malinconia sempre serpeggiante in sottofondo, come un ingannevole controcanto.

Gabriele di lavoro faceva l’«effeunista». In realtà, nella grande ditta di progettazione di programmi informatici, questo termine lo conosceva solo lui. Gli piaceva definirsi così fra sé e sé, pensando al proprio ruolo, anche se nell’organigramma la dicitura ufficiale figurava in termini aziendalmente molto più pomposi.

La mente dell’«effeunista» sta dietro a tutto ciò che sgorga fuori alla pressione del pulsante F1 sulla tastiera. La mente ed il cuore, nel caso di Gabriele.
Un’introversione costantemente sospesa sull’orlo dell’incomunicabilità era il tratto personale che gli aveva fatto guadagnare la massima sensibilità in questo tipo di mestiere. Spesso è proprio un timido la persona più indicata per capire l’animo della gente. Il timido ha perennemente puntato su di sé il “teleobiettivo” del giudizio altrui. Questo finisce per trasformarlo in una sorta di “cartina al tornasole” sempre aperta all’atto di cogliere le più impercettibili sfumature della mutevolezza umana.

Le guide confezionate da Gabriele a corredo dei prodotti realizzati nella grande ditta, non di rado costituivano una delle parti più affascinanti di ciascun programma stesso. Chi utilizzava quei programmi assistito dalle indicazioni amorevolmente precise di Gabriele, percepiva qualcosa che oltrepassava il puro affiancamento tecnico. Non è eccessivo dire che addentrandosi in uno di quei programmi sotto la guida di Gabriele, ci si sentisse voluti bene.

C’era poi Micol André, giovane collega di Gabriele, non tanti anni meno di lui.
Nella grande ditta, le fonti di gravitazione femminile erano numerose, ma Micol Andrè aveva sempre rappresentato uno dei pianeti più luminosi, per Gabriele.
Micol André era impiegata in un’altra ala del grande edificio e Gabriele la vedeva solo di tanto in tanto.
Micol André era felicemente fidanzata e agli occhi di Gabriele la circostanza rendeva l’immagine di lei ancor più pregiatamene rarefatta nella sua irraggiungibilità, già di per sé estrema per il mimetico e defilato mordente affettivo dello schivo «effeunista». Si era soffermato solo alcune volte a scambiare poche parole con lei, nel mezzo di uno dei numerosi labirintici corridoi della grande ditta.
Solo in un’occasione, facendo capolino sotto la coda del “cavallo di Troia” offerto dall’espansività di un collega che lo accompagnava, Gabriele riuscì a parlare un po’ di più con Micol Andrè, assetato come suo solito di addentrarsi con piede vellutato nelle vite altrui. Non per una forma di morbosa curiosità, ma per l’empatia che sentiva con urgenza di dover condividere con ogni essere umano.
Le aveva chiesto di quel nome straniero e aveva saputo delle sue origini per metà francesi, rese ulteriormente fascinose dal dettaglio del doppio appellativo, per di più impreziosito dall’ambiguità della seconda parte. In Francia Andrè è nome maschile ed i genitori si erano riservati il vezzo di chiamare così la loro figlia come a suggellare l'originalità del proprio amore per lei (a dire il vero questa sfumatura, Gabriele, da buon «effeunista», l'aveva letta soltanto fra le righe di quella conversazione).

Con tutto ciò, la figura di Micol Andrè rimaneva per Gabriele un’icona privilegiata e non meglio specificata, di una desiderabilità mantenuta sempre, inevitabilmente ma con soddisfazione, sul filo teso del mai detto e del mai fatto. Nell’archivio personale di Gabriele, Micol Andrè figurava alla voce “affetti generici sotto controllo”.

Poi una notte, del tutto inopinatamente e insospettabilmente, l’aveva sognata, con grande vividezza. La prima parte del sogno si era dipanata all'insegna di una tenerezza estrema. Addirittura, la nebulosa narrazione onirica aveva proditoriamente inserito in copione piccoli ed insignificanti contatti fisici fra Micol Andrè e Gabriele.
Lievi abbracci, sfioramenti casuali, tanto sbalorditivi nella loro pudica intensità, non solo perché mai avvenuti nella realtà, ma anche per il fatto di non essere mai stati effettivamente evocati dalla fantasia di Gabriele, ora immerso nella soffusa incredulità del proprio sogno.

Un altro dettaglio della distorsione paradossale di cui il sogno era inzuppato, veniva dal contrasto clamoroso fra sentito e pensato, fra percepito e creduto. All'atmosfera sostanzialmente casta e priva di risvolti sensuali del racconto sognato, faceva infatti da riflesso distorto la straordinaria potenza con la quale la virilità di Gabriele, smodatamente impennata contro le seriche quinte del suo ventre, aveva voluto commentare a lungo i diversi passaggi della trama del sogno.

L'acme emotivo giunse infine da alcuni dettagli particolarmente toccanti, fra le vicende sognate. Nella tipica confusione dettata dai labili confini del percepito onirico, Gabriele si era ritrovato faccia a faccia con Micol Andrè, a sentirsi raccontare da lei il proprio contrastato rammarico di non poter essere la sua donna.

A questo punto Gabriele si era ridestato.
In tempo per continuare a mantenere vive e chiare nella mente ormai sveglia le immagini sognate, pur riuscendo a rimanere immerso ancora alcuni attimi fra le sensazioni pure, assaporate nel sonno. L'aspetto più piacevolmente bizzarro dell'avventura onirica di Gabriele si manifestò proprio a questo punto. Non sussisteva traccia né sospetto di tristezza alcuna, in quegli attimi sparpagliati di strascico affettivo, traghettati nella semi-veglia.
C'era soltanto una calma vasta, controllata, soddisfatta.
Solo in quei momenti Gabriele si rese conto che il soggetto del suo sogno non era stato Micol Andrè. Aveva invece sognato il desiderio amoroso stesso nella propria essenza più pura, fatta di inafferrabilità eterna.
Tutto ciò parve a Gabriele molto bello.

E vagando con mano esploratrice sotto le coltri, per vedere d'afferrare sensazioni disperse là sotto, altrettanto rassicuranti e familiari, si riassopì ancora qualche istante, in attesa che squillasse la sveglia per una una nuova giornata da «effeunista».



8 commenti:

Antonella ha detto...

un gestore di f1 con una creatività così profonda potrebbe fare qualsiasi lavoro. Un po' mi sento io così

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: grazie, Anto, per aver letto e "com-patito"...è un onore per me riuscire a toccare certi animi preziosi...
Bacini con guida in linea :-)

maria rosaria ha detto...

tracciato lodevole, gil! nella veste di narratore non ticonoscevo ancora... molto dolce, direi. quanto a creatività, sei debordante ;)
un bacio... debordante

Gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: in effetti, cara Em Rose, quelli di narratore non sono proprio i miei panni più consoni :-) Mi trovo molto meglio nei brevi "saggi sul nulla" declamato in libertà :-)
A volte però faccio alcuni esperimenti di pseudo-narrativa: mi piace confrontarmi con le difficltà di questo genere, anche se i risultati alla fine sono un po' così così :-)
Grazie, bacini narrati :-

maria rosaria ha detto...

ma guarda che il mio era un commento positivo, gil... forse mi sono spiegata male :)

Gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: scusami tu, Em Rose :-) avevo capito benissimo ed apprezzato il tuo commento...sono io ad essere sempre iper-critico con me stesso e autoflagellante :-) facevo solo considerazioni generali...da qui l'equivoco :-)
Grazie, sei molto cara...
Bacini acritici :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

prima di tutto: spettacolare scelta di colonna sonora! accompagna le parole rendendole vive... poi va detto che a volte è un sogno a rivelarti cosa davvero senti e desideri... baci onirici

Gillipixel ha detto...

@->Farly: pppssssstttt...ppppsssstttt
Ascoota, Farly, se tieni il segreto, ormai te lo posso anche svelare...tanto nessuno leggerà più questi commenti :-)
Il sogno era vero ed era mio...la storia invece è romanzata: non lo faccio l'effeunista di mestiere :-)

Bacini semi-autobiografici :-)