martedì 28 giugno 2016

"Un pensiero al giorno" 92 - "Ma il ceiling è sempre più blu!"

"Un pensiero al giorno"

92 - "Ma il ceiling è sempre più blu!"

La scrittura è un'attività che induce a mettere fortemente in dubbio l'affidabilità del rapporto causa-effetto fra le cose. Per scrivere bene, non c'è una ricetta preparatoria assicurata.

Di sicuro sono indispensabili tanti presupposti dettati dalla ragionevolezza: per scrivere qualcosa di buono, una storia, un bel pensiero, bisogna innanzitutto leggere parecchio, essere curiosi, documentarsi, studiare, applicarsi con costanza, provare anche quando sembra di non aver nulla da dire.

Ma ciò che rende una scrittura davvero buona (parlo magari di un brano che sappia stupire, emozionare, portatore di una carica e una grazia poetiche non comuni) a volte sembra piovere proprio dal cielo. Nel caso di frasi e composizioni particolarmente felici, si ha quasi l'idea che esse abbiano preso la parola in autonomia, abbiano parlato per forza propria, attraverso la voce dell'autore.

In virtù di tali riflessioni, ecco allora che, da scribacchino amatoriale, mi pare di aver individuato una serie di dimensioni propedeutiche, di attività feconde, atte a favorire lo sbocciare di buone frasi sulla pagina.

Innanzitutto, per scrivere bene bisogna guardare spesso il soffitto. Assorti in questa pratica, i pensieri si depurano, l'ansia si diluisce, l'attesa della buona idea si fa meno assillante, perché il soffitto traspira la calma della sua uniformità, infonde la pioggia asciutta della sua aura neutrale, riconduce a un ordine piano delle cose.

Inoltre, giova entrare in una visione del mondo mutuata dall'atteggiamento esistenziale felino. Il gatto non si sa mai bene cosa sia in procinto di fare. Questo, pur facendo alla fine sempre le stesse cose. Ma il bello è che, quando un gatto fa una cosa, la quale, anche se a sorpresa, si rivela una classica movenza da gatto, nondimeno lui ci sa stupire ogni volta.

Qualcosa di simile capita con la scrittura. Le parole utilizzabili sono tantissime, ma di fatto limitate, eppure sappiamo che esiste sempre l'opportunità di una frase capace di meravigliare il lettore.

Ma quella frase non uscirà nemmeno in mille anni, se pretendiamo di forzarla, di farla capitare, date certe condizioni prestabilite (è lo stesso che voler far fare a un gatto, ciò che "noi" vogliamo). Queste pre-condizioni precise non esistono: lo scrivere si nutre solo di prodromi imprecisi e che apparentemente non c'entrano nulla.

Per ben scrivere, occorre dunque anche guardare spesso, oltre che il soffitto, anche fuori dalla finestra (e questo già lo raccomandava il grande Joseph Conrad). Aiuta poi molto ammirare i fiori che crescono (come da lezione di Simon & Garfunkel nella loro canzone"Feeling groovy"). Occorre ascoltare ciò che hanno da dirci i gesti delle persone e il linguaggio muto delle cose. Per stimolare la grazia scrittoria, giova dormire molto e possibilmente sognare in abbondanza. Serve saper leggere la luce dell'aria, come le sue sfumature si mutano l'una dentro l'altra senza soluzione di continuità. Serve soprattutto saper ascoltare cos'ha da dirci il buio, da sempre fondamentale maestro di ogni scrittore.

Una buona scrittura insomma (perlomeno per quanto riguarda i suoi aspetti più incalcolabili e non progettabili) nasce quando lo scrittore riesce a sedurre il caso e il mistero, riuscendo a farci l'amore.



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