martedì 3 marzo 2015

Che neanche i REM…


Ad un certo punto, fra i giovinastri perditempo del paese era scoppiata la moda di andare a fare il bagno nelle piscine di notte. Io e i miei amici come al solito aderimmo a questa usanza in ritardo, decidendo la sortita quando avevamo ormai superato da tempo l’età per queste boiate. Eravamo rimasti gli unici a ritenerla una trasgressione, mentre magari tanti altri già passavano il tempo a farsi in vena o a prodigarsi di gran lena in orge multidisciplinari.

Allora non lo potevo sapere che sarebbe successo un po’ come anni dopo nella canzone dei REM, anche se tutto con toni molto più goliardici. Oppure, è ad ascoltare adesso la canzone, che i fatti narrati nei suoi versi finiscono per rimandare in retrospettiva all’episodio di quella notte. Un po’ come nel gioco di riflessi sul parabrezza, cantato alle prime battute da Michael Stipe. 

Di sicuro quella volta l’estate era bella matura e la notte grassa di tepore. Non ricordo il mese, ma potrei quasi scommettere che fosse agosto. “September” era dunque per davvero sull’orlo di un suo gravido “coming soon”. La piscina era la nostra preferita di quell’epoca. Passavamo lunghe giornate a sguazzare lì dentro, per tutto il corso dell’estate. Era in riva al fiume, con il bar vicino, un po’ distaccato e sopraelevato rispetto allo specchio d’acqua clorata.

L’idea era quella di andare a fare il bagno al buio, in un posto dove lo avevamo fatto appena poche ore prima. In quale punto del ragionamento si nascondesse la trasgressione, non lo abbiamo forse mai chiarito. Ricordo però per certo che, alta o bassa, anche allora c’era la luna, «…the moon is low tonight […] I'm pining for the moon…».

Per arrivare alla piscina bisognava fare circa otto o dieci chilometri. Con premeditazione degna delle menti più lucide e calcolatrici, scegliemmo la silenziosità della bici come mezzo della spedizione. Un po’ nello stile sgangherato di una specie di “soliti ignoti” della trasgressione (nel qual caso, io ero di sicuro il Capannelle della compagnia). Un venticello stuporoso si mischiava alle nostre chiacchiere gioconde, mentre pedalavamo alla volta dell’obiettivo. Eravamo in un gruppetto di cinque o sei. 

Una volta guadagnato il luogo d’appostamento più favorevole, lungo la siepe di recinzione, non tutti si sentirono in corpo l’idiozia sufficiente per tentare l’irruzione finale. Dalla balconata del bar, una tavolata di distratti, assonnati e “abbirrati” avventori avrebbe potuto anche scorgerci e avvertire i padroni della piscina, «…the fear of getting caught, of recklessness, of water…».

Dopo qualche minuto di ridanciano confabulare, partiamo in due, io e l’altro sballato della compagnia a me equipollente, con il resto della truppa a fare da divertito pubblico-vedetta. Ci leviamo i vestiti e strusciamo in mutande carezzando con le pance il praticello in salita. Una volta raggiunto il sommo del montarozzo che accoglieva la vasca, punto di massima visibilità da parte di chi stava al bar, ci accorgiamo di un inghippo strategico fondamentale. Tutta la pelle del corpo è abbastanza abbronzata e consona al mimetismo notturno, ma le mutande risparano tutto intorno la luce della luna come fossero riflettori. Pensare e adottare il grave provvedimento necessario, fu un tutt’uno: subito via le mutande e l’impresa si tramuta di colpo nell’impavida e imprevista avventura di due balordi adamiti. Penzolamenti inattesi arricchiscono le movenze, mentre amplificazioni virtuali di diafane e fesse lune terrene colorano il quadro picaresco che stiamo maldestramente affrescando, «… I'm pining for the moon. / And what if there were two / Side by side in orbit /Around the fairest sun?...».

La situazione, nella sua modesta insensatezza, è impagabile: sgattaiolare nudi sotto la luna, col rischio di esser visti da chi si sarebbe potuto anche incazzare, ma con la certezza di far divertire chi senz’altro era autorizzato a ghignare. Dalle amichevoli retrovie osservanti infatti, il sommesso tramestio di risate fino a lì a stento trattenute, si muta in un crescendo, un basso continuo in sottofondo di grugniti sghignazzati, sempre attutiti al limite del volume sonoro consentito dalla segretezza dell’operazione

Solo pochi metri, strusciando ormai sulle piastrelle marchiate ancora da una coda di bollore della giornata, e finalmente possiamo scivolare lentissimi nella placidità acquorea per la quale avevamo fatto tutti quei chilometri, immolandoci sull’altare della vaccata suprema. La sensazione è unica: non solleviamo uno spruzzo, fendiamo la piscina senza onde, planiamo quasi sorretti da un’archimedea sospensione dello spazio e del tempo, immersi in quello che non sappiamo più se sia un cielo nero o il suo riflesso liquido. Non mi ero mai inabissato senza costume in una vasca così ampia, tutto fluttua, fa ridere e meraviglia al tempo stesso, «…this one laughing quietly underneath my breath...». 

E’ la piena anarchia che beccheggia lieta intorno al fulcro di quell’ineffabile gioia pendula.

Pochi minuti sono sufficienti poi per poter dire: d’accordo, basta, lo abbiamo fatto. Così riemergiamo. Riguadagnammo il punto dove sono rimaste le mutande per terra. Le infiliamo e strisciamo di nuovo verso la siepe, dove nel frattempo c’è qualcuno che si era slogato una mascella a forza di sghignazzare di soppiatto. 

Il ritorno a casa in bici, nel buio dell’argine, è fatto di canzoni, lazzi e ulteriori sghignazzi, tutti quanti noi immersi in quella fierezza forse insuperabile di essersi sentiti, per una mezzoretta notturna di mezz’estate, i più stupidi esseri dell’universo, «…That bright, tight forever drum / Could not describe nightswimming…».



Nightswimming (1992) - “Automatic for the people” - REM

Nightswimming deserves a quiet night. 
The photograph on the dashboard, taken years ago, 
Turned around backwards so the windshield shows. 
Every streetlight reveals the picture in reverse. 
Still, it's so much clearer. 
I forgot my shirt at the water's edge. 
The moon is low tonight. 

Nightswimming deserves a quiet night. 
I'm not sure all these people understand. 
It's not like years ago, 
The fear of getting caught, 
Of recklessness, of water. 
They cannot see me naked. 
These things, they go away, 
Replaced by everyday. 

Nightswimming, remembering that night. 
September's coming soon. 
I'm pining for the moon. 
And what if there were two 
Side by side in orbit 
Around the fairest sun? 
That bright, tight forever drum 
Could not describe nightswimming. 

You, I thought I knew you. 
You I cannot judge. 
You, I thought you knew me, 
this one laughing quietly underneath my breath. 
Nightswimming.

4 commenti:

Alessandra Porruvecchio ha detto...

Questa esperienza mi é mancata....sarò ancora in tempo?????Mah!!!!.....:-):-):-):-):-)

Gillipixel ha detto...

@->Alessandra: secondo me, si fa sempre in tempo a fare tutto, Ale :-)
Certo, la freschezza di una certa "fanciulloneria" giovanile, poi non si può più pretendere di averla:-) ma in compenso scattano nuovi meccanismi giocosi, crescendo...è su quelli che bisogna fare leva :-)

Bacini in piscina :-)

CirINCIAMPAI ha detto...

la piscina me la sognavo di notte, ché di giorno era una bolgia (nel we erauna bolgia anche la notte ma tant'è!)
eppure non mi è mai venuto in mente...
ma si può essere più brave bambine di così?!? noiosa!!!
ufffff

mi sa che recupero

Gillipixel ha detto...

@->CirINCIAMPAIA: ciao Cincia :-) da allora, non mi è più giunta notizia di altri novelli eroi che abbiano rinverdito la tradizione :-) non so più nemmeno se il tutto sia ancora in voga...ormai stanno tutti all'asciutto su fèisbùk e tuìtter :-) tutto il trasgredibile è stato trasgredito e a chi vuol essere controcorrente, rimane solo di andare a letto alle 9, dopo una minestrina in brodo di dado :-)

Ad ogni modo, fammi sapere se per caso ti sarà riuscito di ricompiere l'impresa :-)

Grazie del simpatico commento :-)

Bacini notturni :-)