lunedì 27 luglio 2009

Chi il pollice ce l’ha verde e chi blu il dente


«E’ la tecnologia, bellezza!!!», sarebbe stata probabilmente la chiosa del vecchio Bogey.
«Sarà…ma a me mi sembrano tanto degli idioti qualsiasi!!!», avrei ribattuto io, in perfetta sintonia “hard-boiled”.
Questo impossibile dialogo fra il grande asfaltatore di jungle e me medesimo, mi è balenato oggi fra i meandri dell’immaginazione pensando ad una bizzarra figura introdotta negli ultimi anni dall’evoluzione della telefonia mobile.
Mi riferisco al “fine dicitore dal dente blu”.
Si tratta di una delle più sviluppate ed aggiornate forme di «homo cellularis telephonantis».
Per poterlo osservare nel massimo della sua forma smagliante, basta aggirarsi normalmente in una strada cittadina un po’ affollata ed attendere pazienti: prima o poi uno splendido esemplare si presenterà ai vostri occhi.
Orecchio pinzato da un abnorme piercing post-moderno (nella miglior tradizione neo-tribal-cellulare), sguardo sonnambulicamente scagliato nel vuoto e telefonino dotato di “bluetooth” in tasca, incurante di tutto il contesto umano ed urbano che lo attornia, lo potrete osservare mentre procede con deciso passo marmoreo, gesticolando e cianciando nel nulla rivolto ad un invisibile interlocutore.
Vi confesso che, da buon campagnolo quale sono, sempre in ritardo nell’aggiornamento sulle ultime diavolerie della tecnica, le prime volte che mi sono trovato di fronte a simili fenomeni, il dilemma se ignorare l’individuo assecondandolo con l’indifferenza, oppure affrettarmi a chiamare di filato la neuro, si presentò fortissimo alle porte della mia coscienza scossa.

L’aspetto più buffo poi è che il “dente più blu” di tutti i cerulei denti, lo sfoggiamo proprio le persone più distinte ed eleganti che incroci per strada.
La cosa è comprensibile e, oserei dire, quasi un corollario naturale della selezione della specie.
Questo strumento è infatti l’ideale per il manager che va di fretta, per il dirigente che deve tener sotto battuta 40 dipendenti mentre si sposta da una all’altra delle 70 sedi di appuntamenti in centro previsti in mattinata, impegnato com’è nel frattempo, con la sinistra, a mandare una mail via wi-fi a Singapore, e con la destra, ad annotarsi sull’altro palmare le 32 riunioni del pomeriggio.

Una volta, ai tempi in cui l’etere non era ancora così tutto morsicato di blu come al giorno d’oggi, ero seduto su una panchina in parco Sempione a Milano, con un mio collega di studi. Ci mangiavamo un panino in un momento di pausa, quando il mio amico, ragazzo dal notevole spirito paradossaleggiante, se ne venne fuori con questa battuta: «Eh…proprio vero che a Milano sono sempre i più avanti d’Italia…guarda quanta gente che parla al cell con l’auricolare…».
In realtà non si trattava né di manager rampanti e nemmeno di “neo-yuppies società-per-azioneggianti”, ma molto più amaramente di umili barboni forse inebetiti dall’alcol, che vagolavano senza metà nel parco blaterando fra sé e sé ad voce alta.
Ogni volta che vedo per strada un nuovo “fine dicitore dal dente blu” tutto sfavillante nel suo vaniloquio col vento, magari accreditato da un finissimo doppiopetto più cravatta di seta, mi si riaffaccia alla mente questo episodio, e allora non posso fare a meno di ritornare con un sorriso di tenerezza alla candida immagine di quei barboneschi antesignani dell’alta tecnologia, all’epoca di gran lunga più eroici nelle loro dimesse palandrane rattoppate (e sicuramente saranno in linea con qualcuno di molto più importante di un Amministratore Delegato qualunque).

L’ultima più eclatante esperienza con un rappresentante della “tribù dei denti blu” mi è poi capitata giusto questa mattina.
Facendo rientro dalla pausa pranzo, passeggiavo in un borghetto in pieno centro storico, quando sul portone di un palazzo lussuoso vedo un distinto signore in camicia e cravatta, che tiene aperta la pesante cortina lignea intarsiata della sua magione, quasi ad agevolare il serrato dialogo che stava intrattenendo con un illustre interlocutore rimasto giusto un passo fuori dall’uscio di casa.
«Dottore qua, dottore là…dottore su, dottore giù…” lo apostrofava infatti.
Peccato che al di là della soglia non ci fosse una cippa di nessuno: stava tenendo aperto solo per il fatto che dentro l’ombroso androne dalle spesse murature, non c’era una minchia di campo su cui poter affondare il vomere del suo famelico dente blu.
«Allora è proprio così», mi è venuto da pensare a quel punto: «le vie al fantasmagorico mondo del “dente blu” sono veramente infinite».



8 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

carini vero quelli con il dente blu... i migliori sono quelli che lo usano in moto o motorino, stai al semaforo, bella ferma nei tuoi pensieri e ad un certo punto uno accanto comincia a inveire. prima lo guardi sconcertata, poi stai per spiegargli che certe cose le dica-a-sua-sorella, poi dall'occhio furioso ma un po' vitreo, capisci: ha il dente blu sotto al casco.

gillipixel ha detto...

ahahahhahaahah :-) questa tipologia non mi è mai capitata, Farly :-) ...si potrebbe quasi riempire un piccolo libretto di casistiche del dente blu :-D

Antonella ha detto...

le persone ormai più che vivere telefonano la vita.
In una pizzeria ho assistito ad una telefonata : " Dove sei? io sono in pizzeria!! Sono in pizzeria . Ciao"

gillipixel ha detto...

Vero, Antonella, la cosa andrebbe un po' tutta ridimensionata...per fortuna che la mia timidezza mi ha sempre fatto abbastanza odiare il telefono in genere :-)

Yossarian ha detto...

@Antonella: " Dove sei? io sono in pizzeria!! Sono in pizzeria'

Questo e' il motivo per cui ho ancora uno sfigatissimo Nokia di plastica vecchio come il cucco.

Cosa ci faccio con il Blackberry e il Blue Tooth? Non devo controllare i listini della Borsa di Singapore, ne' tantomeno leggere le e-mail di qualche stockbroker nella City.

In sostanza non mi serve per lavorare, altrimenti credo che lo comprerei. Non ho nemmeno la passione per i cellulari, ergo, che me ne faccio?

Perche' devo spendere dei soldi per dire a Rachel: 'cara, butta giu' la pasta', oppure spedirle una e-mail che recita 'ci vediamo alle sei a London Bridge'?

Pero' spendo una palettata di quattrini in componenti PC e videogiochi.

E' quello che definisco 'consumismo customizzato', ossia lo spender quattrini ( e anche tanti) solo per cio'che mi piace e non per seguire le mode, o acquistare aggeggi che non mi servono.


@Gilli: il captcha era 'lasher'. Hai un captcha sadomaso? :-)

gillipixel ha detto...

@->Yoss: condivido la scarsa passione per i cell e anche il discorso del consumismo autoreferenziato :-) è così che deve essere, senza farsi influenzare dalle mode: se serve e se diverte, ci si può spendere...ma se è per andare dietro alla vulgata, niet, negativo, somma tristezza sociale :-)
...che poi io continui a spendere quasi tutto in libri, questo è un altro discorso :-)
...ma, perdona la mia ignoranza: captcha?...lasher?
...e che minchia vuol dire? :-D

Yossarian ha detto...

'Colui che scudiscia': da 'lash' leggi scudiscio. :-)

Frusta e' 'whip'

gillipixel ha detto...

"...Severin, severin, speak so slightly
Severin, down on your bended knee
Taste the whip, in love not given lightly
Taste the whip, now plead for me..."

Stavolta ero preparato: per fortuna che ho un Velvet Underground background :-)