lunedì 29 settembre 2008

Io mi son un che quando Amor mi spira, noto…

(Foto di Gillipixel)


Qual è il motivo che spinge a creare un proprio blog? Non mi riferisco alle finalità spicciole evidenti, come ad esempio la passione per certi specifici argomenti, tanto per dire la cosa più banale. Mi domando invece se esiste una motivazione profonda, che nasce da un’esigenza intima molto radicata. Io una mezza idea ce l’avrei. In qualche modo c’entra una teoria del grande piscopedagogista inglese Donald Woods Winnicott: “lo stare soli in presenza della madre”.

Non sono un esperto di psicologia, e quindi non mi addentro più di tanto in perigliosi territori nei quali rischierei di perdermi miseramente. Mi tranquillizza tuttavia il fatto che, se in Italia dovesse parlare di certi argomenti solo chi è competente a riguardo, allora potrebbero stare zitti in tanti. Da quel poco che ho letto, dunque, mi sembra di ricordare che un po’ tutta la meditazione di Winnicott è caratterizzata dall’utilizzo di concetti paradossali per spiegare i fenomeni fondamentali della crescita. “Lo stare soli in presenza della madre” è uno di questi affascinanti passaggi nella vita del bambino. Per non rischiare di dire eresie, mi rifaccio ad uno testo trovato in rete, uno scritto di Laura Tussi, elaborato a partire proprio dal saggio di Winnicott, «Gioco e Realtà»:

“…La solitudine è un requisito, è una capacità della maturità che deve essere raggiunta, infatti il paradosso ultimo è l’esperienza dell’infante di stare solo pur in presenza della madre e consiste nella contraddizione tra solitudine soggettiva del bambino e la presenza oggettiva della madre. In questa fase considerare la solitudine del bambino significa alludere al suo rapporto con la madre. Lo stare soli in presenza di una madre aiuta il bambino a elaborare gradatamente l’assenza reale ed effettiva di lei…”.

Ecco, ora, non ve lo saprei spiegare meglio, né tanto meno dimostrare, ma in qualche modo mi sembra che nell’esperienza del curatore di un blog entri in gioco un meccanismo simile. O meglio, questo fondamentale passaggio dell’infanzia viene riportato alla luce in una forma più matura ed adeguata alla dimensione adulta (come lo stesso Winnicott fra l’altro sostiene avvenire con tanti altri paradossi infantili, tipo il gioco, che si ripropone nell’adulto sia in forme ludiche più complesse, oppure anche come “pulsione” verso le espressioni artistiche).

È vero che il concetto si può applicare in generale anche ad ogni esperienza di avvicinamento a questa fascinosa forma di comunicazione che è la scrittura, un’esperienza nota agli umani da secoli. Ma in un blog e in genere nel comunicare attraverso internet, per le peculiarità di questo mezzo e con la forte complicità anche dell’anonimato (in molti casi, non in tutti, certo), credo che l’esperienza dello “star soli in presenza di” si affermi in maniera più intensa.

Almeno, questo era il pensiero al quale mi piaceva andare dietro stasera.

2 commenti:

rosalux ha detto...

Sai che non hai tutti i torti?

gillipixel ha detto...

Non averli tutti è già qualcosa
:-) Grazie Rose, la tua opinione mi è sempre molto cara...