domenica 19 ottobre 2008

Are you ready for the blues?

(Foto di Gillipixel)

E' bello quando la "surrealtà" si insinua fra le pieghe della realtà. Anche se si concretizza in piccole faccende banali, questo fatto ti regala sempre un sorriso dal gusto particolare.
Scena: ristorantino in riva al fiume, gente allegra che mangia e beve di gusto, e blues-band indemioniata che gigoneggia alla grande fra i classiconi venuti su direttamente mescolati con le nebbie del delta del Mississippi. Tanto per dire il clima che c'è nel locale: sono bravi musicisti, ma non disdegnano, fra un brano e l'altro, di levarsi uno stivale, versarci dentro un bel goccio di prosecco e scolarselo direttamente dalla coriacea fonte.
In un contesto simile, cosa fai? Non bevi? Eh...non mi sarebbe sembrato rispettoso. Avrò mille difetti, ma non sono uno che non sa "stare in società". Allora, bevi. Ma così vien voglia di fare pipì presto. E così mi ritrovo nel bagno. Insomma, chiamarlo bagno è fare un torto radicale al concetto di eufemismo.
Uno stanzone semibuio e ringelidito per aver scordato da tempo il significato del vocabolo "serramenti". Piastrelle di infima categoria fino a mezza parete, e da metà in su intonacatura scrostata e macilenta, un mix micidiale che, non so come mai, mi fa venire in mente l'ambientazione finale di "Full metal jacket", quel capannone semidemolito in cui il cecchino Viet dà un sacco di filo da torcere al soldato Joker e compagnia. "Espletatore" alla turca, una specificazione che ha smesso di avere accezione positiva dalla volta in cui venne usata per l'omonima marcia di Mozart. Porte del cesso stile saloon del far west, talmente prive di serratura e di privacy che solo per questo ci potrebbe scappare la denuncia dei gestori per violazione dei diritti umani.
E ancora: bagnato e mezze pozze di liquidi di incerta natura un po' tutto per terra.
E poi, in questo quadro idilliaco, lui: il Genio. Un tizio che da dentro ad uno dei cessi, con la porta aperta, chiede ad un altro che fuori si faceva i fatti suoi al lavandino, e mi sembrava manco conoscesse: "Oh, ma non si riesce a tirare l'acqua?".
No, non so se mi spiego: in quell'eccellenza di condizioni igieniche, lui, cosa ti va a pensare: a tirare l'acqua. Ma a dirlo così, non rende l'idea: avreste dovuto sentirlo con quale passione si votava alla causa, insistendo con lo sconosciuto, deciso a non lasciare quella reggia di un cesso senza aver tirato l'acqua. Sottilizzava pure su dettagli tecnico-sanitari, lamentando la cedevolezza del pulsante per il flusso dell'acqua e altre finezze simili.
E dopo qualche minuto buono di questo sfiduciato parlamentare sulle possibilità di arrivare in fondo alla missione, all'ennesima invocazione circa l'inefficenza idraulica del Sistema proferita dal missionario dello sciaquone, giunge cristallina, lapidaria e perfetta nella sua quadratura estetica, la sentenza sublime del consigliere al lavandino: "Boh, niente...arrenditi!"

4 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

sembra un brano di palahniuk :)

gillipixel ha detto...

ehehehhehe :-) Grazie, sei carinissima...ho sempre trovato un po' ostico leggere Palahniuk, ma mi fa piacere se ti ho trasmesso qualcosa :-) Grazie!!!

Amauroto ha detto...

Anche tu sei un po' ostico, ma Palaniuk vende un sacco, quindi questa potrebbe essere una buona notizia.In più quello che è poco ostico non sempre viene apprezzato.
Come riesco a leggere Palaniuk, riesco a leggere pure te, e poi abbiamo una certa affinità leyoutica....mi pare di leggere me stessa sul mio blog!

gillipixel ha detto...

eheheheh :-) Dear amauroto, che forte ritrovarsi...affratellati?
...assorellati? in layoutica prospettiva :-) ...minchia se sono ostico, hai straragione da vendere, io cerco di scrivere lineare, semplice, ed invidio chi ha questa dote, ma faccio una fatica tremenda e spesso risulto complicato se non astruso...ma se qualcuno riesce a leggermi è già confortante...grazie del commento :-)