martedì 19 gennaio 2010

Oho-hohohoho-hohohohoh!!!


"...Ohoho-oh-oh....oh-oh-oho...".
Johnny Weissmuller - 1932

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In tutti i posti in cui mi sono ritrovato a lavorare, è sempre andata a finire che sono diventato lo scribacchino ufficiale dell’ufficio.
Non è che ve lo vengo a raccontare per chissà quale forma di vanteria bislacca. C’è poco da marciarci, su robe del genere. Sarebbe come se Ercole, impiegato in qualità di domestico in “Casa Biancaneve”, si fosse auto-magnificato per essere stato promosso a uomo di fatica di tutta la baracca (magari facendo anche il gradasso con Cucciolo e pigliando per il culo Mammolo…).
Se vi parlo della cosa invece è perché questo fenomeno mi ha portato spesso a contatto con prose a dir poco “mirabolanti”. Citavo, alcune puntate fa, la celeberrima frase di Ludwig Feuerbach, “noi siamo ciò che mangiamo”. Ecco, la sentenza non suonerebbe poi così male anche se la modellassimo nella seguente sagoma: “Noi siamo ciò che scriviamo”.
Fra i miei compiti di Lodoletta d’occasione (ricordate, nel “Fu Mattia Pascal”, il modesto cronista di provincia?), c’è stato e c’è spesso quello di dare un’occhiata alla forma di un qualche scritto confezionato da mano altrui. Da queste panoramiche sulle “vite scritte degli altri”, la personalità narrativa che più spesso emerge è quella del «Tarzanista grammaticale», anche noto come il «trapezista dell’inciso».

Spesso, la causa di questi bizzarri prodotti letterari non è da ricercarsi proprio tutta nell’impreparazione linguistica. Bisogna anche un po’ calarsi nei panni del perseguitato burocratico medio. Le lettere, le comunicazioni, gli avvisi che l’impiegato standard è frequentemente chiamato ad elaborare, il più delle volte recano in sé la pretesa dirigenziale, se non il diktat, di convogliare significati bizantini, sofismi degni dell’estremismo diplomatico più spinto, quel “dico e non dico” che s’impone come imperativo morale del saper “fare azienda”, del sapersi vendere come ente o istituto dalla tradizione certificata ISO 9000 leghe sotto i mari. Là fuori c’è un brutto mondo, c’è il mercato e l’Uomo Nero (l’«Uomo Mercato Nero»?), è un attimo azzardare una parola comprensibile di troppo e ritrovarsi a perdere qualche quattrino o il prestigio di un’immagine che al giorno d’oggi vale ben mille sostanze.
Non bisogna inoltre trascurare più di tanto la sindrome dell’«altisonanza» sempre in agguato: qualsiasi contenuto tu debba comunicare, non lo puoi fare così, paro paro, papale papale. Occorre darsi un tono, far capire al destinatario che noi si è padroni della lingua, noi l’«itagliano» sì che lo si conosce. Con questi presupposti, è un attimo per lo scrivente medio calarsi nei panni del tassista chiamato a parcheggiare lo “Shuttle” in garage.

Come iniziare allora una lettera?
Senza lasciarsi ammaliare più di tanto dalle “sirene del senso compiuto”, si parte in tromba gonfiando ben bene le gote di aria e verbosità rimbombante. Il periodo monta, monta, s’ingrossa, e lo scrivente veleggia, planando con lo sguardo fra l’attonito e l’eccitato sopra distese di paroloni, infiorettati lì di tanto in tanto lungo la frase, nella certezza che un bel sostantivone di qua ed un sonoro aggettivo di là, siano sempre sufficienti a tenere in piedi il periodo. Tuttavia la lunghezza della locuzione inesorabilmente cresce, l’estensione del ramo espressivo al quale si è appesi si fa minacciosamente eccessiva; dopo tre gerundi e quattro “considerato che”, torvi scricchiolii risuonano alle spalle, minacciando il miserando schianto a precipizio nel sottobosco della jungla non-sensuale più buia e fitta.
Ma ecco che quando ogni barlume di significato sembra ormai lì lì per svanire fra le fresche frasche del nulla, il disperato scrivente d’un tratto adocchia una salvifica liana a portata di sillaba, un bel “la quale” fronzuto, un lussureggiante “per cui” sempre verde, un solido “dove” che si fa “trapezius ex machina” calato da chissà quale meandro della sua plasticità lessicale agile come un gatto di marmo.
Ed impavido Tarzan della pagina bianca, novello trapezista degli equilibri verbali, ecco allora il solerte impiegato che non esita un secondo ad agguantare con sveltezza quella miracolosa appendice avverbiale, quella portentosa propaggine pronominale che ogni periodo sorregge, ogni vicolo concettuale rabbercia e rappezza, ogni vertigine del pensiero lenisce e riporta in piano.

Così balzando di liana in liana, altalenando di “per cui” in “la quale”, ecco alfin il nostro eroico Tarzan del linguaggio andare senza infamia e senza lode ad adagiare lo sgrammaticante deretano sul soffice manto verboso dei “distinti saluti”.
Perché anche il ricevente lo abbia sempre ben chiaro: nello scrivere sarà anche un po’ ordinario, ma speciali come i suoi, di saluti in giro non se ne trovano.
E non sia mai che non li distinguiate dai saluti dell’ultimo che vi aveva scritto, anche lui giustamente congedandosi coi suoi “distinti saluti”.

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AVVERTENZA: Se fate partire il minivideo qui sotto, abbassate il volume, che il grande Johnny ci dà dentro di brutto!


12 commenti:

Marisa ha detto...

Sei a tratti esilarante e piacevolissimo come sempre.
Curiosità: lo sapevi che l'urlo di Tarzan è prodotto dalla mescolanza di un acuto di un tenore con il verso di una iena?
Esattamente: Mi-iena-Sol-iena-Mi ;o)

farlocca farlocchissima ha detto...

va bene sto rotolando dal ridere, mi si evoca un siparietto:
ufficio, io e il direttore attuale, plurititolato accademico e con mega curriculum lui, io pure che si sa che ho studiato. pianifichiamo una roba da fare in versione ufficiale, il risultato sono una serie di pizzini con appunti e brillanti fraseggi, cominciamo a ricomporre il tutto in un testo di email ufficiale. dopo mezz'ora, totalmente stremati, lui mi guarda e dice: "guarda io e te con il burocratichese facciamo proprio schifo, ora chiamo la segretaria che in queste cose è un genio" e lei in un lampo ci salva dall'affogamento da allocuzione.
baci chimerici

gillipixel ha detto...

@->Marisa: grazie, Mari, è sempre un piacere regalarti un sorriso :-)
Avevo sentito qualcosa su quel fatto...di certo è un suono azzecatissimo, mi ha sempre affascinato tantissimo, fin da bambino, e tentavo di ripeterlo nella doccia, ma era frustrante, perchè non mi riusciva proprio uguale :-)
Poi ho scoperto il fatto della iena, e mi ha rincuorato: ecco la componente che mi mancava...ed io che avevo sempre dubitato della mia parte tenorile :-D
Bacini musicanimalizzati :-)

gillipixel ha detto...

@->Farly: ehehehhehe, eh già, Farly, il burocratichese non è mica roba da principianti iper-curricolati :-)
Ci vuole il talento tarzanistico per quello, e non è da tutti :-)
In fondo è una magia: si tratta di mettere in fila miriadi di parole riuscendo a dire assolutamente quel quasi nulla che tuttavia deve risultare più che convincente...tu dimmi se è cosa da poco... :-)
Grazie chimerina :-)
Baci a te e alla segretaria :-D

Pupottina ha detto...

gradevole il tuo modo di raccontarti, infarcito di riflessioni e citazioni colte.... la migliore è l'urlo di Tarzan ... eheheheheh
sei simpaticissimo!!!!
buon proseguimento scribacchino ^______________________^

gillipixel ha detto...

@->Pupottina: Grazie, sei gentilissima, Pupot :-) credo che l'importante, per chi scrive, sia non solo divertirsi in prima persona, ma anche "sentire" ciò che si racconta, usare ciascuna parola solo se si percepisce che ha un "peso" fondamentale...e poi: giocare con le parole, giocare sempre :-) allora sì che la scrittura diventa un'attività che può aprire l'animo verso prospettive nuove, verso piccoli, modesti, scorci inediti sul senso della vita :-)
Grazie...per una volta, se mi permetti, uso il tuo modo di fare i sorrisi, che è un po' un tuo marchio di fabbrica

^_____________^

maria rosaria ha detto...

un afonte inesuribile, il caro gil! l'iter dello scrittore medio che si accinge a buttar giù una lettera è da schiantare dal ridere. mi vengono in mente, altroché se mi vengono in mente!
tarzan poi che nel video mostra eloquentemente guardandosi intorno un po' tra il disorientato e il "mo te faccio vede' io!" è il massimo come riferimento. fenomenale!
la tua scrittura lascia sempre tracce, nella forma e nei contenuti.
bacio, bacio

gillipixel ha detto...

@-Maria Rosaria: ehehehe :-) Grazie EmRose, mi fai sempre sentire quasi uno scribacchino speciale :-) è così bello scrivere e sapere che persone sensibili come te ne trarranno sorrisi e pensieri buffi e seri :-)
Grazie ancora di cuore...
Bacini da hòmo de iungla :-D

scodinzola ha detto...

Ciao Gil, questa volta non ho avuto difficoltà ad immedesimarmi nel tuo scrittino...
Io ho a che fare quotidianamente con il burocratese e credo di aver avuto un capo che era il RE DELLA JUNGLA in questo campo!
"Si fa presente che", "all'uopo", "al riguardo", "si richiama l'attenzione", "sopracitato" e per non parlare dei "considerato che", "ravvisata l'opportunità"... Io non sono mai stata brava a scrivere ma con il burocratese ormai me la cavo; peccato che ci sono talmente abituata che potrei usare tale linguaggio anche nei rapporti personali.
Pensa un pò... sarei capace di approcciare un uomo con un: CONSIDERATO CHE SEI UNA PERSONA PIACEVOLE, AVREI RAVVISATO L'OPPORTUNITA' DI CONOSCERTI MEGLIO.. Povera me!
"Distinti saluti".

P.S. Sei sempre il mio libro sul comodino... però ho avuto qualche problema con il computer...
Buffetti con fusa

gillipixel ha detto...

@->Scodinzola: eheheheh :-) Ciao Scodi!!! Ben ritrovata! ...niente, non ti volevo disturbare... chiedevo solo a Maffy di te, perchè non ti sentivo più commentare, ma sono felice di ritrovarti sempre con la tua gentilezza e la tua simpatia inconfondibili :-)
Il burocratese è una gran piaga, già...stai attenta a non farti assorbire troppo però, tieniti sempre larghi margini per la "bella parola", sia letta che scritta :-)
Ricambio le fusa con qualche grattino, se mi è concesso :-)

scodinzola ha detto...

"Non ti volevo disturbare?"...
Se dici così ci rimango male.
Una delle cose più importanti per me sono i rapporti umani. Sapere che un amico/a ha il desiderio di comunicare con me mi fa solo piacere.
Accetto volentieri i grattini, basta che non affondi le unghie!
Strusciatina di musetto con solletico...

gillipixel ha detto...

@->Scodinzola: non preoccuparti, Scodi, non ci metto le unghie: solo i cuscinetti vellutati, come fanno i gatti più pigri e sornioni :-)
E grazie ancora del bel solletichino :-)