sabato 2 gennaio 2010

Sculture di panna


Soffiava un vento gagliardo, oggi, su Gillipixiland.
Una brezza generosa, giunta a braccetto della radiosità dimenticata di un cielo semiprimaverile, quasi a preannunciare una festosità particolare nella rituale pennichella del dopo pranzo.
Mi sono predisposto alla ronfa fra lo sciabordio della risacca concettuale del «Mondo come volontà e rappresentazione», non prima di aver sbocconcellato alcune noccioline «Peanuts», e concedendo infine l'onore di farmi strada fra le braccia di Morfea (è la sorella di lui...sapete com'è, io la preferisco) alle vicende dei tre colpi apoplettici patiti da Lenin, nell'affascinante narrazione del podcast di Radio2 sulla vita di Stalin (poi dice che uno ha la mente confusa...).

Ad ogni modo, già...dev'essere stato proprio sul terzo ictus leniniano, che mi sono appisolato.


Al risveglio, l'usuale ampio abbraccio dell'argine mestro era stato a sua volta inghirlandato da una suprema corona di enormi nembi a cumulo.
Mi hanno sempre affascinato, le più grasse fra le nubi.
Non so come mai. Forse Jung avrebbe detto che rimandano a forme ataviche depositate fra i ferri vecchi archetipici dell'inconscio collettivo.
Di sicuro si adagia un quid di femminea abbondanza addensato nel loro fascino, un barocchismo muliebre, un ballonzolio di forme palleggianti fra il rubensiano ed il tizianesco.
O forse sono solo io ad avere particolarmente bisogno di una donna, in questa deriva spirituale post-natalizia. Eppure, alla mano ideale di un Canova pazzerello, allo zampino di un Bernini alticcio, non si può fare a meno di di dare la colpa, quando ci si mette ad ammirare quelle fumose ciccezze effimere volanti.


Si dice «avere la testa fra le nuvole».
Un'espressione che per molti potrà magari suonare pregna di sfumature denigratorie. Io l'ho sempre trovata simpatica, invece. L'ho sempre pensata appropriata a definire persone privilegiate. Quando hai la testa fra le nuvole, sei superiore alle miserie del mondo, vedi tutto in prospettiva lontana. Non ti preoccupa il contorno, ci sono le nuvole ad avvolgerti, e tu sei già oltre.
E l'«avere la testa fra le nuvole» l'ho sempre abbinato di preferenza proprio a questo tipo di nubi, i placidi giganti dallo spumoso candore, così mutevoli, gentili a concedere le loro adipose propaggini al cangiante capriccio del vento.

Proprio così. Soffiava un vento generoso, oggi, su Gillipixiland.




10 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

che belli i tuoi nembi boteriani!!! oggi anche qui spirava un'aria sognante, tra le mura cadute di villa adriana, mentre il cielo si apriva a tratti regalandoci un azzurro da madonna dipinta mentre il fango si attaccava alle scarpe. baci nuvolosi chimera ovattata

gillipixel ha detto...

@->Farly: dev'essere stato parecchio bello pure lì, Farly :-) ma Roma è come una nobile dama elegante e di classe: le sta bene addosso ogni vestito meteorologico :-)
Baci di bernacchesca memoria :-D

Antonella ha detto...

Bellissime nubi. Il tuo paesaggio assomiglia al mio, tranne nelle nubi perchè da me praticamente è tutta una nube e non riesci a rintracciare il cielo.

gillipixel ha detto...

Questi nuvoloni forse sbucano fuori giusti giusti dal ribollio del fiume, Anto :-) se guardi bene però, di certo scorgerai anche bellissimi sprazzi di cielo :-)
La sofficità dei nuvoloni è solo un trampolino di morbidezza per l'occhio, che da lì può balzare a vedere sconfinate messi di azzurro :-)
Baci impressionisti :-)

maria rosaria ha detto...

quante volte mi sono persa in quelle nuvole di zucchero filato, o di dolce a forma di ovatta, o ancora di meringa impazzita. oggi qui c'è un cielo lattiginoso che fa venir voglia di emigrare.
buon 2010, gil!
bacio

gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: vero che sono stupefacenti, EmRose? :-) si potrebbe stare ore a guardarle, e non ci si stufa mai :-)
Tieni duro col cielo grigetto: quando poi ne uscirà (molto presto) uno sfavillante di bellezza, lo gusterai molto di più :-)
Buon anno a te, di cuore...
Baci soffiati da Eolo :-)

Vanessa Valentine ha detto...

Da piccola le chiamavo anch'io "le nuvole di panna montata"...ah, che dolci ricordi fai affiorare, Gilli! Certe giornate in montagna, con la Mama, a funghi, lei giovane e gagliarda e io smilza adolescente impacciata, che faticava a starle dietro...Le chiamiamo così anche adesso, lei un po' più curvetta e tondetta (meno male che non mi sente, sennò mi corca) e io solida come un faggio maturo...noi siamo però sempre le stesse, mi piacerebbe che anche le nuvole fossero come noi, eternamente a ritornare...
Basta, qui c'è gente che ha già tirato fuori i kleenex...;)

gillipixel ha detto...

@->Vale: che ricordi carini e teneri questi tuoi, Vale...è sempre bello sapersi porre verso il mondo con sguardo delicato, assorbendo tutta la bellezza delle cose che ci circondano...certo, a volte ci sono anche motivi d'incazzatura :-) ma lì facciamo appello alla nostra ironia pigresca, e una pezza alla fine ce la mettiamo sempre :-)
I cicli degli elementi naturali, fra l'altro, hanno anche questa valenza terapeutica-spirituale: con il loro ritorno (che se non è eterno, è pur sempre bello lungo :-) sono simili a gigantesche culle cronologiche, che ci blandiscono nella nostra piccolezza di esserini umani :-)
La Mama è un'istituzione: è sempre giovane ed aitante, è un dogma indiscutibile :-)
Ciao, Vale...grazie della tua simpatia speciale :-)

Vanessa Valentine ha detto...

La vita dovrebbe avere più...pannosità, ecco. Per ricollegarmi al tuo bellissimo post sulle feste e sul cibo, vorrei solo ricordare la libidine assoluta di una ciotolina di panna piena di uvette e canditi, con appena un sospiro di zucchero a velo sopra...
Così sì che si può mangiare un nuvola.:)
(Grazie da parte della Mama, ovvio...altra discreta forchetta).

gillipixel ha detto...

@->Vale: grazie della ricetta, Vale :-) qualche volta la proverò, perchè anche se è così semplice, non l'ho mai fatta :-) le cose semplici sono sempre le più gustose e sincere al palato :-)
E in alto le forchette, mi raccomando :-)
Ciao :-)