lunedì 22 agosto 2016

"Un pensiero al giorno" 148 - "Pinhorror"

"Un pensiero al giorno"

148 - "Pinhorror"

Solo alcune piccole considerazioni su "Pinocchio", con riferimento al testo originale di Carlo Lorenzini detto Collodi. Chi, pensando alla favola del burattino di legno, corre con la mente all'ovattatura in stile disneyano, se la scordi pure.

Nel puro mondo di Collodi, capita ogni sorta di fatto truce. Per dire: il Grillo Parlante, che siamo abituati a immaginare come un elegante figurino verde in frac, cilindro e pince-nez, viene quasi subito spiaccicato contro il muro da Pinocchio. Con una martellata!!! Lo fa proprio secco, e non so se mi spiego.

Nella colluttazione col Gatto e la Volpe, travestiti da assassini che vogliono rubargli gli zecchini d'oro, Pinocchio dà un morso a uno dei due figuri mascherati, ritrovandosi a sorpresa in bocca uno zampetto di gatto staccato di netto!!! (quando si era aspettato fosse invece una mano...azz...).

In seguito, sempre coi due alle calcagna e scappando per chilometri, arriva a una casetta, alla cui porta bussa disperatamente. Dalla finestra, una bambina morta gli risponde che sta aspettando la sua bara!!! Poi le imposte si richiudono, il Gatto e la Volpe acciuffano Pinocchio e, per fargli sputare gli zecchini che teneva in bocca, lo impiccano a un albero!!! Minchia e straminchia!!!

Non paghi, dato che Pinocchio non cedeva e non sputava i denari (cito testualmente): "...si posero là, seduti sull'erba, aspettando che il burattino facesse l'ultimo sgambetto [...] ma il burattino dopo tre ore [...] sgambettava più che mai..."...!!!!!!!

Ora, sarebbe facile fare dell'ironia rispetto a un simile racconto. Questa tutto sembra fuorché una storia per bambini. Che riflessioni ci può suggerire?

Primo, ci parla di quanto sia cambiata la sensibilità nel giro di circa un secolo (Pinocchio è del 1883). In tutte le altre versioni di Pinocchio (di cui cinema e tv si sono impossessati a piene mani), non avevo mai sentito riferimenti a simili crudi dettagli.

Tutto ciò mi fa osservare un po' stranito una simile "edulcorazione", che a questo punto non so più bene se definire legittima difesa, o tradimento del testo.

Davvero, la storia originale non la farei mai leggere a un bambino. Piuttosto "Phenomena" di Dario Argento o "Profondo rosso", ma mai Pinocchio.

Si può dunque dire che Pinocchio era scritto soprattutto per gli adulti? O bisogna tristemente ricordare che nel periodo storico coevo al testo, l'infanzia viveva in condizioni talvolta tremende, e dunque si tratterebbe soltanto di uno specchio figurato della realtà?

Di fatto, sono sufficienti queste poche contraddittorie considerazioni per non stupirci di come nei decenni questa sia divenuta una grande storia popolare, che va a toccare archetipi dell'animo molto profondi.

Credo dunque di poter concludere che Collodi non scriveva né per i piccoli, né per i grandi. Scriveva per la grande e misteriosa arte dello scrivere. La quale non risponde a nessun'altra legge, se non al senso di stupore e talvolta paura e smarrimento, suscitati dal mondo e dalla vita.



2 commenti:

Ou Bee ha detto...

Fantastico Gillocchio!
C'è sempre da imparare leggendoti!
Potresti insegnare: ci hai mai pensato?

"Pinocchio" non mi è mai piaciuto in nessuna versione (cartacea, disneyana, cinematografica con Nino Manfredi-Geppetto e Gina Lollobrigida-Fata Turchina).

Come hai giustamente osservato anche tu, Gilly, per capire la crudezza della storia occorre pensare all'epoca letteraria in cui è stato scritto.
Nella letteratura inglese di quel periodo (1883) troviamo Thomas Hardy, William Hale White, Robert Louis Stevenson.
Nella letteratura americana Mark Twain ("Life on the Mississippi" è esattamente dello stesso anno, 1883, mentre "The Adventures of Huckleberry Finn" è dell'anno seguente, 1884), Henry James ("The Portrait of a Lady" è del 1881), Henry Adams ("Esther" è del 1884). Gli ultimi due, tuttavia, esulano dal periodo letterario in cui vissero.
;)

Ou Bee ha detto...

Il tuo sguardo sul mondo (dei libri, in questo caso, e di altri settori nei tuoi post precedenti) è sempre meravigliosamente acuto.
Grazie, Gilly, per condividerlo!
Altro mestiere per te: il giornalista/critico letterario.
:)