mercoledì 1 dicembre 2010

Oh, Bio mio!


Com’era solito rammentare un preclaro retore greco (di cui adesso incidentalmente mi sfugge il nome), «…le parole a volte fanno più clamore di un incudine sul ditone del piede…».

Non so se ci avete fatto caso, ma ci sono certe espressioni che vengono per così dire “sacralizzate” dall’uso e dall’abuso, soprattutto giornalistico, che se ne fa, tanto da far assumere loro una dimensione di presunto “rispetto totalizzante”. Salvo poi scoprire, se uno è appena leggermente scafato nelle faccende “espressivo-semantiche”, che trattasi praticamente di grandi bufale oratorie “grotteschizzate” da forme di utilizzo maldestre, spropositatamente imposte ad esse.

E con questa, in fatto di neologismi strambi e concetti stiracchiati, potrei anche chiudere qui, che ho già fatto giornata di sicuro.

Lasciatevi tuttavia intrattenere ancora un po’ in simili facezie.

Il più delle volte, queste espressioni bizzarramente ammantate di un’aura taumaturgica, prese nel loro significato oggettivo, senza i fronzoli aggiuntivi arrecati dalla distorsione, sono del tutto degne di essere portatrici di concetti altrettanto apprezzabili. Quando però, alle medesime espressioni, tocca in sorte di entrare nel grande tritacarne semantico della comunicazione massiva, può succedere di tutto.

Due parole, o espressioni, che hanno recentemente subito questo destino partono infatti da presupposti concettuali del tutto meritevoli di rispetto. Mi riferisco all’idea di “chilometro zero” e ancor prima a quella di “biologico”. Chi potrebbe non essere d’accordo con queste due tendenze che si cerca di far passare nella mentalità dei produttori agricoli e dei consumatori?
Ripeto dunque, non è assolutamente mia intenzione entrare nel merito del significato effettivo dei due concetti, che sono di per sé lodevoli. Quello che mi piace osservare è il fenomeno linguistico che ad essi si è andato associando.

Insomma, quello che mi sembra di notare, soprattutto in tv, è che appena si toccano argomenti anche vagamente vicini alle questioni della terra e della sua lavorazione, sia che si parli di cucina, di ricette, di prodotti del mercato, di prezzi nei supermercati, basta piazzarci dentro la paroluzza magica, “biologico”, oppure, a scelta, “a chilometro zero”, che tutte le intenzioni comunicative del parlante assumono pretese virtù indiscutibili, diventano dogmi supremi della fede agricola, assiomi fondanti della perfezione “geometrica rurale”.

Questo ovviamente va a danno della bontà originaria insita nelle intenzioni di questi due modi innovativi di concepire certi rapporti di produzione e di commercio. Se tutto è “biologico”, se ogni cosa è “a chilometro zero”, il sospetto comincia ad aggredire la parole, finendo per svalutarle sostanzialmente. Le due espressioni assumono così la fumosità delle “convergenze parallele” di “pentapartitica” memoria, e molto spesso risultano miseramente svuotate.

Ora, forse l’esempio che vi ho portato non è poi così eclatante, né grave, ma alla fine era questo meccanismo linguistico un po’ perverso, che mi premeva sottolineare. Inzuppate di superficialità e poi messe a stendere sul “banalizzatoio” della comunicazione frettolosa e generica, le parole perdono colore, si stingono, diventano ombre di se stesse.
Questo a mio avviso incide anche sul rapporto fra le persone. Il nostro contatto con gli altri avviene soprattutto attraverso le parole. Se già a partire da esse, si mantiene un profilo basso e sciatto, cosa potrà venire di buono dalle relazioni interpersonali che su quelle stesse parole sono basate?

Alcuni giorni fa, dopo «Full metal jacket», mi sono rivisto un altro capolavoro di Kubrick, «Eyes wide shut». Mentre scrivevo quanto sopra, riguardo la “sacralizzazione indebita” delle parole, mi è venuta in mente una buffa associazione con una celeberrima scena del film.

Tom Cruise, nella storia (tratta dal bel romanzo «Doppio sogno» di Arthur Schnitzler – 1926), è un medico dell’altissima borghesia newyorkese, che, piuttosto “allupatello” anziché no, attraversa un periodo di instabilità erotica, alla non meglio precisata ricerca di nuovi “significati amorosi”. Non vi sto a fare tutto il racconto del film, ma ad un certo punto, il nostro dottore è coinvolto in una super orgia organizzata in un villone di riccastri giusto giusto nel lussuoso circondario della Grande Mela, lì dentro tutti a sollazzarsi, imbastendo uno stranissimo e cupo rituale con tanto di maschere e parola d’ordine per essere ammessi.

Cruise riesce ad imbucarsi, essendo venuto fortuitamente a conoscenza della “password” di straforo, ma poi una volta dentro, non solo non batte chiodo, ma, come direbbe in termini strettamente tecnici uno studioso di “scienze dell’investigazione”, viene clamorosamente “sgamato”.
Ad una seconda richiesta di conferma della parola d’ordine da parte del “Gran consiglio degli smutandati in maschera”, crede di passarla franca ripetendola tale e quale a prima. Soltanto che stavolta gli era richiesta la parola per poter uscire. Non svelo oltre, per non rovinare la trama a chi ancora non avesse visto questo film, ma posso dirvi che per lui, malamente sprovvisto della parola di fuga non preventivata, non va a finire poi così bene.

Ho pensato tuttavia che, alla luce di quello che ho scritto prima, la scena avrebbe potuto svolgersi così:
Gran cerimoniere orgiastico: «…Prego, ci dica la parola d’ordine!…»
Cruise: «…Agricoltura…»
Gran cerimoniere orgiastico: «…Questa è la parola per entrare…Ora deve dirci quella per andarsene!…».
Cruise: «…Biologica…»
Gran cerimoniere orgiastico: «…Benissimo: si accomodi all’uscita, riceverà anche due buoni omaggio, inclusa consumazione, per la nostra prossima orgia. E mi raccomando, sempre in alto, nel pieno spirito del nostro motto: “Puttanieri sì! Ma a chilometro zero!”…».



10 commenti:

maria rosaria ha detto...

gil, la tua creatività è sconfinata! sono certa che mentre guardavi quel film nella tua testa si andava costruendo allegramente il post che ci proponi. belle queste rincorse tra concetti, frasi, e parole.
un bacio

Yossarian ha detto...

Chi potrebbe non essere d’accordo con queste due tendenze che si cerca di far passare nella mentalità dei produttori agricoli e dei consumatori?

Io: per me - specie il biologico - sono vaccate radical-chic per spillare quattrini.

Sul resto del post invece concordo.

:-)

Gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: grazie, Em Rose, che mi riservi sempre questi commenti così speciali...

E' vero, le scorribande fra i pensieri sono una soddisfazione sopraffina :-) Se uno sa osservare, sa ascoltare senza dapprima interferire troppo sul materiale raccolto, poi può rimescolare il tutto, fare capriole mentali, ghirigori concettuali, cincischiate verbali :-)

Alla fine, il mondo non sarà cambiato di tanto, ma vuoi mettere la soddisfazione e il divertimento? :-)

Grazie ancora, è un piacere scrivere per lettrici così magiche :-)

Bacini mozartiani :-)

Gillipixel ha detto...

@->Yoss: eheheheh :-) mah, ti dirò, caro Yoss...più che altro il mio interrogativo era un po' buttato lì per ignoranza mia...non ne so molto di "biologico" per poterne dare un giudizio con cognizione di causa...quindi la mia domanda era un po' una concessione al beneficio del dubbio...

Non mi sono poi dilunagato sul tema, che in effetti non era l'argomento che intendevo focalizzare, ma se devo dirla tutta qualche sospetto ce l'ho pure io...nel senso che una volta innescato tutto un super processo globale industrializzato, la vedo dura ritornare a tipi di produzione "di una volta"...ma questo non l'ho scritto nell'articolo, perchè non sapendone a sufficienza sull'argomento, non volevo azzardare cappellate di sorta :-)

E poi, dico: ma non mi avrai mica scambiato per un radical chic? :-D
Ehehehhee... :-) Io sono un radical cazzaro, lo sai bene :-) E pure a chilometro zero, perchè in pratica non mi schiodo mai da casa :-)

Grazie per il commento, come sempre graditissimo quando viene da te :-)

Ciao :-)

Antonella ha detto...

sei ben strano!!!ed hai il pregio di riuscire a ordinare le tue fantasie in modo molto logico e quasi consequenziale. Io ti immagino in auto mentre cazzeggi con i tuoi amici. sarai seguito come un film d'azione!!

Marisa ha detto...

avrei giurato che postassi il brano musicale centrale del film, quello del rituale che all'epoca apprezzai molto per le atmosfere che evocava...
bacini simbologici

http://www.youtube.com/watch?v=xPwZy8Y_3Ls&feature=related

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: ehehehe, grazie con tutto il cuore, Anto...mi dici sempre cose stupende e anche stavolta ammetto di essere andato "leggermente" in brodo di giuggiole sul tuo commento :-)
Però c'è una cosa più bella di tutte che mi hai detto: "strano" :-) è un complimento bellissimo, grazie :-)

Purtroppo, dal punto di vista oratoriale non mi riescono gli stessi effetti sortiti con le parole scritte...questa dello scribacchino è un po' la mia dimensione e la mia dolce prigione :-)

Bacini di giuggiole :-)

Gillipixel ha detto...

@->Marisa: in effetti sono stato tentato di mettere quello spezzone, lo ammetto, Mari :-)

Ma non volevo rovinare la sorpresa a chi magari non ha ancora visto il film...quella sequenza è micidiale, potentissima, trasuda simbologie ed evoca milioni di cose :-)
La musica poi è incredibile, serpeggiante, labirintica, vorticosa...ma la cosa più sorprendente è la sua realizzazine così semplice, con pochi strumenti e due voci nemmeno tanto aggraziate (o forse proprio perchè sgraziate :-)...

Kubrick per la scelta delle musiche era imbattibile :-) In ogni suo film: non sbaglia mai un brano!

Colonne sonore di bacini :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

gilly, il puttaniere a chilometri 0 è semplicemente meraviglioso!!!!

il km0 è una bella idea, ma proprio zero non può mai essere perché anche la mozzarella di latina, buona buona, a roma c'arriva e secondo me non a dorso d'asina...

il biologico è una sola (fregatura come si dice qui) perché anche se tu sei ben intenzionato e ti coltivi l'insalata bio, se il vicino ci mette l'ammazzatutto-ultra-chimico, quando piove quello se lo beve anche la tua insalata bio...

l'unico posto dove il bio funziona è negli USA, ma solo perché nel cibo non bio ci mettono tante di quelle schifezze che pure l'insalatina con l'ammazzatutto, al confronto, è sana.

bacini a tempo di valzer

Gillipixel ha detto...

@->Farly: eheheheeh, grazie Farly :-) e dire che la cosa dei putt schilometrati mi è venuta in mente in extremis, l'ho aggiunta proprio all'ultimo :-)

In effetti, bilogico e km zero sono due cose un po' sospette, almeno nello scenario attuale...però possono servire come scossone culturale, come esempio per dire che bisogna cambiare in qualche modo...
Non lo so...non sono tanto preparato sul tema, ma guardo il mondo e cerco di vedere dove va :-)

Bacini a mm zero :-)