giovedì 20 agosto 2009

Scrivere lo sguardo del lettore


Da un altro recente scambio di commenti con la simpatica Scodinzola, ho tratto un nuovo spunto di riflessione che vorrei sviluppare oggi. Il terreno di dialogo era sempre la scrittura e in particolare la scrittura di un blog.
Qualche tempo fa avevo ipotizzato l’esistenza di una certa affinità fra la disposizione d’animo di chi decide di scrivere un blog e quella invece propria del curatore di un diario personale escluso alla lettura di terzi.
Scodinzola, dopo essersi pazientemente sciroppata quel mio antico mattoncino teorico, giustamente mi ha fatto notare la differenza inequivocabile fra un blog ed un diario.
Il blog viene scritto per essere condiviso con altri, nell’ottica di uno scambio di idee.
Per altro verso il diario, se inteso nella sua modalità privata più classica, è una sorta di rielaborazione interiore di pensieri che invece di svanire nelle impalpabili dinamiche del normale flusso mentale, viene in qualche modo fissata sulla pagina.
Questa distinzione fondamentale sembrerebbe escludere ogni analogia fra un blog ed un diario.
Credo tuttavia che esistano sfumature più sottili in grado di farci salvare la capra della differenza ed i cavoli delle affinità.
Quello che mi sembra di poter dire è che il punto cruciale ruoti intorno alla definizione delle identità in gioco.
Anzi, ancor meglio: il fascino dello scrivere un blog oppure un diario, credo stia tutto nel gioco delle identità che si può venir a determinare.
Ecco, bisogna in ogni caso fare due precisazioni.
Innanzitutto, è vero che questo fatto accade un po’ tutte le volte che ci si mette a scrivere e in qualsiasi ambito lo si faccia, ma nel blog e nel diario succede forse in misura più marcata.
Inoltre, va anche precisato che la cosa riguarda probabilmente meno la dimensione dello scrivere a fini informativi: i blog che ricalcano in qualche modo le modalità giornalistiche, sono quindi meno toccati dal “fenomeno” del gioco di identità.
Ma per tutti gli altri casi, le affinità fra blog e diario calzano particolarmente bene se vengono considerati sotto l’aspetto del gioco delle identità. Non sto parlando dell’atteggiamento ingannevole di chi consapevolmente scrive con l’intento preciso di spacciarsi per un’altra persona.
Intendo invece tutti i modi “normali” di scrivere un blog o un diario. In queste occasioni, a mio modesto parere, è quasi inevitabile lasciarsi affascinare dal meccanismo stesso della “sperimentazione identitaria” che è proprio di queste due modalità di approccio alla parola scritta. Non si tratta tanto di “fingersi” altre persone, ma di “immaginarsi” altre persone. E’ un modo come un altro per tentare di superare l’oppressione causata dalla finitezza delle nostre esistenze.
Questo non significa “fuga dalla realtà”. O se preferite, sì, è anche un po’ fuga dalla realtà.
Ma si fugge da quelle parti di realtà che più ci fanno sentire limitati, conchiusi in un preciso perimetro fatto di spazi, di tempi e di identità personale troppo definiti.
Scrivendo su un blog o su un diario si vestono i panni di un Io “a maglie larghe”, un Io che può permettersi lussi non concessi a quel “povero diavolo” dell’Io concreto. E capita che la stessa “metamorfosi” venga applicata dallo scrivente anche al lettore, che viene immaginato un po’ a proprio piacimento.
Per questo importa poco che un diario sia destinato (almeno in teoria) a non essere letto da nessuno che non sia il suo creatore. Dietro le parole da noi plasmate c’è sempre un lettore immaginato, presente o futuro.
Per farla breve, curare un blog o un diario significa mettere in atto una sorta di piacevole “autoinganno”: siamo noi che scriviamo, ma al contempo non siamo completamente noi, siamo anche altre persone, così come labili e vagamente delineati nella nostra fantasia sono pure tutti i possibili lettori che ci ritagliamo su misura nel nostro dialogar-monologando.
Scrivendo un blog o un diario, si può infine provare l’esperienza emotiva di sentirsi singoli e plurimi allo stesso tempo, uno e tanti, nord e sud, Yin e Yang, scrittore e lettore fusi insieme in un unico essere modellato sulla volatilità della parola scritta.

Insomma, so che il discorso apparirà piuttosto contorto, ma questo non è niente rispetto a quanto potrete leggere nel seguente brano di William Faulkner, che mi ha dato il La per tutta la sbrodolata scritta sopra, nel tentativo di definire meglio il tema scaturito dallo scambio di battute con la cara Scodinzola:

«… - Bisessualità emotiva, - disse Fairchild.
- Sì. Ma lei cerca di conciliare questo libro e l’autore. Un libro è la vita segreta dello scrittore, il gemello nero di un uomo: non si possono conciliare. E per lei, quando si verifica lo scontro inevitabile, l’io vero dell’autore è quello che affonda, perché lei è uno di quelli per i quali il fatto e l’illusione acquistano verosimiglianza solo perché sono stampati.
- Forse sì, - disse Fairchild, distaccato, meditando nuovamente su una pagina. – Ascolti:

Labbra che sembran più stanche di tutto il tuo corpo stanco
Sembrano più stanche per il sinuoso, pallido e astuto

Quieto enigma del tuo volto segreto, e per la tua
Disperazione malata, ossessionata dal suo stesso male:

Non posare la tua mano di ragazzo sul tuo cuore per protestare
Che il sorriso concilia la tua bocca stanca,

Perché il giurarlo non ti fa ingannare

Dalla gioia segreta del tuo seno di donna.


Stanca la tua bocca sorridendo; puoi stringerti
A te stessa e saziare la tua sete di baci?
Il tuo risveglio di vergine si beffa di se stesso
Con l’acuta essenza del sonno, svegliandosi così,
E vicino alla tua bocca si cela il dolore del cuore gemello

Che nessun petto separa dal tuo: non si può spezzare.


- “Ermafrodito” – lesse. – Ecco di cosa si tratta. E’ una specie di pura perversione. Come un fuoco che non ha bisogno di alimento, che vive del proprio calore. Voglio dire che tutta la poesia moderna è una specie di perversione. Sembra quasi che i giorni della poesia sana siano passati per sempre, che i moderni non nascano più col dono per scrivere versi. Altre cose, lo ammetto. Ma versi, no. Si direbbe che gli uomini oggi non sian più abbastanza maschi e vigorosi per occuparsi di una cosa che è quasi contro natura. Una specie di razza sterile: donne troppo maschie per concepire, uomini troppo femminei per generare….».

Zanzare
William Faulkner - 1927



14 commenti:

Paolo ha detto...

credo che siamo simili ad arcobaleni e che un colore solo non ci possa rappresentare

Paolo ha detto...

il blog è dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sé e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, creare personaggi, forme e movimenti, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora.

Ho trovato questa bella definizione in una locandina di un Drammateatroterapia...ho sostituito quella parola con Blog e guarda un pò...ehhh

Buona serata
Gillipixel

Antonella ha detto...

Ho fatto quasi lo stesson discorso, sulla verità, ma il tuo mi piace di più

gillipixel ha detto...

@->Paolo: bellissima quella definizione che hai fatto calzare all'essenza del blog...è proprio quello, infatti, che intendevo dire, anche se forse l'ho fatto in maniera un po' più confusa :-)
Grazie per avermi segnalato quella bella frase....

gillipixel ha detto...

@->Antonella: sono contento di essere riuscito a trasmetterti un po' di "senso", Antonella...credevo di aver fatto solo una gran confusione :-)
Mi è sfuggito il tuo discorso sulla verità, oppure non ricordo bene se l'ho letto...se mi fai la cortesia di segnalarmi il link, lo leggo molto volentieri...
Grazie della visita :-)

gillipixel ha detto...

@->Antonella: aaaahhhhh :-) come non detto...ti riferivi al tuo ultimo scritto, certo, capito :-)
L'ho visto solo adesso :-)

scodinzola ha detto...

Caro Gil, sono lusingata di essere stata nuovamente "musa ispiratrice" del tuo "andarperpensieri". Ammetto che il tuo blog sta diventando un pò come il libro sul comodino... lo leggo ogni volta che posso.
Questa volta, però, sono un pò confusa: la "sperimentazione identitaria" mi lascia un pò perplessa. I tuoi scritti trasmettono altro: direi massima libertà di esprimere senza nessun condizionamento. Direi desiderio di condivisione e di confronto.
Anche se qualche volta il confronto con te non è così semplice!

gillipixel ha detto...

@->Scodinzola: acc... :-) hai ragione, Scodi :-)
Stavolta ho esagerato con la forzatura dei concetti...lo ammetto, non avevo ben chiaro nemmeno io cosa volevo dire...cioè, nel senso, non è che sono impazzito :-)
E' solo che il concetto mi risultava così inafferrabile che ho faticato a circoscriverlo con parole chiare...
"sperimentazione identitaria" è un parolone un po' cagnoso, in effetti :-) Ossia, è un termine brutto e burocratico...
Ma in fondo è una cosa semplice: ci piace scrivere perchè ci consente di andare oltre i limiti del nostro io che riteniamo normalmente più consolidati...il succo è tutto qui :-)

Prometto, nei miei prossimi pezzi, di attenermi di più al saggissimo motto "scrivi come mangi" :-)

Grazie Scodi, sei sempre super carina :-)

scodinzola ha detto...

"andare oltre i limiti del nostro io che riteniamo normalmente più consolidati..."
Ecco così mi piace. Se decidessi di..... potrebbe essere il "mio sottotitolo".

Grazie a te, Gil, che ci dai la possibilità di "andarperpensieri" con te!

gillipixel ha detto...

@->Scodinzola: :-)

Yossarian ha detto...

Interessante Gilli. Mi permetto anche di spostare l'attenzione sulla tecnica di scrittura dei blog, che a mio avviso, in linea di massima, e' molto vivace e assai interessante.

E' un bell'italiano quello che viene fuori dalla maggior parte dei blog, credo molto piu' vivo di quello dell'editoria e di molti scrittori, anche coloro che si fregiano del titolo di 'avanguardia'.

gillipixel ha detto...

@->Yoss: grazie Yoss del tuo contributo...in effetti è così, la scrittura dei blog è materia viva, pulsante e ne possono scaturire sperimentazioni interessantissime, oppure anche testi di grande qualità ma pur sempre rientranti in una modalità di scrittura più "tradizionale"...
Quello che tu dici, tra l'altro, credo abbia una certa attinenza col tema dell'incertezza delle identità a cui facevo cenno io: credo che chi cura un blog, ponendosi in questa sorta di anonimato misto ad identità immaginare ecc., sia meno costretto da "freni inibitori" riguardo ai temi da trattare e si butti di più a sparare le teorie e i giudizi più svariati...magari, nella gran massa di scritti, c'è pure molta fuffa, ma spesso saltano fuori cose pregevoli :-)

Come si può vedere poi, per quello che mi riguarda, non mi faccio certo troppi scrupoli a spararle grosse, le teorie :-)

Ciao Yoss, see you later :-)

rosalux ha detto...

La "sperimentazione identitaria" c'è eccome, in rete - almeno per me - soprattutto grazie all'uso del nick. Scrivere a proprio nome costringerebbe - temo - a rientrare nella finitezza.

gillipixel ha detto...

@->Rosa: è proprio quello, Rose, come dicevo non si tratta di finzione ingannatoria, ma è un inoltrarsi oltre i limiti della nostra personalità, così come la possiamo esprimere nella vita quotidiana e più concreta...
Grazie :-)