martedì 8 marzo 2011

Frammenti di un discorso gelatinoso


Le gelatine sono le mie caramelle preferite in assoluto.
E aggiungo pure che questa è proprio una di quelle notizie che farebbero la gioia del Grande Capo Estiqaatsi (per non parlare del suo venerabile nonno, Estigranqaatsi...).

Le gelatine non me le concedo troppo frequentemente, perché rischierei di cadere in uno stato di dipendenza dura e pura. Se nell’ambito della mia pur persistente e stolida fanciullaggine mentale cronica, non avessi acquisito negli anni quel minimo che si richiede di autocontrollo e di freni inibitori, attualmente, messo di fronte ad un camion e rimorchio di gelatine, sarei capace benissimo di arrivare carponi alla motrice in poco tempo, lasciandomi dietro una strage di cartine appallottolate.

I motivi per cui adoro le gelatine sono svariati. I migliori suppongo siano quelli di natura inconscia, che si potrebbero riassumere nel breve lasso di tempo concesso da questa stringata formula: le gelatine mi piacciono perché…perché sì!

Tuttavia, se la mia analisi si dovesse limitare ai fattori inconsci, questo articolo del menga dovrebbe già terminare qui. Siccome mi va invece di intrattenervi ancora un po’ con alcune facezie, passerò a sviscerare anche le cause palesi della mia predilezione per il gommoide parallelepipedo zuccheroso.

Quasi inutile dire che in questo momento sto scrivendo nel più rigoroso rispetto del metodo Stanislavskij. Le sensazioni causate da una gelatina le conosco molto bene a memoria, ma per parlarvene con la massima cognizione di causa, con l’immedesimazione ed il trasporto più intensi che si possano immaginare, passo senza meno a scartarne una, introducendola poscia lestamente fra le fauci.

Scrisc…scrosc (rumore della cartina…), aaahhhmmm (suono dell’introduzione in bocca…).
Ecco, “ce l’ho”: possiamo proseguire.

La prima cosa da rimarcare riguardo alla gelatina è la sua stretta somiglianza con quegli altri tipi di piaceri voluttuosi che stanno fra l'amoroso e l'erotico. Qual è il fattore che determina questa immediata parentela di sensazioni? A mio parere è senza dubbio la morbidezza.

Tuttavia, a differenza di codesti effettivi e reali altri godimenti, che spesso prevedono impegni e fatiche non indifferenti per essere agguantati, con la gelatina lo sforzo più grosso da fare è superare l'arrendevole barriera dello zucchero di superficie. Quella dolce sfarinata, quella sapiente “impanatura” saccarifera, per me è un altro degli aspetti geniali della gelatina.

Forse sono stato troppo oscuro nel mio favellare e allora lo dico più chiaramente: palleggiando una gelatina fra lingua e palato, veniamo calati molto in prossimità di una sorta di reazione propriocettiva che ricorda chiaramente quella scaturita da un profondo bacio alla francese (per quelli ancora più duri di comprendonio: la classica spanna di lingua in bocca durante una limonata all'ultimo respiro, senza fare prigionieri...).

Se da una parte però, la possanza della voluttà scaturita dalla gelatina è tale da contenere parecchi degli ingredienti del fare peccaminoso, per altri versi non manca di elargire nemmeno le prove più ardue richieste al più sapiente dei peccatori.

Il vero gaudente saggio è infatti colui che sa trarre il massimo dal piacere senza farsi fregare dal medesimo. I nostri cari antichi erano spesso soliti assimilare il piacere all'immagine del fuoco. La metafora potrà apparirci alquanto pacchiana e stantia, ma se ci riflettiamo sopra un attimo ci possiamo rendere conto di come non sia poi così sfiatata.

Dal fuoco possiamo ricevere tanto calore per lungo tempo, oppure bruciarci le penne con esso in pochi istanti. Tutto sta a saperlo manipolare, a saper dosare il giusto equilibrio fra altezza delle vampe e distanza mantenuta rispetto alla fonte della calura. Lo stesso accade coi piaceri, né più né meno.

Dov'è sta il passaggio delle dinamiche degustatorie della gelatina che meglio riflette questo fondamentale rapporto con i meccanismi del piacere? A mio parere sta nella quasi intollerabile e semi-tormentosa tentazione di addentare in ogni momento il frutto del proprio trasporto. Per non mordere una gelatina bisogna essere in possesso di un dirittura morale di ordine superiore, di una capacità estrema nel sapersi destreggiare fra i meandri più insidiosi della voluttà.

Con una gelatina in bocca, basta un attimo per mandare in malora un lavorio estatico pazientemente costruito con diversi minuti d'impegno. Esattamente come in tutte le questioni erotico-amorose, la fretta e la precipitazione sono anche qui le più cattive fra le consigliere.
Un piccolo gesto mal riposto, un insignificante guizzo della mandibola ribelle, e facciamo crollare tutto il castello del piacere. Tanto che i frammenti dispersi in bocca di gelatina masticata hanno il sapore deludente della bella occasione perduta, misto ad un lieve retrogusto di senso di colpa.

Nello stesso tempo, la gelatina è foriera di profonde suggestioni metaforiche anche se la consideriamo sotto l'aspetto del suo gusto vero e proprio, del suo aroma effettivo. Non so se avete presente, magari al momento non vi sovviene, perché può darsi che abbiate assaggiato l'ultima un po' di tempo fa, ma fidatevi se vi dico che il gusto della gelatina è sempre “un passo avanti”. La gelatina sa di “irraggiungibilità”, il suo gusto non lo afferri mai in pieno, scappa sempre via, e questo ti spinge a succhiarla con ancor più dedizione, innescando un corto circuito sensoriale senza via di fuga.

Anche questo ritengo che sia un dato molto erotico della gelatina. Tipico delle faccende di eros è infatti vedere spostato il traguardo sempre più avanti, sempre più avanti, mentre la ricompensa è tanto più inseguita ed appetita quanto più siamo in grado di mantenerla viva ed integra nella sua indefinibile ed indefinita desiderabilità.

I sapori, gli odori, le sensazioni tutte del frangente amoroso non sono mai abbracciati a sufficienza, mai contemplati con la soddisfazione voluta. C'è sempre un dettaglio che rimane fuori, un particolare non compreso, che nell'abbaglio del momento vissuto ci sembra una sfumatura, ma nel riverbero del ricordo si tramuta in una lacuna incolmabile, pozzo profondissimo di nostalgie sensuali.

Poi tutto può essere consumato scriteriatamente, con un gesto selvaggio e risolutore che lascia in bocca un leggero sentore di amara delusione, oppure con un appagamento centellinato, ma anch'esso incapace di spiegarci con chiarezza il mistero attraverso il quale siamo transitati.
A quel punto, quando ormai sarà ridotta ai minimi termini, anche la gelatina la potremo inghiottire senza timori.

Tanto, sia che l'abbiate valorizzata da saggi e pazienti succhiatori, sia che l'abbiate bruciata con morsi irresponsabili, la regola alla quale nemmeno il piacere della gelatina riesce a sfuggire è purtroppo sempre la solita: «...post gelatinam, omne animal triste est...».

12 commenti:

Myollnir ha detto...

Come rapporto qualità-prezzo, non sono affatto male le gelatine della Lidl; l'unico difetto è che al colore della cartina corrisponde un gusto qualsiasi: peschi come il bambino nel cesto del lotto, ndocojo cojo. Comunque, quando compro il saccone, devo nasconderle a me stesso: se le metto in bella vista non arrivano a sera.
Sì, però, anche le scorzette d'arancio candite, ricoperte di fondente... yum!

rosalux ha detto...

Ho riso fino alle lacrime: you made my day, pal!

Paolo ha detto...

Complimenti sinceri
per la profondità che si cela in un racconto apparentemente leggero e scanzonato.

Gillipixel ha detto...

@->Myollnir: ciao Myoll :-) devi sapere che le gelatine utilizzate per questo articolo sono anch'esse comprate ad un discount :-) sono arrotolate in una cartina trasparente, per cui il gusto lo intuisci subito...
Io preferisco quelle dai colori più scuri, tipo lampone o fragola, e un po' meno quelle chiare, agli agrumi o altri frutti albini :-)

Anche questo, rimanendo alla maetafora introdotta, rispecchia forse la mia preferenza per le more rispetto alle bionde :-)

L'idea di andare a sorpresa col gusto non è male...sempre in rapporto alla mia metafora, questo equivale ad entrare in una stanza buia dov'è l'amata è in attesa: può andare bene, e sortire una Cindy Crawford, oppure può andare "meno bene", e balzare fuori una Pina di Fantozzi :-)

Sulle scorzette non mi pronuncio, non sono sufficientemente esperto :-)

Ciao :-)

Gillipixel ha detto...

@->Rosalucs: grazie di cuore, cara Rose :-) sapere di aver regalato il riso è una soddisfazione grande...sapere di aver suscitato il tuo, è ancora più bello :-)
...e io ho imparato anche una nuova espressione inglese grazie al tuo commento :-)

Bacini impoliglottiti :-)

Gillipixel ha detto...

@->Paolo: grazie Paolo, sei sempre di una gentilezza squisita...io ci provo ogni volta: parto da cosette minimali, quotidiane, e cerco di far fare due sorrisi e magari, se capita, anche uno straccio di riflessione :-) a volte mi riesce, a volte no, ma io mi diverto sempre a farlo :-)

Ciao...saluti anche a Cicerò :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

grandeeeee... indovina un po', le geletine sono le mie preferite. non le compro più se no divento una balena :-D perfetta descrizione dell'assoluto godimento ...

bacini caramellosi

Gillipixel ha detto...

@->Farly: eheheheh :-) grazie Farly, non avevo dubbi che anche la metà principale di chimera adorasse le gelatine :-)

belasi, dice appropriatamente blogspot, indicando i dolci versi emessi da un agnellino nutrito a gelatine :-)

Bacini lanugginosi :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Ma siamo in contatto telepatico, Gilli! mi era venuta voglia di scrivere un panegirico sulle gelatine avendone un vassoietto bello cicciotto in salotto, che sta andando in calando visto che ci passo davanti (apposta) ogni 30 secondi...ma quanto buone sono? e quanta verità c'è nelle tue parole? non avremmo saputo o potuto dirlo meglio, hai letto i pensieri di noi gelatinomani...
eh, sì, sono davvero sexy, con quella tentazione di mordi-non mordi che offrono, e ci costringono sempre al fallimento, alla dolce resa (che poi è anche quella dell'amore, per forza)...:))))))))
E pure io sbarello per quelle alla fragola o al lampone! non c'è partita. quelle agli agrumi sono un intermezzo, un riempitivo...:))))))
Grande Gilli.:)))))))

Lara ha detto...

Veramente sei un grande, caro Gill!
Apparentemente ciò che scrivi potrebbe sembrare frutto di leggerezza, o scanzonatura. Ma questa è la maschera che vuoi dare a degli argomenti trattati in maniera eccezionale, con acume e profondità rarissimi....
Mi inchino sempre davanti a queste rarità.
Ciao,
Lara

Gillipixel ha detto...

@->Vale: ehehehe :-) grazie, Vale, sei sempre simpaticissima :-) l'argomento non è però per nulla "bruciato" :-) sono sicuro che se lo tratterai tu, ne usciranno altrettante cose carine e stuzzicose per la fantasia e per vari spunti di riflessione :-)
Ad esempio, solamente il tuo "vassoietto bello cicciotto" è già impagabile :-)
Io ci conto su un tuo articoletto gelatinoso :-)

Bacini lieti di esser pigri :-)

Gillipixel ha detto...

@->Lara: ma Lara, ma mi fai arrossire anche l'attaccatura dei capelli :-) ma grazie, grazie, non sum dignus...humilis scribacchinus sum, nihil plus :-D

Veramente, Lara, i tuoi complimenti sono straordinari, non so come riangraziarti, se non mettendoci sempre tutto il mio entusiasmo e il mio divertimento nella scrittura :-)

Bacini acuti con abbraccio gillipixico :-)