venerdì 19 novembre 2010

La felicità c’è, ma non si vede


“…l’odierno sistema della circolazione automobilistica
cala ciascuno di noi in una modernizzata versione del
supplizio di Sisifo, rivisitato in forma d’incubo scatologico:
per quanto ti sforzi di liberarti, hai sempre
uno stronzo perennemente attaccato al culo…”.

De hautomobilista comburendo
Gillipixel - 2010

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Non credo possa esistere la felicità.
Anche se si tratta di un’idea forse già espressa qua e là in altre occasioni, oggi mi piacerebbe ritornarci sopra. Se ne potrebbe discettare per ore, ma stringendo un po’ si arriva a dire che la felicità non ha modo di esistere per due rigorosi motivi.

Uno è che la felicità consiste in una dimensione ideale, e come tale, per definizione, irraggiungibile. Questo fa anche della felicità l’oggetto primario del “desiderio”, anzi, diciamo pure che l’atto del desiderare e la felicità di fatto coincidono. Il primo insegue la seconda, senza mai raggiungerla; la seconda offre l’illusione di concederci la propria essenza, solo finché non si spegne l’impeto desiderante del primo.

Secondo motivo è che la felicità, sempre per definizione (o almeno così mi sembra di capire…), dovrebbe rappresentare uno stato d’animo di non ritorno, decisivo. Una volta agguantata, non ci può essere secondo tempo, pena la perdita del significato più genuino del termine.

Queste due condizioni non si realizzano mai, per ovvi motivi (…lascio da parte ogni possibile risvolto religioso del discorso, perché si complicherebbe troppo e perché quella è roba seria che non mi compete…). L’irraggiungibile sfugge perennemente e la vita è un continuo passare attraverso stati d’animo alterni.

Detto questo, ci sono momenti in cui si provano sensazioni che se non possono dirsi propriamente di felicità, non si saprebbe bene come altrimenti definirle. E la cosa più bella è che dietro di esse si cela una sproporzionata presa per il culo.

Sì, perché uno ha un bel darsi da fare a costruire tutte le sue precise teorie sulla felicità, ma poi, quando incappi in quelle sensazioni o circostanze che più le assomigliano, ti accorgi che presentano esattamente il contrario dei due requisiti ricordati sopra.

Questi attimi di cripto-felicità sono infatti, in primis, tutt’altro che derivati da condizioni ideali. In secundis, sono così fugaci che più sfuggevoli non si può: quasi ti accorgi di averli vissuti, solo alcuni istanti dopo che son svaniti.

Non so come mai, ma ultimamente mi capita di provare questo tipo di sensazioni para-felici, a partire da una capatina in libreria.
E’ successo anche oggi.

In realtà stavolta, complice in antefatto è stata una piacevole adunanza con alcuni cari colleghi di lavoro, a sbafarci un paio di panini con annessa birretta d’ordinanza, nel luogo in cui vengono preparati i panini più buoni del mondo (altro che idealismi…), che guarda caso (e per questo ringrazio il cielo ogni volta…) si trova proprio nella città vicino alla quale mi è toccato in sorte di abitare.

Finito il dilettevole “rendezvous paninereccio”, era mia fermissima intenzione di non passare il libreria.
Me l’ero imposto, come imperativo morale: «…Forza Gilli…coraggio Pixel…fai uno sforzo, oltrepassa quella strada senza guardare la vetrina adorna di volumi allettanti…hai già cinque libri cominciati sul comodino, a casa…non è il caso di spendere ancora soldi, solo per poter dire di aver iniziato anche il sesto, il settimo e l’ottavo, senza sperare di vedere mai la luce della conclusione di nessuna di tutte queste letture…».

Ma la mia “Breton-Woods libresca” è stata ormai sancita da tempo. Forse, quand’ero un lettore acerbo, credevo ancora nella corrispondenza aurea fra “libro comprato” e “libro letto”. Adesso credo solo nella marea libresca che m’inondi e m’inebri di voluttà culturale.

Detto, fatto: in men che non si dica, ho mandato in frantumi ogni buon proposito d’astinenza libraria e mi sono fiondato dentro. Questa libreria è una delle più tradizionali e longeve della città. Mi sono beato fra gli scaffali antichi di legno impregnato d’odore di pagine stampate, e ancor più ignominiosamente ho infranto il mio voto, comprandomi tre nuovi libri.

Un piccolo interludio, buffo nella sua insignificanza, si è intromesso fra queste sensazioni. Una copia di vecchietti eleganti e distinti, si appressava alla cassa per pagare i propri acquisti. La signora, armeggiando col suo borsellino, fa cadere inavvertitamente una monetina, ma non sente il rumore e prosegue.
Io vengo subito dietro e mi accorgo che sono due miseri centesimi. Un attimo di sospensione incantata, quanto a singolarità e stranezza, mi ha colto di sorpresa: cosa faccio? Li raccolgo e glieli do? Li lascio per terra? Per così poco…Un atto di gentilezza mi sembrava dovesse valere più di due centesimi.
Quasi quasi - ho pensato ancora - tiro fuori un euro di tasca, e le allungo quello, fingendolo oggetto presunto dello smarrimento. Tanto per dare un tono migliore al mio venirle in aiuto.

Alla fine, mi sono limitato a restituirle solo i suoi due centesimi.

Ma tornando poi verso la macchina e ripensando un po’ a tutto quanto m’era successo in quella manciata di pochi minuti ultimi (il panino con gli amici, i tre bei libri nuovi accaparrati, la strana vicenda dei due centesimi che volevano essere un euro…), tutto d’un tratto mi sono reso contro che ero stato felice, per motivi del tutto marginali, casuali e tutt’altro che ideali, e dei quali adesso tuttavia non rimaneva che una soffusa eco.

E’ andata a finire, così, che mi sono ritrovato confortato nella mia opinione: la felicità non credo proprio che possa esistere.
O perlomeno: se c’è, di certo non si vede.



14 commenti:

Marisa ha detto...

la felicità è un'altra invenzione letteraria, come l'amore, che serve ad alimentare la speranza o l'illusione che un giorno anche per noi ci sarà un momento in cui le cose andranno meglio.
Oppure si potrebbe teorizzare in quest'altro modo:
la felicità si raggiunge nell'intervallo tra una disgrazia e l'altra... ;o)

Gillipixel ha detto...

Cara Mari, le tue sono considerazioni che in generale posso anche condividere...però... :-)
Sempre più in generale, credo non sia giusto nè abbandonarsi al pessimismo estremo ed assoluto, nè all'ottimismo estremo ed assoluto...
Si sta nel mezzo, si bladiscono i propri dubbi e si guarda un po' cosa c'è da fare :-)
Bacini abbracciosi :-)

Marisa ha detto...

Mio caro Gilli, alla mia età che poi credo sia anche la tua (?) si è vissuto tanto se non tutto e dalla vita abbiamo imparato abbastanza per diventare finalmente oggettivi.
E' proprio l'oggettività che mi impedisce di credere nella felicità e di affermare che la felicità come l'amore sono parole senza significato e che invece sono le emozioni positive o negative che accompagnano i nostri momenti più importanti.
Forse la mia visione delle cose è pessimistica ma molto tempo è passato da quando ho provato quell'euforia che sembrava felicità anche se, in verità, non sono mai stata tanto sicura che lo fosse.
Bacini euforici.

Antonella ha detto...

ha colto il senso della felicità, che a differenza della infelicità non può avere un motivo ragionevole. Una cosa come la tua è capitata a me. Seduta al bar con una brioche e un capuccino mi sono sentita felice. Ma più che non vedersi, la felicità non si tocca. Peccato.
Baci un po' infelici..

Gillipixel ha detto...

@->Marisa: lo so, lo so, Mari...ma per certi versi credo sia molto meglio così...intendo: vedere il mondo con occhi asciutti ed onesti...
Non sarà quella la strada per la felicità, ma per essere un po' fieri di se stessi, credo di sì :-)

In fondo, le ingenuità ed i trasporti illusori della prima giovinezza, visti con l'ottica di adesso, non erano quella gran roba :-)
Si sta forse meglio con un po' di anni in più, ma meno bollori rimbecillenti addosso :-)

E poi tu non sei assolutamente pessimista! Qui protesto e mi infervoro :-) Basta leggere le cose che scrivi e lo si coglie senza dubbi...dal tuo blog emerge un apprezzamento bello per la vita, un atteggiamento aperto e curioso, ironico, assetato di bellezza...è questo è ciò che conta :-)

Bacini di tenera protesta :-)

Gillipixel ha detto...

@->Antonella:

"...ha colto il senso della felicità, che a differenza della infelicità non può avere un motivo ragionevole..."

Questa frase è stupenda, Anto...

Ho voluto dare quel titolo solo prchè richiamava vagamente la tipica frase del prestigiatore: "Il trucco c'è ma non si vede" :-)

Ma in effetti, dire che la felicità non si tocca è molto più calzante...

Scrivendo questo articoletto e ragionando un po' con voi, care amiche lettrici, mi sono un po' convinto di una cosa: è forse un bene che la felicità non ci sia come bene stabile...è preferibile come stato di tensione continua ed iraggiungibile...sarò un gran semo, ma mi sembra più bello così :-)

Anto, l'immagine del tuo attimo di sospensione esistenziale al tavolino del bar, mi ha colpito così tanto che un piccolo residuo di quella gioia è giunto anche fino a me...dev'essere stata una felicità proprio forte :-)

Bacini al gusto di brioche :-)

Marisa ha detto...

oh, Gilli, sei un tesoro!!!

Gillipixel ha detto...

@->Marisa: :-)

Lara ha detto...

Ciao Gill, secondo me la felicità è fatta di momenti, non può essere uno stato costante.
Spesso mi viene in mente un frase di un film di John Schlesinger , Domenica, maledetta domenica.
Un vecchio film degli anni '70 dove nel finale un meraviglioso Peter Finch, affranto dal dolore di un abbandono, pronuncia questa frase:
"Eppure non si ci può impedire di essere felici".
E' una frase che riecheggia in me spesso, perché anche in momenti tristi, sgorga come una voce autonoma, la sensazione di essere felice...
Quanto siamo complessi, noi esseri umani!

Gillipixel ha detto...

@->Lara: grazie, Lara, per questo ulteriore spunto di riflessione sul tema...è una frase molto suggestiva, non ho visto il film, ma se mi capita l'occasione non me lo perderò...
E' vero, siamo terribilmente complicati, però credo che un modo saggio per affrontare questa caterva di complicazioni sia non fronteggiarle con rigidità, bensì essere flessibili (non al punto di vista del posto di lavoro, però, mi raccomando: quello è tutto un altro discorso :-)
In fondo, mi sembra che la stesa frase da te ricordata, sia improntata a qesto tipo di atteggiamento...
Bacini rosei :-)

maria rosaria ha detto...

io invece vorrei essere stabilmente felice... al massimo ricominciare il ciclo dallo stato di tensione che precede la felicità ma che non deve durare molto e che deve necessariamente ed obbligatoriamente sfociare in questa ;)) ma siamo nati per soffrire!! :((
un bacio, tutto sommato, felice!

Gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: forse alla fine, cara Em Rose, la questione si gioca tutta su un "crederci" contrapposto ad un "non crederci" :-) L'importante è scegliere la parte giusta riguardo l'idea giusta, nel momento giusto:

"...Si può essere felici?..."
"...Ci credo..."

"...Siamo nati per soffrire?..."
"...Non ci credo..."

Certo che se poi uno sta a vedere certi indizi...la prima cosa che facciamo mentre veniamo al mondo? Piangiamo...la prima cosa che fa la realtà quando ci svegliamo al mattino? Ci manda a cagare...
Beh, a quel punto, un qualche sospetto ci viene... :-)

Bacini, tutto sommato, sereni :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

orbene diceva schopenauer (mi pare) che la felicità è assenza di dolore. amio modesto e ignorantissimo avviso direi che questa è la base, se hai male ad un callo non c'è gioia somma che non venga rovinata, anche il miglior pane e porchetta perde poesia.
Se poi allarghiamo un po' l'orizzonte e ci rechiamo verso est, vediamo che la felicità è fatta di istanti, una manciata di secondi perfetti, infilati chissà come e chissà perchè, tra chilometrici momenti di merda, senza i quali, però, non potremmo mai e poi mai godere a pieno di quei secondi spettacolari...
ergo mezza chimera mia, la felicità esiste e come :-)

Gillipixel ha detto...

@->Farly: cara Farly, hai messo a fuoco un altro importante spunto di riflessione sul tema: la questione delle proporzioni...è fondamentale quando si parla di felicità, che infatti non è per niente misurabile, come dimostrano i due esempi che tu citi...
Il che offre un conforto ulteriore alla mia ipotesi: la felicità esiste sì, ma continua a non potersi vedere, non essendo misurabile :-)

Bacini multicolor :-)