mercoledì 20 ottobre 2010

«Te la do…» - «Va beh, ma io mica me la prendo…»


L’automobile presa come oggetto a sé, considerata da un punto di vista “super partes”, decontestualizzato, ci fornisce uno dei più fulgidi esempi degli stupefacenti traguardi varcati dalla tecnologia moderna.
Calata invece nell’ambito del suo “habitat naturale” odierno, ossia un elefantiaco sistema auto-circolatorio, completato da un grottesco ruolo da status symbol sempre più imbolsito e rintronato, l’automobile rappresenta probabilmente uno dei più potenti amplificatori della stupidità umana mai concepiti.

Una prova continua di questa seconda componente della schizofrenia motoristica viene offerta dal modo in cui questo oggetto culto della modernità viene vieppiù “demenzializzato” in ambiente pubblicitario.
Girano due spot in tv di questi tempi, che la dicono lunga su questo aspetto.
Non ricordo né marche, né modelli in questione, ma anche se li ricordassi non li direi. Cosa importerebbe ormai? Oggi ti puoi comprare un’auto dal nome norvegese, potendo stare certo che la proprietà risiede in India, il motore lo fanno in Bagladesh, il telaio a Taiwan e le pastiglie dei freni a Brembate di Sopra.

Il primo filmino pubblicitario si apre con questa festa in una villa piuttosto elegante. Bella gente che danza, si diverte, drinka, flirta. Viene l’ora di salutarsi e una delle invitate, non ricordo bene per quali circostanze, si ritrova nella necessità di essere riaccompagnata a casa da qualcuno. Qui entra in scena “il nostro eroe”, che si offre di darle un passaggio. Il viaggio è piacevole e, si presume, piuttosto lunghetto, attraverso un bel paesaggio che aiuta a creare un certo feeling fra le gradevoli atmosfere dell’abitacolo, sino a che i due giungono sotto casa di lei.
Visti i presupposti, succede quello che nella realtà non si verifica praticamente mai, nonostante ogni presupposto: lei (che detto per inciso, con le parole del poeta Andrea Mingardi, è una gnocca Abarth) lo invita a salire. E’ a questo punto che l’eroe si fa genio assoluto: «…No, grazie…» risponde, «…volevo solo guidare un po’…» e se ne va via, lasciandola lì sola sul marciapiede, quasi sgommando.

No, fammi un po’ capire: generazioni di maghi del ribaltabile si sono arrabattati come dei matti per combinare una striminzita chiavata su certe utilitarie tanto risicate da non lasciare quasi nemmeno il posto per fare scivolare una mutanda, e te mi snobbi un agevole occultamento del salamino praticato in tutta comodità nell’alcova di una super carrozzata del genere? E per quale motivo poi? Guidare una macchina? Ma ti rendi conto che sei lì lì per ottenere d’ufficio il diritto all’eutanasia gratuita passata dalla mutua?

Ma non ci curiamo di lui, guardiamo e passiamo al secondo spot di cui vi parlavo.

Questo è costruito a flash d’immagini veloci, con una voce di sottofondo, che poi sarebbe quella del protagonista. Le immagini, a commento delle parole, starebbero a rappresentare una sorta di sunto di tutte le ultime tendenze modaiole più in voga, che la voce narrante tratta con un tono non scevro da una certa dose di malcelata supponenza
E i social network, e i brunch, e gli happy hour, e così via “puzza-sotto-il-naseggiando”, il protagonista ci tiene a sottolineare che lui non è uno che si mischia alla massa, non è un pezzente come quei poveri omologati schiavi delle mode e delle vacuità più grossolane.
Ma il più bello viene alla fine: quale sarebbe il nobil gesto che tale eroe di turno si accinge a compiere per suggellare in maniera superba la propria assoluta ed integrale estraneità al conformismo? Sta per comprarsi una macchina, marca X, modello Y.
Cioè, prima fai tanto il puzzone e l’esclusivo, che quasi t’immagino normalmente solito sbocconcellare filetti di panda bolliti in brodo di stelle alpine e poi mi vieni a raccontare che il massimo della tua originalità è comprare un’auto, ossia una roba che a breve, ben che vada, sarà in possesso giusto giusto di quei miseri altri tre o quattro milioni di persone al mondo?
Sai allora cosa ti suggerisco io, se vuoi andare davvero al di là delle mode più trite e ritrite? Ma va a ciapà i ràt, va làh, va làh!



8 commenti:

Vanessa Valentine ha detto...

Ah, ah, ah!!!
Osservazione al solito puntuale e distruttiva, Gilli!:)))
Vista stasera (ma pure a mezzodì, che du bols) la reclame dell'indipendente che va a intrupparsi con la macchinona sul ponte, con altri 50 milioni di tizi come lui (ha una voce che gli passeresti sopra con una carriola ruggine, in effetti).
Ma perché la pubblicità non la possono più fare come i vecchi caroselli, comprate il detersivo Quick perché vi fa le mutande bianche? Guidate la nostra macchina perché non vi resta in mano il cambio, cose così. Un po' di semplicità, please. Basta stili di vita farlocchi e altezzosi, sono finiti i soldi!
E poi da donna, basta associare gnocca e motori..o gnocca e comodini, gnocca e pizza, etc etc.
Pure di quella vacillano le scorte...:)))))
L'uomo che dice "no, grazie", comunque, è sintomo dei tempi, meno rotture a guidare di notte per chilomenri che sorbirsi le problematiche relazionali...;)

Antonella ha detto...

E’ a questo punto che l’eroe si fa genio assoluto: «…No, grazie…» risponde, «…volevo solo guidare un po’…» e se ne va via, lasciandola lì sola sul marciapiede, quasi sgommando.
A me sembra bellissimo. Insomma basta con questo sbbavamento accanito del maschio. Non se ne può più e poi per darla e per prenderla c'è sempre tempo

Gillipixel ha detto...

@->Vale: ehehehhe :-) ciao Vale, che bello ritrovarti in cotale spazio commentevole :-)

E...alla fine, sì...devo proprio ammettere che hai colto un'aporia plateale nel mio ragionamento: in fondo il tizio non è da criticare per abbandono di tetto coitale :-) ma semmai da commendare per saggezza e lungimiranza :-)

Rimane tuttavia un passaggio valido, nel mio argomento: va bene la rinuncia, ma per guidare noooooooooo!!! :-)

Se proprio avessi dovuto rinunciare io, l'avrei fatto con più stile, con una motivazione ben più raffinata...che ne so: "No grazie, tieniti pure la patata, io me ne vado a lumache nel bosco!"...oppure: "No, ti sono grato per la tua generosità, ma mi si riunisce giusto or ora il club degli asociali, e non vorrei mancare alla seduta per nulla al mondo!" :-)

Bacini demotorizzati :-)

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: anche a te, cara Anto, mi sento di ripetere quello che ho scritto sopra alla cara Vale :-)

L'atteggiamento del rinunciatario patatale di per sè mi garba anche :-) Anzi, quasi mi esalta, ma sono le motivazioni che mi lasciano un po' interdetto :-)

Del resto, com'è noto (o forse no...:-) io sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di competizione...in primis, aborro la competizione di stampo viril-coitale-riproduttiv-sociale :-)
E da sempre, mi schifa pure l'abbinamento ritrito "macchinone uguale gran virilone" :-)

Guarda, se il protagonista, motivando la sua rinuncia, avesse detto: "...devo scappare, mi mancano pochi capitoli per finire di leggere l'Iliade in greco antico...", beh, sarebbe stato perfetto, sarebbe divenuto il mio mito personale :-)

Invece così, no: così rinuncia ad uno status simbol stantio (...un'altra pollastrelle nel carniere, un'altra tacca da segnare per bullarsi poi al bar con quei 4 ubriaconi dei suoi amici...), per prefrire un altro status simbol forse ancora più infelice: il macchinone e tutti i suoi fasulli significati accessori
:-)

In ogni caso: bacini euro 5 :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Nessuna donna può resistere se uno dice "vado a finire i pochi capitoli che mi mancano dell'Iliade in greco antico"..., lo prende e lo sbatacchia lì sul cofano ancora rovente della sventurata vettura, satollandosi a piacimento delle sue carni, per giunta ammaccandoglielo tutto (il cofano).
Ma allora è tutto un barbatrucco maschile!
:))))))))
Non credo invece che nessuno rinunci alle patate per le lumache, mi sa.;)

Gillipixel ha detto...

@->Vale: ahahahhaha :-) che ingiustizia però, Vale :-) Chissà perchè la povera lumaca è così discriminata rispetto alla tanto osannata patata...mah, vacci un po' a capire nel metaforico ragionar di lussurie allegoriche :-D
Aggiungo poi che la scena del maschio grigliato sul cofano non è per niente male :-D
Bacini riderecci :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

guarda secondo me quello del primo spot è uno studente di ingegneria elettronica dell'ultimo anno, mentre il secondo è il suo amico scemo dei scienza della comunicazione... gli altri discutono di rate e interessi per scegliere la macchina (che poi non comprano)

Gillipixel ha detto...

@->Farly: ecco, questa ipotesi non l'avevo vagliata, cara Farly :-) si vede che il primo, s'è andato a fare due sgasate per testare l'affidabilità tecnica del mezzo...e il secondo, stava solo applicando le tesi di un famoso mass-mediologo :-)
Eh, sì, dev'essere andata proprio così :-)
In entrambi i casi, invertito l'ordine dei fattori, il "prodotto-pirla" non muta di un millesimo :-D
Bacini neorivelati :-)