giovedì 18 marzo 2010

L’irresistibile velleità del vello


Come tutti gli imperi minati nei gangli fondamentali del proprio complesso edificio socio-culturale, da crepe profonde e gravissime incrinature della struttura, anche la civiltà occidentale collassò per il cedimento di un insignificante mattoncino posto alla propria base.
Un minuscolo tarlo silenzioso, che la erodeva dall’interno, lasciando alla superficie l’illusione intatta dello scorrere ordinario della normalità. Una talpa sotterranea e laboriosa che passò del tutto inosservata, e al momento del palesarsi di una crisi ormai conclamata, era già stata dimenticata come un piccolo dettaglio senza peso.

Tutto cominciò con poche automobili che viaggiavano a fari spenti durante le ore diurne.
Da alcuni anni il codice prevedeva quel minimo obbligo all’accensione perpetua, più simile ad una postilla che ad una norma vera e propria. Forse utile, forse inutile.
Fosse come fosse, i fatti dicevano che si era tenuti a rispettarla, e tuttavia, ad un certo punto del lungo periodo di reflusso gastro-esistenziale che fece seguito all’acme della Abnorme Crisi Globale Universale, qualche automobilista iniziò a circolare a luci mute.
Inizialmente fu forse per una forma di negligenza circoscritta a pochi, che però tardò poco a dilagare fra gli adepti più assidui della pratica del “digrignare i volanti”. La diffusione della mala usanza recò con sé dapprima il dubbio e poi la consapevolezza del fatto che l’origine del morbo andasse più precisamente ricercata nella stanchezza e nella rassegnazione umana. Il fenomeno nacque insomma sotto le sembianze della disattenzione, ma maturò come coscienza dello svuotamento di ogni genuino desiderare.
Da qui a mutare l’atto di sbadataggine in gesto deliberato, la distanza fu più breve del passo di un criceto pigro.
Dopo un po’ di tempo, si tenevano spenti i fari per scelta, ormai. Come dichiarazione di decadenza percepita e smarrimento profondo. Come mesto proclama del ritiro dei remi della fiducia, ben issati ormai sopra la barca dello sconforto più ottuso.
Non accendere le luci di giorno divenne l’equivalente di affermare a voce fioca: «…Non ci credo più…».
L’oscurantismo circolatorio diede adito ad un’accresciuta prudenza nei guidatori. Ci si fidava di meno gli uni degli altri, molto meno, sapendo che dal fugace banco di nebbia o dalla prima curva un po’ insidiosa, poteva sbucare a tradimento il veicolo reso opaco dalla nuova consuetudine. Le velocità diminuirono allo stesso ritmo col quale calavano le vendite delle automobili. La sicurezza per le strade ne guadagnò in grande stile, ma più nessuno era attratto dal fascino della guida, adesso che nei week-end non morivano più spiaccicate almeno una ventina di persone

Alla pari di quanto accade per ogni classica valanga che si rispetti, l’iniziale pallina di neve si rimpinguò di altri piccoli dettagli quotidiani, e insignificanti se presi di per se stessi.
La negligenza del maschio medio “obiettore di fanali” prese così a dilagare anche all’interno della quotidiana gestualità domestica. Erano sempre più numerosi, ad esempio, coloro che si ostinavano a pisciare fuori dalla tazza non più per mera trascuratezza, ma per partito preso bello e buono. Il profilo stancamente appiccicato alle piastrelle sopra lo sciacquone, le spalle semi-addossate al muro, rinunciavano ad ogni velleità di buona mira, abbandonandosi alla deriva sconclusionata della propria dignità ormai schizzata per ogni dove.
L’avvilimento si trasmise per infausto e contrapposto contagio anche alle “obiettrici luminose”, che iniziarono a non più depilarsi le ascelle, rinunciando nel contempo anche alla ceretta alle gambe.
Gli uomini, di riflesso, presero ad indossare impunemente e senza il minimo pudore il calzino bianco d’ordinanza, e la lontananza fra i generi patì una sempre più vasta dilatazione, sino a sfiorare la frattura definitiva. Fu così che l’attrazione reciproca si spense quasi definitivamente e la razza umana si spinse fin sull’orlo dell’isterilimento.

Com’è noto, tuttavia, ogni specie possiede i propri stratagemmi di conservazione, e anche questo frangente non fece eccezione.
Il compito di caricarsi sulle spalle il prosieguo delle sorti dell’umanità tocco ai cultori di una strana forma di passione sensuale al limite del feticismo. Ciò che era stato motivo di emarginazione culturale e di costume, divenne in questo modo spunto per la rinascita di insperati percorsi sondabili adesso da questa forma originale di desiderio salvifico.
Le vesti dell’«homo novus» vennero infatti indossate dall’estimatore incondizionato delle femminee pelosità. La nuova eccentrica genia votata alle irsute preferenze s’impose con entusiasmi che dall’inizio dell’«Era del faro spento» sembravano definitivamente dimenticati, anche dai migliori fra i comuni mortali dai glabri orizzonti mentali. La convivenza tra le due categorie umane si fece sempre più problematica, non tanto per contrasto di caratteri, ma per l’incompatibilità delle visioni del mondo che ne derivavano.
I «Fedeli di Pelo», insieme a quella nutrita rappresentanza del genere femminile che aveva aderito con la maggior spensieratezza alla nuova tendenza estetica emancipata da strappi e lamette, pensarono bene allora di abbandonare il resto della spompata umanità ai propri calvi destini, trasferendosi in massa su di un’isoletta tropicale che fu ribattezzata “Nuova Pelosa”.

I contatti fra i due mondi s’interruppero quasi definitivamente. Solamente di tanto in tanto, facevano capolino piccoli quanto fortuiti cenni di riavvicinamento, fatti succedere dal caso più puro.
Come quel giorno in cui una giovane ed un giovane di “Nuova Pelosa” si stavano sollazzando vicendevolmente sulle dorate sabbie di una delle più incantevoli spiagge dell’isola. L’estasi della loro passione era pressoché giunta ad impennarsi sui massimi picchi della voluttà, intrisi i loro corpi ed avvinghiati nel frangersi spumoso delle ondate sul bagnasciuga, quando una zampata marina più lunga delle altre recò al loro fianco un’insolita bottiglia contenente un brandello di carta.
Non osando violare il sughero posticcio che sigillava la vitrea ambasciata, i due ragazzi si recarono immediatamente dai saggi dell’isola per consegnare loro l’insolito dono marino.
Il fato volle che pur la saggezza acerba di quegli entusiasti non riuscisse a cogliere il disperato grido di aiuto che gli abitanti del “vecchio mondo” stavano inviando loro. Stappata e capovolta la bottiglia, ne scaturì infatti un ritaglio di giornale recante il seguente titolo:

«…5 milioni di dollari – Messa all’asta la siringa che ha ucciso Jako…»

Anche i più anziani fra gli abitanti dell’isola lessero, ma non colsero il nesso dell’«esse-o-esso». Nessuno fra di loro poteva capire, perché fin dai tempi del loro antico passato, avevano conservato sempre accesi i fari della ragione.
E sempre per il medesimo motivo, vissero tutti "pelose" e contenti.



12 commenti:

Antonella ha detto...

Non so .. già la parola gangli mi sa molto di qualcosa di animalesco. baci rasati e rasenti

Gillipixel ha detto...

@->Antonella: con ogni cosa che scrivo, cerco sempre di fare un omaggio alla nostra bellissima lingua, Anto...che ci riesca più o meno, è un altro discorso :-) ma sottolineando quella parola hai colto lo spirito del mio scribacchiare odierno, folle e libero in assoluto :-)
Bacini forbiti all'arzigogolo semantico in agrodolce :-)

Yossarian ha detto...

Il titolo e' un capolavoro.

Il resto e' molto bello.

:-)

Gillipixel ha detto...

@->Yossarian: ahahahhaa :-) grazie infinite, Yoss :-) sono contento che ti sia piaciuto...e pensa, l'ho scritto senza aver assunto alcuna sostanza, nè aver ingerito nemmeno un goccio di alcol entro le 10 ore dalla stesura del testo :-)
Grazie ancora, onorato del tuo commento :-)

Ciao :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

concordo con yoss, splendido incipit! ma con i baffi femminei, che par sempre attrassero le maschie attenzioni (donna baffuta etc etc) come la mettevano a nuova pelosa? (caphixtr dice l'oracolo, tanto per dire ovviamente)

Gillipixel ha detto...

@->Farly: il quesito che qui tu mi poni (o mi pony? :-), è materia assai ardua, amica cara Farly :-)
Diciamo dunque, con l'ausilio imprescindibile di blogspot, che su "Nuova Pelosa" si crearono due fazioni: i praticanti di "symisio", che gradivano di gran lunga il baffettino sbarazzino; per converso, si annoveravano poi i cultori di "ragsmacc", che prediligevano il labbro glabro :-) dalla celeberrima onomatopea del loro reagire, se per caso incappavano in un bacio a sfondo peloso: "Bah...ragsmacc!!!..." :-)

Grazie di aver letto e sorriso :-)

maria rosaria ha detto...

sei un genio, gil! scorre tutto liscio come l'olio!
bacio

Gillipixel ha detto...

@->Maria Rosaria: EmRoseeee!!! :-) Benritrovata :-) Ma grazie, ancora una volta lusingato dalle tue parole, sono contento di avere di nuovo un tuo commento :-)
Bacini scorrevoli :-)

Anonimo ha detto...

Partire con i fari spenti per arrivare ad una siringa..... sei formidabile.
Buffetti.... naturalmente pelosi!

Gillipixel ha detto...

@->Scodinzola? :-)
Grazie mille Scodi :-) o almeno credo sia tu...i tuoi buffetti sono inequivocabili :-)
Buffetti stile lettera nascosta di edgar alan pixel :-)

scodinzola ha detto...

Pardon.... Scodinzola ha perso l'allenamento bloggesco....
Baci

Gillipixel ha detto...

@->Scodinzola:


:-)