martedì 13 dicembre 2011

Gillipixel, niente sesso e le tatone


Alcuni anni fa uscì un film tedesco, anche se, detta in questo modo, so che si rischia di spaventare fin da subito il lettore. S’intitolava «Der philosoph», «Il filosofo». Nemmeno il titolo sarebbe stato di quelli da entusiasmare troppo. Quelle volpi dei distributori italiani, pensarono bene allora di scempiarlo in questa infelicissima libera trasposizione: «Tre donne, il sesso e Platone».

Già qui ci sarebbe da dissertare mezz’ora sulla scelleratezza di certe scelte di traduzione delle opere creative, di qualsiasi natura esse siano, cinema, letteratura, poesia, ecc. Soprattutto in quel caso, a volerla dire tutta, non si trattava di un capolavoro. Ma era pur sempre una pellicola onesta, non priva di una sua delicatezza e non lontana da implicazioni emotive degne di nota. Per come venne spacciata in italiano invece, poteva essere equivocata per una commediola alla Alvaro Vitali. Con tutto rispetto parlando per il sommo interprete di mille Pierini, che perlomeno aveva la limpidezza di preannunciarti sin da subito la giocosa grossolanità e la svagatezza dei suoi film. Nel caso di «Tre donne, il sesso e Platone», l’aspetto più triste stava in questa malcelata intenzione tittillatoria basso voyeuristica, rispetto ad un contenuto che si rivelava alla visione ben altra cosa.

Ad essere onesti sino in fondo, ammetto che forse nemmeno io lo avrei mai visto se non avesse avuto quel titolo in italiano. Ma questo è un altro discorso, di stretta pertinenza del contraddittorio mondo gillipixiano, che si nutre di controsensi, ingollando incoerenze come digestivo.

Ricordo vagamente la trama, avendolo appunto visto ormai parecchio tempo fa. Le atmosfere non le ho tuttavia dimenticate. C’era questo studioso di filosofia, che non so più per quale disegno del destino, si ritrovava a vivere per un certo periodo con un terzetto di leggiadre donzelle, nella loro casetta immersa in un bosco. Detto così sembra una fiaba, ma il bello della storia consisteva proprio in questa sorta di piacevole inganno: gli avvenimenti erano narrati come se fossero successi con la naturalezza e l’evidenza della quotidianità, però sempre immersi in una sfumatura fiabesca.

Cosa combinavano i quattro, in siffatto idillico contorno? Il giovane intellettuale, un po’ timido e frescone nei modi di fare, leggeva alle signore passi dei suoi eruditissimi testi, oppure si avventurava in garbate dissertazioni, mentre le donne, di rimando, lo sommergevano di senso di protezione, lo intabarravano di maternità, gli tessevano addosso camice e pullover di femminilità pura. Pian piano si veniva trascinati dentro a questo ovattato mondo “prenatale”, provando quasi la sensazione, insieme al protagonista, di essere stati riaccolti nel ventre materno, gustando emozioni di rinnovata immersione in una completezza fisica e spirituale riconquistata. Era come ritrovarsi con il goffo filosofo a suggere di nuovo al seno della poesia, nel cortocircuito paradossale del continuo ricordo generato vivendo il presente.

Va detto che non si tratta certo di un “luogo narrativo” assolutamente originale. Pur mutando infinitamente registro e pretese culturali, l’esempio affine più eclatante che mi sovviene in questo momento (ma ce ne sarebbero tanti atri, un’infinità) è il monologo di Molly Bloom, nell'«Ulysses» di Joyce. Personalmente, forse non ho mai letto niente di più “sconvolgentemente” femminile (ma ci metterei anche certe pagine di Erica Jong...).

L’assorbimento nella “super mamma assoluta”, l’immedesimarsi nel senso del femminile più totalizzante, nella dimensione della donna globale, che è ad un tempo nutrice, amante, amica, complice, consolatrice, fonte d’eccitazione, di rassicurazione, di fascino, di esaltazione della bellezza all’ennesima potenza. Un po’ tutte queste piacevoli emozioni regalava quel film tedesco, pur nella modestia dei suoi mezzi e dei suoi esiti, forse, ma lo faceva con garbo e nel mio ricordo rimane senz’altro positivo.

Se vi ho citato «Der philosoph», è tuttavia per parlarvi di una piccola esperienza personale. No, niente di simile alle vicende del film. Anzi, proprio una cosa ben più soffusa e vaga, ma a mio parere ugualmente carina da riferire.

Innanzitutto, nel mio caso il sesso non c'entra proprio. C'entra invece il luogo dove lavoro. Non è che sia quel gran posto paradisiaco o ideale, ma vi dirò che un vago accenno ad una sorta di avvolgente “pan-femminilismo”, lì dentro lo si respira. Il merito è ovviamente delle tante donne sempre ivi impiegate. La cosa curiosa è che, un po' per loro carattere, un po' perché derivano in gran parte da una certa formazione professionale, queste colleghe risultano essere molto sul genere “donna-mamma-globale”.

Non è sicuramente la regola per tutte, vanno fatti tanti distinguo personali, ovvio. Ci sono anche magagne e tipi dal carattere poco confortante, ma in generale una certa atmosfera omni-donnesca diffusa, pervade le scrivanie, si struscia contro gli armadi, fa capolino nei corridoi. Ci sono giornate poi che la cosa si nota di più, ed è veramente bello quando accade. Non è poi tanto una questione estetica. Alcune sono più carine, alcune meno, fisicamente parlando. Ma tutte, quelle che posseggono in modo spiccato questo non so che da “regine Mida” della femminilizzazione, sono sotto questo profilo bellissime. Quando sono particolarmente in forma, tutto ciò che toccano s'ingentilisce, si vela di leggiadria e tut'attorno si crea un'aura delicata, capace di trasmettere vibrazioni positive all'ambiente intero.

D'accordo, non succede ogni giorno, ma le volte che loro sono in quello stato di grazia, si sente, ed è un piacere essere lì, e lasciarsi irradiare da quel caldo vento muliebre felicemente contagioso.

4 commenti:

Antonella ha detto...

adesso sono invidiosa: un posto dove le donne vivono in sorellanza tra loro ed accolgono il maschio maternamente senza i soliti tipici atteggiamenti seduttivi?!!!Ma io mi licenzio e vengo a lavorare da te. Da me le donne si sbracano per un po' di visibilità, si fanno disinvoltamente le scarpe e tagliano colletti nei loro momenti migliori.Rivalità e invidia sono all'ordine del giorno. Tu mi DEVI dire dove lavori, cribbio

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: eheheheh :-) Forse è tutta colpa di Gillipixel, cara Anto, che romanza sempre un po' le cose :-) però come ho cercato di dire (attraverso la lente gillipixiana, ovvio :-), non volevo mica ingannare nessuno, col mio racconto: non è che io lavori nel luogo ideale, ci sono i suoi bei problemi pure lì...ma quell'aspetto, seppur velato, si percepisce...forse sono solo alcune che si comportano così, ma bastano a dare quel tocco di gentilezza, quel certo donnesco non so che, capace di impreziosire certi momenti...una cosa da notare poi, è che questa bella dote è più diffusa fra le impiegate di livello normale, e si dirada andando verso la dirigenza...chissà come mai :-)

Insomma, spero che Gillipixel non abbia diffuso troppo miele :-)

Bacini accolti maternamente :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

come ti ho detto altre volte, lavoro in un posto competitivo e anche un po' scemo a volte, la presenza femminile è bassa ma, forse per questo, molto solidale ed in effetti, a volte, quando ci coalizziamo, riusciamo a rendere gentili anche certi rospi bitorzoluti che nessuna principessa vorrà mai baciare. e' il potere del femminile in fondo, ingentilire, coglionandolo un po', il maschile :-D

bacini da mamma-gatta

Gillipixel ha detto...

@->Farly: nel limite del possibile, cara Farly, credo che anche il maschile ami lasciarsi coglionare dalla parte femminea del mondo :-) in fondo è l'eterno gioco della vita :-) ce la diamo ad intendere a vicenda da millenni e ancora non ci siamo stufati :-)

Bacini androgini :-)