domenica 4 gennaio 2009

Lo zen a l'arte di andare in bici senza mani

(Foto ed elaborazione di Gillipixel)

Osservando un piccolo, banalissimo fatto quotidiano, mi è successo di tornare a riflettere su di un concetto che da tempo mi frulla per la mente e del quale mi vado convincendo sempre più con l'esperienza.
Per apprendere la "gestualità del vivere" non è sufficiente averne una nozione esaustiva, una conoscenza raffinata, dettagliatissima e completa. Quello che serve è saper entrare nel mistero di ciascun "gesto", decifrarne il suo linguaggio più intimo, comprendere il senso di quel linguaggio nell'istante stesso in cui ci si rende conto che lo si sta parlando, mentre si capisce altresì come fino a quel momento la nostra presunta conoscenza di quella dimensione altro non era stata che un blaterare impreciso e senza costrutto.
Con "gestualità del vivere" non mi riferisco solamente ad un agire pratico legato agli atti materiali più semplici. Intendo invece un concetto che percorre trasversalmente tutte le dimensioni del "muoversi nella vita", dalla più ordinaria e fisica alla più elevata e spirituale. Anzi, mi sento di affermare che l'idea di "gestualità del vivere" potrebbe proprio essere assunta come tratto concettuale unificatore che ci aiuti a vedere la vita come un continuum fra aspetti fisici e spirituali.
La minuscola osservazione quotidiana che ha risvegliato in me lo spunto per queste riflessioni, è nata mentre mi trovavo in sella alla bici. Nella fattispecie, la questione ha riguardato l'andare in bici senza tenere le mani sul manubrio.
Non so se è una cosa che succede pure a voi. Io di andare senza mani sono capace fin da quando ero bimbo, ma immancabilmente mi succede che quando cambio bici, devo imparare da capo a fare quel gesto, calibrandolo sulle caratteristiche del nuovo "cavallo d'acciao".
Chissà se dipende dalla rigidità, variabile di volta in volta, del blocco "forcella-piantone-manubrio". Oppure dall'agio col quale la ruota ha modo di oscillare leggermente a dritta e a manca durante l'andatura. Di preciso non ho mai capito bene da cosa dipenda. Fatto sta che per ogni diversa bici mi ritrovo ad "interpretare" il relativo modo adeguato di saperci andare sopra senza poggiare le mani sul manubrio e senza possibilmente andare a finire col muso spianato al suolo.
E la cosa più bella è che ad ogni rinnovata acquisizione della nozione, provi quasi il senso di una "piccola illuminazione". Una gioia futile ma profonda. Sai che sei tornato a parlare in "andarsenzamanese", la misteriosa lingua della terra degli "Andanti Senza Mani".
Questo fenomeno, come dicevo, non si verifica solo nella dimensione pratica, fisica, più materiale, quella dimensione che implica l'apprendimento di "tecniche" concrete. In termini più complessi, è un meccanismo che investe tutti i livelli del vivere, sino ai gradi più spirituali.
In questo senso dunque la parola "gestualità" è riferita più propriamente ad un saper operare lungo l'eco di tutte le "sfere concentriche" della vita.
C'è una gestualità che va svelata per il saper cucinare. C'è una gestualità che va svelata per il sapersi porre in relazione con gli altri. C'è una gestualità che va svelata per il saper amare. C'è una gestualità che va svelata per il saper essere amici.
C'è una gestualità che va svelata per il sapere far l'amore. Questo è un punto molto sottile: fare l'amore in particolare è un linguaggio che sai di saper parlare solo nell'atto in cui ti scopri a pronunciare le sue frasi, senza capire di preciso dove erano custodite dentro di te, meravigliandoti al contempo estasiato del fatto che in te erano custodite.
Per rendere l'idea della radicalità onnicomprensiva del concetto che intendo trasmettere, cito persino un esempio iperbolico che spero non risulti volgare o grezzo (ma vi assicuro che la mia intenzione è la più remota da questo registro espressivo): c'è una gestualità che va svelata (e non sto scherzando) anche per il sapere andare di corpo.
Questo insomma è uno dei probabili sensi che si possono assegnare al fatto di vivere: saper tirare fuori da ogni frangente il linguaggio opportuno che già è depositato dentro di noi, anche se spesso ancora non ne siamo consapevoli.

2 commenti:

farlocca farlocchissima ha detto...

nello studio delle arti marziali si dice che il corpo apprende. nell'infinita ripetizione di certi gesti si codifica l'alfabeto dell'artista marziale, così come del musicista o del pittore etc. in realtà tutto il nostro "fare" quotidiano nasce da questi alfabeti appresi in vari momenti, alfabeti, grammatiche e sintassi che poi dobbiamo adattare alle circostanze. Qui si potrebbe aprire un discorso lungo sulla memoria "razionale" e quella corporea... uhm da pensarci su... comunque ieri ho avuto un'esperienza del tipo "senza mani in bici" tornando sulla neve dopo quasi 10 anni, ho camminato e girellato in neve fresca senza sfasciarmi nulla... :-)

ehm mi diverte molto la tua analogia bici-fare-l'amore, una mia amica diceva che fare l'amore è come andare in bicicletta, una volta imparato non si scorda più :-) bel post gilly davvero :-)

gillipixel ha detto...

Grazie Farly per gli elementi importanti coi quali hai integrato il mio concetto...la visione del mondo orientale mi affascina tantissimo in effetti, anche se la mia conoscenza della materia è piuttosto farraginosa e frutto di letture sparse e "senza guida"...e in qualche modo, tutto il succo del mio scrittino era vagamente ispirato ad una summa delle mie confuse conoscenze "orientali"...la cosa a cui tenevo di più era mettere in risalto che alla fin fine tra memoria corporea e razionale c'è sì differenza, ma entrambe operano per così dire secondo schemi esistenziali identici...ecco, questo per me è molto bello, perchè rende tutta la nostra totalità di persone degna di essere presa in considerazione e rispettata (l'esempio dell'andare di corpo aveva proprio il senso iperbolico di sottolineare questa totalizzante "dignitosità" del nostro essere psico-fisic-spirtuale, prendendo anche l'estremo più infimo come degno)...
Sul fare l'amore e l'andare in bici concordo, l'analogia è vera...con un solo piccolo distinguo: andando in bici, se si levano le mani dal manubrio è più eccitante...mentre nel fare l'amore è più bello tenere le mani ben salde su tutti i manubri possibili :-)))) (...ho chiuso con una semata, che ad esser serio troppo a lungo non ce la fò :-)