domenica 6 dicembre 2009

Un torrone frattale, il libro friabile e la povera apetta


In base a quale sua componente un libro può piacermi oppure no?

Potrà sembrare una questione oziosa.
E di fatto la è.
Ma mi è venuto da rifletterci questa mattina.
Pensavo: nonostante di libri fino ad ora io ne abbia letti un discreto numero, un criterio univoco per stabilire il mio gradimento di lettore non l'ho mai effettivamente fissato.
Il che è ancor più ozioso, volendo.
La cosa credo sia in parte dovuta al fatto che forse un criterio univoco è difficilissimo da stabilire, perchè troppe sono le componenti in gioco. E probabilmente, ogni volta che in questa sede "blogghereccia" ho scritto di libri o di tematiche a loro affini, è stato proprio questo che stavo facendo: aggiungevo un piccolo "tassello motivante" in più al mio variegato metro di giudizio letterario generale.

Quello che mi sembra di aver notato tuttavia, è che più la ricerca di queste motivazioni si fa approfondita, più ne sbucano fuori di nuove. Inoltre, la bizzarra caratteristica che ognuna di queste motivazioni sembra assumere è la seguente: prendendone ciascuna singolarmente, se ha un minimo ragionevole di costrutto, sembra essere sufficiente ed esaustiva; ma se nel contempo si ponderano anche tutte le altre motivazioni possibili in gioco, con una visione panoramica d'insieme dei criteri di giudizio letterario, pure queste fanno sentire la propria imprescindibile necessarietà.

Uhm...mi sono spiegato da cani, eh? Abbastanza, dai: potete dirmelo, non fate complimenti...

Cerco di buttarla allora su una similitudine suggestiva: la "base critica" su cui si può fondare il gradimento del lettore, a mio avviso, ha una struttura che può essere metaforicamente assimilata al concetto matematico di frattale. O meglio, ad un aspetto della teoria dei frattali, così come mi sembra di averlo capito (e qui, se necessario, chiamo in causa la cara Farly, mia metà di chimera grande esperta in matematica, che prego redarguirmi su eventuali cagat...ehm... infondatezze contenutistiche).
Il punto sarebbe dunque questo: ciascuna parte di motivazione del gradimento di lettore (anche minima, purchè, ripeto, dotata di ragionevole costrutto) riflette l'importanza del tutto della motivazione, e viceversa.
In altre parole: osservando il criterio generalissimo che mi fa apprezzare un libro, ed osservandone una sua sottocomponente anche molto limitata, ci si rende conto di essere di fronte ad una medesima struttura similare, proprio come accade nei frattali.

Qui sorgeranno due rilievi critici da parte dei pazienti lettori.
La prima è: ma che minchia hai detto?
La seconda è: ammesso che ci abbiamo capito qualcosa, come ce lo dimostri?

Ecco, se sulla prima obiezione non posso che essere con voi solidale, alla seconda non so proprio cosa ribattere. Mi appello semplicemente al sottotitolo del mio blogghetto confusionario: "Andarperpensieri - O dell'arte del forzar concetti".

Il fatto è che a tutta questa immensa contorsione mentale, sono arrivato in parte ripensando ad uno stupendo passo di uno dei libri che più ho adorato nella mia carriera di lettore: «Il giovane Holden» («The catcher in the rye») - J.D. Salinger.
Ecco il brano:

«...Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira...»

Lo riporto anche in lingua originale. La doppia lettura andrebbe fatta per tutti i testi, ma i limiti di conoscenza delle altre lingue sono spesso un ostacolo troppo arduo. Ebbene, nel caso del capolavoro di Salinger, il problema si attenua: anche un conoscitore blando dell'inglese come il sottoscritto ha potuto assaporarne appieno tutta la bellezza originaria. Per chi non lo ha già fatto, se decidesse di leggere questa opera meravigliosa, consiglio quindi di farlo nelle due lingue, anche perchè, tra le altre cose, la traduzione italiana curata da Adriana Motti è altrettanto preziosa e straordinaria.

Ecco il brano in inglese:

«...What really knocks me out is a a book that, when you're all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it...»

Pensandoci su bene, insomma, mi sono reso conto che questa motivazione di gradimento letterario era al contempo minimale, ma vastissima, al pari della più complessa teoria elaborata dal più eminente professore universitario. Proprio come ho "caninamente" tentato di spiegarvi sopra con la mia similitudine frattale.
Prima però, ho anche ripetutamente detto che il quantum minimo di struttura del gradimento letterario da considerare deve possedere una dose sufficiente di costrutto. Ecco, cos'è che garantisce questa "dose sufficiente"?
Sempre forte dello stesso passo di «Il giovane Holden», vi rispondo così: la sua poeticità.

E se per sbaglio avete resistito a leggere fino a questo punto, pensando di trovarvi di fronte alle farneticazioni di un folle, vi avverto che quanto sopra detto è stato nulla rispetto a ciò che seguirà.
Sì perchè adesso entreranno in scena il mio frattale letterario, il torrone e la povera ape morta sul davanzale.

Il mio schema di "disegno frattale letterario" è presto detto: un libro mi piace quando ogni frase, oserei dire ogni parola, dà l'impressione di essere indispensabile alla narrazione. Si leggono a volte libri inframezzati da descrizioni gratuite ed accessorie, con le quali l'autore sembra quasi menare il can per l'aia, tanto per diluire il racconto.
Magari lo fa involontariamente (il che è forse ancor più grave), ma sta di fatto che quelle sono opere che non soddisfano la mia condizione frattale letteraria. Un libro, per piacermi, deve regalare la stessa impressione di necessarietà, sia nelle sue componenti minime, sia nel suo impianto generale.

Cosa c'entra però il torrone?
Il torrone, quello veramente realizzato con i crismi artistico-torroneschi perfetti, vi racconta lo stesso concetto: deve tenere la friabilità fino all'ultimo pezzettino minimale. Il torrone frattalemente e letterariamente ineccepibile è quel torrone che dal primo all'ultimo morso che precede l'inghiottimento finale, si mantiene significativamente ed irreprensibilmente "sbriciolabile".
Il torrone che invece sulle "ruminate" conclusive vi si para sotto al palato come una piccola mappazza ciccosa chewingum-meggiante, è equiparabile ad un testo pieno zeppo di descrizioni gratuite, accessorie e non consustanziali all'opera.

Va beh, ma cosa c'entra infine una povera piccola ape morta sul mio davanzale?
C'entra perchè anch'essa mi si è illuminata agli occhi come un minimo ma infinito frattale esistenziale. Osservandola lì, indifesa ma sempre elegantissima nella sua dignità "apesca" del tutto integra anche dopo la migrazione della piccola anima in chissà quali paradisi entomologici, mi è sembrata importante come la più vasta delle galassie dell'universo.
Ed ho pensato che tutto era a posto così, tutto quadrava: il torrone, i libri e la bellezza del mondo.

2 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

e meno male che ci sei tu che con un perfetto intorcinamento frattale mi tiri su di morale :-) gran bel frattale di concetti che looppano (nel senso di fare un loop-ciclo), mi piace un sacco la conclusione e poi, chissà com'è, ero sicura che il giovane holden fosse stato il tuo libro preferito ;-)

gillipixel ha detto...

@->Farly: ehehehe :-) forse non è solo il mio libro preferito, Farly...forse io "sono" il giovane :-) va beh...giovane...semi-stagionato, via :-)
Speravo si cogliesse il loop, anche se non era così evidente...ma la mia metà chimera l'ha beccato senza problema :-) Grazie :-)
doweeve dice blogspot, ossia dovere mio cercare di tenere un po' su la chimera se l'altra metà è un po' malinconica :-)