martedì 30 giugno 2009

La parola immolata


«...Il rapporto della scienza con l'ignoto riprende e varia quello dei brahmani vedici con i loro molteplici dèi. L'esistenza dell'ignoto esige una continua, immensa dissipazione di energie, di vita. E il beneficio di quest'opera sacrificale, da cui discende ogni opus, è l'occasionale scoperta, dono ceduto dall'ignoto ai suoi sacerdoti. E, così come gli dèi vedici temevano che, mediante il sacrificio, i sacerdoti riuscissero davvero a diventare immortali, seguendo la via degli dèi stessi, che in origine mediante il sacrificio appunto immortali erano diventati, così l'ignoto può temere che quella profusione di offerte non sia un gesto ripetuto di omaggio ma la premessa di una sopraffazione.
Eppure la scienza, oltre che astuta e avida, è anche modesta e miope - e questo tranquillizza gli dèi che ora si celano dietro l'ignoto come nella sigla di un'associazione. La scienza vuole un solo genere di doni: vuole che siano fatti verificabili, controllabili, ripetibili. E, nella loro lunga storia, gli dèi celati nell'ignoto sanno che i doni più preziosi non appartengono a quella categoria: inverificabile, incontrollabile, irripetibile è innanzitutto la felicità.
Si riproprone qui la fatale astuzia di Prometeo: gli uomini fanno in modo di ottenere la parte grassa dell'offerta, quel nucleo di energia che però presuppone la fame e la morte. Gli dèi accettano di farsi ingannare, con un lieve cenno di sarcasmo: avranno solo i fumi del sacrificio, quei profumi incontrollabili, dispersi nell'aria, che però sono puro piacere e non presuppongono la fame e la morte...».

"La rovina di Kasch"
Roberto Calasso - 1983

Molto affascinante questa suggestione diffusa che striscia celata fra le frasi, lungo tutto il dottissimo, misteriosissimo testo di Roberto Calasso.
Una suggestione che vuole accomunate l'essenza del gesto sacrificale e quello del nominare, momento fondativo dell'atto umano del conoscere.
Nominando le cose, l'uomo le sottrae al flusso del caos primigenio nel quale sono da sempre immerse. Il possesso che in questo modo se ne trae è al tempo stesso reale ed illusorio. Così come nel sacrificio si "dissipano" energie vitali, allo stesso modo il momento conoscitivo implica un prezzo pagato che si traduce in termini di dolore imprevedibile e di perdita dell'ingenuità originaria dell'anima.
Nel flusso di pensieri evocato dalla lettura di questo arduo brano, mi è venuto da riflettere anche sulla curiosa similitudine fra questi argomenti così esoterici e la celeberrima scena iniziale del capolavoro Kubrickiano «2001: Odissea nello spazio»: il lontanissimo antenato dell'uomo che compie il suo primo passo nella dimensione "culturale" e della coscienza di sè, commettendo la prima uccisione consapevole di un proprio simile.


6 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

accidenti non ti posso lasciare solo un minuto che mi scrivi la divina commedia!! be' ora qui sono quasi le 2 di notte appena mi riprendo ti leggo con cura :-) baci farlocchi

gillipixel ha detto...

ahahahahaha :-D non preoccuparti Farly...sei sempre super carina, divertiti!!! :-)
baci gilipixici :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

ecco ora ho letto tutto, questo brano in particolare mi fa dire: in realtà c'è una bellezza straordinaria nella fine delle illusioni. c'è la realtà che è sempre e comunque più affascinante dei sogni. baci gilly

gillipixel ha detto...

sono d'accordo, Farly...ma le complicazioni sorgono quando uno non si rende più bene conto del confine netto che separa sogno da reale, pensato da vissuto :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

be' gilly caro in quel caso ci sono sempre gli analisti, gli psico-analisti intendo e mal che vada, gli psico-farmaci ;-)

gillipixel ha detto...

oppure...si può andar per pensieri, che costa meno e diverte di più :-D